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Tifoseria tiepida dopo l'impresa totale. Pochi abbonamenti, ma c'è il freno del codice etico

Finora la società ha venduto 650 tessere per il prossimo campionato: le aspettative erano più alte, sull'onda emotiva della salvezza sportiva ed economica conquistata nei mesi scorsi. La dirigenza sta costruendo una squadra competitiva, ha risolto molti problemi logistici (antistadio su tutti), eppure la risposta del pubblico non è appassionata come dovrebbe. La colpa è anche della nuova, cervellotica e inutile disposizione che impone ai club di adottare il codice di gradimento, uno strumento di controllo sui tifosi che non piace a nessuno. Difatti i gruppi della Minghelli sono ancora sull'Aventino



Sono in difficoltà. Lo sono perché mi vergogno un pò. La pubblicazione del dato ufficiale degli abbonati al 27 agosto mi imbarazza e penso possa e debba imbarazzare tutti coloro che all’Arezzo vogliono bene. 650 tessere sono veramente poche, anche per una piazza come la nostra che non brilla tradizionalmente in questo genere di classifiche. Leggevo ieri su Tutto C che a Piacenza si lamentano del fiacco andamento della campagna abbonamenti e sono a quota 900, il 38% in più che da noi. Mi piacerebbe capire poi cosa si possa chiedere a chi gestisce la società se la nostra risposta agli investimenti, alla voglia di rilanciare la società prima ancora che la squadra è questa. Se i primi a non crederci sono gli aretini, come si può pretendere che ci creda fino in fondo chi viene da fuori ad investire, puntando magari anche su di un legittimo tornaconto economico?

 

Sottoscrivere l’abbonamento quest’anno avrebbe avuto un significato particolare dopo quanto accaduto da gennaio a maggio; significava rilanciare e appoggiare chi ci aveva dato una mano determinante ad uscire dal guano in cui ci avevano infilato Ferretti & C. Invece no. Eppure Pieroni e Testini hanno lavorato come da premesse e promesse: ringiovanimento, equilibrio tra over e under, una squadra che possa ben figurare nell’ambito di un programma di crescita triennale. Un progetto che in quella magica serata in piazza Grande tutti avevamo convintamente approvato e applaudito. E allora? Tutto dissolto in tre mesi?

 

Tra coloro che non hanno fatto o rinnovato l’abbonamento so che c’è anche una fronda di appassionati che poi allo stadio ci saranno sempre ma che vogliono con la loro “diserzione” puntare l’indice contro il codice etico imposto dalla Lega; l’ennesima scemenza che guarda il dito e non la luna dei problemi che colpiscono il calcio nostrano e la LegaPro/Serie C in particolare. Si tratta di una cosa abbastanza stupida che vorrebbe, chissà, che sulle tribune si esultasse e ci si arrabbiasse con un fair-play anglosassone, consentendo alle società di prendere provvedimenti limitativi della libertà manco fossero organi di polizia giudiziaria (e infatti probabilmente nessuno lo farà mai) ma soprattutto gravandole di ulteriori costi relativi alla sicurezza.

 

Detto questo però, invito anche i ribelli a ripensarci perché sarebbe importante colmare il gap da qui all’inizio del campionato e dare un segnale importante al presidente e al suo staff. Nei giorni scorsi non abbiamo lesinato critiche a Giorgio La Cava per la trattativa sottotraccia che ha scombussolato l’ambiente, ma dobbiamo essere onesti anche con noi stessi e non possiamo negarci che la nostra risposta, quella dei tifosi dico perché lato imprese si ragiona su parametri diversi, alle azioni intraprese dalla società (rilancio settore giovanile, riacquisizione campi antistadio, ripresa e rilancio centro le Caselle, rifondazione prima squadra e consolidamento asseti patrimoniali) è stata assolutamente insoddisfacente. Anche rispetto alle altre tifoserie e alle altre città ne usciamo con una figura ben misera. Svegliamoci! Il tempo per rimediare e riportare il numero di tessere a un livello almeno decoroso ce l’abbiamo. Crediamoci come abbiamo fatto nei momenti bui, crediamo nel nostro futuro!

 

scritto da: Paolo Galletti, 30/08/2018





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