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La chiesa di San Gimignano

La chiesa di San Gimignano domina l’omonima piazzetta raggiungibile da piazza Sant’Agostino percorrendo via della Minerva.



La chiesa è citata per la prima volta nel 1030La chiesa di San Gimignano domina l’omonima piazzetta raggiungibile da piazza Sant’Agostino percorrendo via della Minerva.
L’edificio sacro, di origine altomedievale, è citato per la prima volta in un documento del 1030.
Agli inizi del Duecento la struttura fu ricostruita in forme romaniche e il vescovo Gregorio inaugurò la nuova chiesa il 5 marzo 1206.
Nel corso dei due secoli successivi fu abbellita da affreschi, del tutto scomparsi a causa del rimaneggiamento di metà Settecento che di fatto stravolse l’edificio. Interventi furono apportati anche nel corso dell’Ottocento e del Novecento, che modificarono nuovamente lo stile del luogo di culto. Nel 1988 lo storico parroco Renato Bertini promosse dei restauri per restituire le misurate forme barocche acquisite a metà del XVIII secolo. La fine dei lavori fu festeggiata il 25 giugno 1989.
Esternamente si osserva una semplice facciata, impreziosita da un Cristo benedicente in pietra a mezzobusto sulla lunetta del portale, opera del 1956 di Orlando Cavallucci. La vetrata fu invece eseguita nel 1965 da Dario Tenti ed Enio Lisi. Sul novecentesco campanile a torre sono collocate due campane del 1220.
Nella piazzetta della chiesa di notano due torri medievali affiancateL’interno è grazioso e raccolto. Sulla parete interna della facciata si ammira l’Ultima cena compiuta dal pittore aretino Sebastiano Pontenani nella terza decade del Seicento.
Sul lato sinistro si segnala una seicentesca Madonna con il Bambino in legno policromo e un Crocifisso settecentesco su croce pregevolmente intarsiata.
La parete destra, invece, contiene un’opera del 1959 raffigurante il Sacro Cuore di Gesù. Gli autori sono Francesco Caporali e Orlando Cavallucci.
Andando verso l’altare, sempre a destra, si trova collocata la statua di don Renato Bertini, commovente omaggio che la parrocchia di San Gimignano ha voluto tributare al suo carismatico sacerdote, scomparso nel 2005, che è stato anche un’importante figura della Giostra del Saracino e del giornalismo locale.
L’altare del 1751, delizioso, è fatto di marmi policromi con applicazioni in madreperla.
Il presbiterio conserva le due opere più notevoli della chiesa: a sinistra dell’altare Gesù tra i dottori nel tempio, a destra Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. Entrambi i grandi dipinti sono attribuiti, seppur con qualche dubbio, all’avellinese Tommaso Fasano, seguace di quello straordinario interprete della pittura napoletana del Seicento che fu Luca Giordano. Il fratello scrittore del Fasano, Gabriele, era intimo amico del medico, naturalista e letterato aretino Francesco Redi.

scritto da: Marco Botti, 02/04/2010