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Lo zibaldone della trasferta a Cava dei Tirreni. Incidenti, gol, rigori e... quasi veline!

Tra code in autostrada, gol e rigori, parapiglia e polemiche, la trasferta di Cava dei Tirreni è stata particolarmente stimolante da tutti i punti di vista. Qua sotto c'è un riassunto di ciò che è accaduto in una domenica positiva per l'Arezzo, contrassegnata da tanti episodi in campo e da altrettanti episodi fuori.



Martinetti, autore del gol del vantaggio amarantoTra code in autostrada, gol e rigori, parapiglia e polemiche, la trasferta di Cava dei Tirreni è stata particolarmente stimolante da tutti i punti di vista. Qua sotto c'è un riassunto di ciò che è accaduto in una domenica positiva per l'Arezzo, contrassegnata da tanti episodi in campo e da altrettanti episodi fuori.
A come Aquino. Decisamente il più antipatico dei suoi, con l'atteggiamento dello sceriffo che vuole mettere ordine come meglio preferisce. Dopo il rigore concesso a Bondi, si è messo anche a fare l'arbitro, ha litigato con Paoletti, ha preso per la maglia Chianese che era finito a terra, attizzando la rumba dello stadio. Una sorta di Masaniello calcistico, insomma. Non proprio un bello spettacolo.
Blu come blu foncé. E' il colore delle maglie della Cavese. Colore originale a dirla tutta, che prima di giocare con gli aquilotti in pochi conoscevano. In ogni caso, è un blu notte. E non è male.
C come cortesia. In tribuna stampa ci hanno accolti con tutti gli onori e non solo per i babà e il caffè. Non sempre il telecronista ospite ha un posto suo dove sedersi, molto spesso è costretto a rifugiarsi nell'angolo estremo della tribuna stampa oppure, addirittura, in mezzo al pubblico. Domenica invece c'è stata massima collaborazione e nonostante gli episodi caldi della partita, il clima disteso è durato fino al 97esimo.
D come De André. Domenica ricorreva il decennale della sua scomparsa e tutte le radio hanno passato i suoi pezzi di successo, anche Andrea, che ha un testo molto originale ma che, per ovvi motivi, mi piace particolarmente.
E come ex. Una volta tanto, la legge dell'ex ha funzionato al contrario, cioè a favore dell'Arezzo. E Rafa Bondi, con un passato a Cava fatto di bei ricordi e ottimi rapporti con l'ambiente, è stato decisivo: assist per l'1-0, rigore procurato per il 2-1. Su quest'ultimo episodio in campo si è accesa la bagarre, perché al brasiliano quelli di casa hanno rimproverato di essersi buttato. Lui invece sostiene di averlo preso il calcio, fatto sta che dall'altro ieri Bondi è un ex un pochettino meno amato.
F come frattura. Paoletti ha giocato la mezz'ora finale finale della partita con una tripla frattura al quarto dito della mano sinistra, cioè l'anulare. E a momenti sventava anche il secondo rigore che gli hanno tirato contro. Roba da calcio dei pionieri, quando l'infortunato di turno veniva lasciato in campo e confinato all'ala destra. Ma per un portiere è ancora più incredibile.

Aquino esulta dopo il definitivo 2-2G come gol. Quest'anno con l'Arezzo è un piacere, perché ogni partita piovono segnature. L'attacco nostro è il migliore d'Italia, il che non è proprio un dettaglio irrilevante. Magari bisognerebbe prenderne qualcuno di meno, ma la perfezione non esiste nemmeno nel calcio.
I come incidente. Viaggio d'andata verso Cava, tamponamento tra un'auto e un tir poco prima di Caianello. Mezzi di soccorso sul posto, elicottero sulla carreggiata sud per l'assistenza al ferito. Coda chilometrica e noi imbottigliati dentro. Fermi per tre quarti d'ora, mentre il navigatore continuava a posticipare l'orario previsto di arrivo allo stadio. Quando siamo ripartiti, il tom tom diceva 14 e qualcosa, cioè pochi minuti prima del fischio d'inizio. Ce l'abbiamo fatta pelo pelo.
L come limiti di velocità. Luca Caneschi, col quale viaggio ormai da tempo immemore (quasi) tutte le domeniche che Dio mette in terra, è diventato un po' troppo ligio al codice della strada. Prima schiacciava il pedale con più veemenza, adesso gli autovelox e il tutor lo frenano un po' troppo. C'è voluta la paura di non arrivare per riportarlo ai livelli del passato...
M come Mirko. Conte. Escluso dalla lista in estate, reintegrato l'ultimo giorno di mercato, rimasto ai margini della squadra per mesi, protagonista di un litigio con Cari prima di Natale, accusato di essere bollito, di guadagnare troppo, di pensare solo a se stesso. Dopo la prestazione di domenica, il commento è: tutte balle.
N come nisciuno. “Cà nun pass nisciuno”. E' la frase che ci ha rivolto un'arzilla signora di mezz'età mentre stavamo raggiungendo la sala stampa. Simpatica con la sua pezza in testa, ricordava alla perfezione tutti i precedenti tra Cavese e Arezzo della storia. Ed era ovviamente orgogliosa come non mai del fatto che uscire da Cava con i tre punti è impresa titanica da anni.
O come ooooohhhhhh. Espressione di ammirato stupore in occasione dell'azione promossa da Bondi e rifinita da Martinetti per il gol del primo vantaggio. Camplone ha detto che è stata una doppia giocata da serie B. Siamo d'accordissimo con lui.
P come puorc. La colorita espressione più utilizzata per infamare mister Cari, reo di non aver rilasciato interviste ai colleghi giornalisti di Cava.

la velina Federica NargiQ come quartierista. Carlo Pelagatti, protagonista di un debutto positivo e bello tosto, è bravo, è giovane, è aretino e quando c'è la Giostra, ama vestirsi con i colori di Sant'Andrea. Ci tenevo a ricordarlo, ma non perché sia di Sant'Andrea anch'io, così, solo per dare un'informazione in più...
R come rumba. Alla fine, mentre le squadre tornavano negli spogliatoi, è successo di tutto. Cari ha parlato di calci, sputi, spinte e offese. C'è stato qualche sgambetto traditore, un parapiglia generale in cui sono finiti in mezzo anche personaggi non meglio identificati che stazionavano a bordo campo, probabilmente senza averne titolo. Cose che capitano, cose che danno fastidio e che vanno censurate. Cose che cozzano contro la disponibilità che hanno dimostrato altri di Cava, perché dentro uno stadio con più di tremila persone, è altamente probabile che accanto a persone di senno ci sia pure qualche scriteriato. Purtroppo a certe latitudini, intorno al terreno di gioco, vige una sorta di zona franca. E non va bene.
S come Simonetta Lamberti. Lo stadio di Cava è intitolato a lei, bambina innocente di dieci anni, freddata da un killer di camorra il 29 maggio 1982. Obiettivo dell'agguato era il padre di Simonetta, Alfonso Lamberti, procuratore inviso ai clan. Pensare all'accaduto quando sei dentro l'impianto, confesso che mette i brividi.
T come telefono, testamento e toccatina. Oltre un'ora col cellulare all'orecchio, solo per dettare i pezzi al giornale. Più tutto il resto, comprese le chiamate di piacere. Il giorno che ci diranno che si sono sbagliati, che le radiazioni dei portatili sono in realtà altamente nocive, non ci resterà che andare dal notaio e mettere nero su bianco. Per adesso, premuniamoci con cornetti rossi e affini...
U come “u professore”. “U professore” era seduto accanto a me durante la telecronaca. Non so se lo chiamavano professore perché è un insegnante di scuola o semplicemente per la sua competenza calcistica. Fatto sta che mi ha tenuto una compagnia molto discreta e nell'intervallo abbiamo parlato di alcune analogie che legano Arezzo e Cava. Una, triste ma significativa, riguarda le curve dei due stadi, dedicate a Lauro Minghelli e Catello Mari, due calciatori che se ne sono andati troppo giovani.
V come velina. Intervallo della partita, transita una ragazza mora sotto la postazione dei giornalisti. Uno dice: “è la velina di Striscia”. “Ma dai, non è possibile”. “E' lei, è lei”. Tutti alla balaustra a controllare con sguardo incuriosito e anche qualcosa di più... Morale: non era la velina Federica, ma le somigliava molto. Complimentoni lo stesso, sono stati secondi piacevoli.
Z come zibaldone. Appuntamento alla prossima trasferta di Castellammare (o di Sant'Antonio Abate, un campetto che visto in tivù dev'essere veramente un gioiellino...).

scritto da: Andrea Avato, 13/01/2009