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Schivo ma schietto, propositivo, equilibrato. Che bravo Dal Canto, ricorda Pavanel...

Quanto dista Castelfranco Veneto da Portoguraro? Circa settanta chilometri, ma a giudicare dalle similitudini tra gli ultimi due allenatori amaranto, si direbbe anche meno. Il tecnico attuale sta conquistando consensi grazie al modo di porsi, al lavoro sul campo e alla capacità di far ruotare gli uomini a disposizione senza prescindere dai risultati e dal gioco. Un po' come il suo predecessore, al punto che la battaglia totale non si è fermata e va avanti a suon di prestazioni



prima stagione in amaranto per Alessandro Dal CantoQuanto dista Castelfranco Veneto da Portoguraro? Via Michelin dice una settantina di km: veneto interiore il primo, veneto in odor di laguna l’altro. Terra di allevamenti e piccola industria la prima, vigne e legame stretto con la Serenissima la seconda. Ma per quel che ci riguarda, a me pare che ci sia una sorta di filo rosso che rende assai breve la distanza tra i luoghi natii dei nostri due ultimi mister, una traccia che sta dentro una continuità che seppure attraverso molteplici differenze lega l’allenatore della battaglia totale e quello attuale. Ci penso e trovo parecchie similitudini: carattere schivo ma schietto, grandi lavoratori sul campo, una importante esperienza maturata nel settore giovanile, una comune filosofia improntata a far giocare le squadre, la capacità di saper gestire al meglio il gruppo e a far ruotare senza imbarazzi gli uomini sul campo ottenendo il meglio da tutti.

 

 

Se Massimo Pavanel ci ha regalato lo scorso anno l’orgoglio e la forza per affrontare una impresa impossibile, Alessandro Dal Canto si è preso sulle spalle un manipolo di giovanotti interamente rinnovato e ne ha fatta una squadra vera, una squadra che gioca da pari a pari con una corazzata come la Pro Vercelli. A prescindere dal risultato (da gran goduria, va da sé) la cosa più rilevante di mercoledi sera è stata proprio questa. Ed è anche la ragione per la quale ho deciso di dedicare al nostro allenatore la mia riflessione settimanale ed anche un parallelo che a lui farà più o meno piacere ma che per noi aretini è un viatico di tutto rispetto. Dal Canto in 4 mesi di martellamento sta inculcando concetti precisi ai suoi giocatori, sta dando un’identità ed una filosofia di gioco, un modo di affrontare le partite che non cambia che in minima parte da avversario ad avversario.

 

Massimo Pavanel, protagonista della battaglia totaleL’Arezzo è e vuole essere sempre l’Arezzo: contro l’Arzachena o contro il Pisa. Si va a giocarla contro chiunque sul piano della tecnica, del giro palla, dell’applicazione tattica mai fine a se stessa. Si sta mediamente abbastanza alti, rifuggendo dalla sindrome del fortino anche se mai troppo da lasciare i nostri centrali, non velocissimi, con troppo campo da coprire nei recuperi; si fa la guerra con la corsa, con la pressione che parte dall’applicazione degli attaccanti ma senza mai fare ostruzionismo. Ne scaturisce una formazione che diverte e che intriga, che deve migliorare in cinismo e concretezza ma che non fa mai tornare a casa con la rabbia di aver visto scarso impegno e applicazione svogliata. L’Arezzo ha una identità sempre più precisa ed averne una da sbattere sul muso degli avversari senza arroganza ma con consapevolezza è il primo passo per fare cose importanti.

 

 

Spesso dalla panchina sono arrivate scelte che hanno indirizzato le partite dalla nostra parte e questo dimostra che l’uomo non solo le sa preparare ma le sa anche leggere. A volte sembra rischi gettando nella mischia qualche baby di troppo. Mercoledì nello scorrere la formazione, qualcuno borbottava vedendo in campo due under in più rispetto all’undici che aveva invano cozzato contro le streghe che vegliavano sulla porta del Cuneo e tutti abbiamo visto com’è andata. Né Zini (all’esordio assoluto da titolare) né tantomeno Zappella hanno mostrato incertezze e se la sono lottata pallone su pallone contro avversari dal curriculum ben più ricco. Eppure non sono mancati gli inciampi: Burzigotti che si rompe praticamente prima di partire, Benucci fuori da prima del campionato, Cutolo dopo 5 partite out per tre turni, poi Belloni che non rientrerà fino a gennaio.

 

gli amaranto in allenamento all'antistadioIl mister magari qualche smoccolamento in vernacolo l’avrà anche fatto nel chiuso dello spogliatoio, ma nella sostanza (altra similitudine con il suo predecessore) guarda avanti e motiva al massimo chi ha a disposizione. In questo strano campionato delle “ripescate-riaffogate”, con 754 partite da recuperare qua e là per il centro-nord (follia pura, ma ormai è andata così e vorrei tanto poter dire che è l’ultima volta, ma non ci scommetterei un soldo bucato), l’Arezzo nei quartieri che contano ci sta a testa alta e non per caso anche per merito del lavoro di questo allenatore che ha fretta di arrivare (l’ha detto lui in una conferenza stampa) ma la pazienza di costruire. Da parte nostra felici e orgogliosi di dargli una mano. Sappiamo bene e siamo consapevoli dei programmi e del progetto varato da La Cava e Pieroni ma quel che valeva a marzo per Massimo Pavanel voglio ripeterlo oggi per Alessandro Dal Canto rispolverando il motto del “Che”: noi siamo realisti, vogliamo l’impossibile.

 

scritto da: Paolo Galletti, 09/11/2018





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