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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

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Realismo, umiltà e piedi per terra. Ma perché adesso dovremmo tutti smettere di sognare?

Ci sono prestazioni e risultati che danno una svolta alla stagione e il 2-0 di Piacenza ha tutta l'aria di essere una di quelle partite lì. Era una scontro diretto e i punti valevano doppio, l'Arezzo ha concesso pochissimo agli avversari, è stato cinico, Dal Canto ha gestito al meglio il finale di gara. Insomma, il campionato potrebbe essersi indirizzato dalla parte giusta. E ora, aspettando la Pro Patria, non c'è motivo per non essere lucidamente ottimisti



Se mai un risultato può essere considerato un punto di svolta in un’intera stagione, diciamo che la vittoria con cui l’Arezzo è tornato da Piacenza ha tutte le carte in regola per esserlo. Ci sono vittorie che valgono tre punti, e altre che ne valgono molti di più. L’Arezzo aveva un dannato bisogno di tornare coi tre punti dal Garilli, per tutta una serie di motivi. La classifica, innanzitutto, perché quando la seconda incrocia le lame con la prima, la posta in gioco vale ovviamente doppio. Quindi, i contraccolpi psicologici da assorbire, frutto delle due vittorie sfumate nel recupero contro Novara e Carrarese. La mazzata, sia psicologica sia di classifica, da dare ad una concorrente diretta per i quartieri alti, quel Piacenza che veniva dalla sconfitta di Pistoia e aveva tutta l’intenzione di riscattarsi. Infine, negli scontri diretti contro quelle che erano le favorite di inizio stagione (Novara, Pisa e Siena, stando a quanto scriveva la Gazzetta prima dell’avvio del campionato, a cui aggiungere Entella, Pro Vercelli e Carrarese) i tre punti erano arrivati solo nella partita interna contro la Pro Vercelli.

 

 

Ma a parte i dati puramente statistici e quelli effimeramente psicologici, è importante sottolineare il modo in cui l’Arezzo è tornato dalla partita in terra emiliana coi tre punti. Stando a quanto hanno detto da Piacenza, l’Arezzo è andato al Garilli a fare catenaccio e sperandio. Che è un modo di vedere la questione, spesso quello di chi sperava di spuntarla e invece è rimasto con le pive nel sacco. Secondo chi ha visto la partita, invece, l’Arezzo è andato a giocare in casa della prima in classifica concedendo veramente il minimo sindacale (le rare occasioni da rete dei biancorossi sono nate tutte da disattenzioni dei giocatori amaranto) e colpendo appena ha trovato l’avversario scoperto.

 

Basit, Buglio e Pinto in azione a PiacenzaIl tiro centrale di Serrotti a inizio secondo tempo è stato il primo vero intervento effettuato da Fumagalli, trafitto però poco dopo dal tiro a giro di Sala e dalla freddezza di Brunori. In sei minuti, a metà ripresa, l’Arezzo ha avuto tre occasioni da gol e ha segnato due reti. Cinico e bravo, con buona pace di chi sperava di tornare alla vittoria e mantenere la testa della classifica, e anche di quelli che un tifoso presente a Piacenza ha definito “i soliti romantici dalla lamentela facile”. Una vittoria di maturità, aspetto quest’ultimo rimarcato anche dal fatto che Dal Canto ha saputo fare tesoro di quanto successo nelle due gare precedenti: avanti 2-0, a un quarto d’ora dalla fine, in trasferta contro un avversario dall’ottimo tasso tecnico, l’Arezzo ha retto il colpo concedendo sostanzialmente solo un’occasione, su cui Pelagotti si è confermato un portiere coi fiocchi.

 

 

E mantenere la porta inviolata dopo aver subito 4 gol nelle ultime due partite, era un altro aspetto di una certa rilevanza: mettete pure il segno di spunta, anche questa è stata fatta. Anche inserendo Tassi al posto di Buglio appena iniziato il recupero, per far trascorrere un po’ di tempo. Anche togliendo dalla contesa Persano, decisamente non nella sua giornata migliore. Nel frattempo il Siena ha vinto nel recupero di ieri, Piacenza e Pro Vercelli hanno pareggiato e anche l’Entella avrebbe pareggiato col Cuneo, se non fosse che questa partita sicuramente sarà da rigiocare per una clamorosa svista arbitrale ammessa dallo stesso direttore di gara. Il primo posto dell’Arezzo, allora, comincia a diventare un po’ più vero, legittimato dal gioco, dai risultati, da una classifica che ha qualche asterisco in meno. Ma domenica, in casa contro la Pro Patria, sarà ovviamente vietato abbassare la guardia: perché dovremmo smettere di sognare proprio adesso?

 

scritto da: Roberto Gennari, 29/11/2018





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