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Frizioni in società, La Cava e Anselmi un po' più lontani. Ma adesso è vietato rompere l'armonia

Da qualche settimana c'è fibrillazione dentro la stanza dei bottoni: tra azionista di maggioranza e socio di minoranza si sono registrate divergenze nella gestione economica e sportiva del club. Intoppi quasi fisiologici nel calcio, che per adesso sono rimasti sotto traccia ma che potrebbero rimettere in discussione l'organigramma nato pochi mesi fa e che ha salvato il pallone aretino dal fallimento. Proprio la storia dell'ultimo anno impone a presidente e vice di anteporre il bene della Ss Arezzo a ogni altra cosa: i problemi, se necessario, si risolvono a fine stagione. Non a campionato in corso con una squadra che può puntare in alto



i vertici dell'Arezzo sotto la curva prima della partita con la CarrareseUn anno fa Ermanno Pieroni, ospite di Block Notes su Teletruria, aprì uno spiraglio di luce nel muro della crisi dell'Arezzo. Poi è andata come sappiamo: l'arrivo di La Cava, lo sforzo del Comune, la mobilitazione di Orgoglio Amaranto, l'impegno di Anselmi, messi tutti insieme, consentirono di vincere la battaglia totale in campo e fuori.

Ieri sera Ermanno Pieroni, ospite di Block Notes su Teletruria, ha fatto il punto della situazione sull'Arezzo ancora scosso dall'esito del derby, sugli obiettivi di classifica, sul calcio mercato e sul futuro di una società che è rinata da nemmeno un anno e che sta cercando nuovi soci per consolidare l'assetto interno.

Va anche registrato che, dopo i primi mesi di armonia, concordia e unità d'intenti, dentro la stanza dei bottoni è venuta a galla qualche fibrillazione. Tra Giorgio La Cava, azionista di maggioranza con il 79 per cento, e Massimo Anselmi, socio di minoranza con il 20 per cento, si sono create frizioni riguardanti la gestione economica e sportiva del club.

I più attenti avranno notato che da un po' di tempo, prima della partita, il vicepresidente non va più a salutare i tifosi, lasciando la passerella a presidente, direttore generale e direttore sportivo. ''Non vado perché mi sento in imbarazzo, sono io che dovrei applaudire la curva, non il contrario'' disse Anselmi un paio di mesi fa. Un po' era vero, un po' era colpa delle prime divergenze nate dentro il cda.

I più attenti avranno notato anche che Pieroni, ieri sera in tivù, Anselmi non l'ha citato mai. Prima invece snocciolare i nomi dei quattro dirigenti che hanno rimesso in piedi la baracca, contribuendo in modo determinante alla rinascita del calcio aretino, ognuno nei rispettivi ambiti di competenza, era un mantra declamato con convinzione e che faceva dormire sonni tranquilli ai tifosi quanto i risultati del campo.

La Cava-Anselmi-Pieroni-Testini sembrava l'incipit di una filastrocca in salsa amaranto che metteva di buon umore e consentiva di guardare al domani con ottimismo dopo i tempi bui della crisi. Un po' come Pellicanò-Doveri-Zanin o, per i meno giovani, Ghizzardi-Tellini-Bonini.

 

 

Nel calcio situazioni del genere ne sono sempre capitate a iosa: chi ha la maggioranza mette più soldi e si sente legittimato a decidere, chi ha la minoranza mette meno soldi ma si sente in diritto di dire la sua. Capita, ci sta.

Siccome il mondo del pallone è borderline e gli scenari quasi mai sono bianchi o neri, trovarsi su posizioni divergenti è fisiologico. A quel punto servono intelligenza, moderazione e buon senso.

Nell'Arezzo di oggi, con la squadra nell'alta classifica, un patrimonio di calciatori di primo livello e un progetto triennale appena avviato, lo status quo in società non è da coltelli nella schiena né da ultima spiaggia. Però c'è da ritrovare concordia e condivisione, obiettivo possibile soltanto se le parti si mettono a tavolino e smussano gli angoli.

E' un auspicio ma è anche un monito, perché adesso che le cose vanno bene sembra tutto in discesa e la piazza è morbida, conciliante, disponibile. Però è una piazza scottata da quello che è successo l'anno scorso e dal rischio che ha scampato per un pelo. E non c'è spazio per contrasti e dissidi interni. Il bene superiore, a prescindere da chi mette quanto, è che l'Arezzo venga governato in serenità.

Non va sottovalutato che l'assetto attuale, con un imprenditore come La Cava che ha investito soldi al buio quando non l'avrebbe fatto nessuno, con un socio come Anselmi che rappresenta l'aretinità tanto invocata, con Orgoglio Amaranto che è una sorta di bollino di garanzia, è il migliore che possa esserci in questo momento. Può essere rinforzato, allargato, ma smembrato in corso d'opera no. Il rischio di rompere il giocattolo sarebbe superiore ai benefici.

Quindi avanti con determinazione, coraggio, lucidità. La Ss Arezzo è una società vergine che è stata fondata per lavorare in modo diverso dal passato, senza le storture di un calcio vecchio che produce solo danni. Tutti i problemi hanno una soluzione. E se non ce l'hanno, si tira una riga a fine stagione. Non a campionato in corso, con una squadra che ha i mezzi per puntare in alto.

 

scritto da: Andrea Avato, 05/02/2019





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