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SERIE C GIRONE B - 1a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Vis Pesaro22Legnago
Carpi20Samb
Feralpi Salò21Arezzo
Gubbio02Modena
Padova01Imolese
Triestina01Matelica
Fermana01Mantova
Perugia22Fano
Ravenna12Sud Tirol
V.Vecomp11Cesena
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NEWS

Estasi e tormento in una partita sola. Il destino amaranto e le incognite del dopo derby

La partita contro il Siena è lo specchio di novantacinque anni di storia, caratterizzati da sensazioni forti in una sofferente altalenanza. La delusione fatica a svanire per il clamoroso epilogo ma c'è anche la consapevolezza che il difetto da correggere è solo psicologico. E che il buon lavoro svolto da società e squadra finora non può essere messo in discussione



Si è molto insistito in questi giorni sul concetto di “tormento ed estasi”, sul fatto che essere tifosi dell’Arezzo ti condanna a momenti di estasi e periodi di tormento. Questo post-derby col Siena è un periodo di tormento, inutile negarlo. Aspettiamo con piacere i tifosi senesi che muoiono dalla voglia di commentare questo post: con la nuova classifica conseguente all’esclusione della Pro Piacenza, scendono a -10, chissà che freddo da quelle parti, vi manderemo delle coperte. Ma torniamo a noi.

 

Si è fatta tanta, troppa retorica sul concetto di sportività nel calcio, e come sempre accade quando si è retorici, si diventa stucchevoli e vuoti. La realtà però è un’altra, ed è che Arezzo-Siena è una di quelle partite che si inizia a “sentire” già da qualche giorno prima, per tutta una serie di ragioni che è lungo e in questa sede perfino inutile spiegare. La realtà è che mentre scriviamo queste righe è già martedì sera e ancora non è andata giù la delusione. La realtà è che la partita di domenica è stata un incubo diventato vero nel breve volgere di pochi, pochissimi, troppo pochi minuti per sembrare possibile. E allora tutta la sportività va a farsi benedire, perché ti rimane tutto indigesto, ti si ferma nello stomaco come se avessi mangiato delle ostriche, sì, ma solo per scoprire dopo che erano avariate.

 

 

E ok, guai a chiunque ridimensionare il lavoro di Dal Canto e della società, che peraltro si è anche mossa bene nel mercato, guai a mettere in discussione la squadra perché un pareggio maturato così è frutto di tali e tante circostanze sfavorevoli che è persino dura dire che se ne possono trarre delle lezioni, nel senso che quando mai ti può ricapitare una roba del genere?

 

E allora il lavoro da fare è tutto psicologico, nel ricostruire il morale di chi si credeva forte perché lo era stato per 85 minuti e si è risvegliato fragile perché quella maledetta partita, alla fine, non l’ha vinta. È psicologico anche nei confronti di noi stessi, perché ci sta che una partita del genere, nel momento, ci tolga le motivazioni, perché in settimana avevamo fatto il possibile per prendere il biglietto in anticipo, eravamo partiti da casa con la sciarpa cercando di arrivare prima possibile, avevamo visto la bellissima coreografia della curva, avevamo gioito una, due, tre volte e poi l’urlo di gioia più grande ci è rimasto strozzato in gola. Oggi non è il giorno in cui splendono le stelle, oggi è il giorno in cui possiamo solo ricordare a noi stessi che quando c’è allo stadio la partita, l’aretino scorda il Saracino, gli sbandieratori, tutti quei colori, di un colore solo è la città, uno soltanto, amaranto, amaranto, amaranto…

 

scritto da: Roberto Gennari, 06/02/2019





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