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SERIE C GIRONE A - 36a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Pro Piacenza0-3tavArzachena
Gozzano12Juventus U23
Cuneo11Albissola
Siena30Carrarese
Alessandria12Pro Patria
Lucchese12Piacenza
Olbia12Novara
Pisa00Pontedera
Pistoiese12Pro Vercelli
Virtus Entella21Arezzo
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Sognare è bello ma quest'Arezzo va salvaguardato. Obiettivi e ambizioni dopo Pontedera

Il caso rimonte esiste ed è sotto gli occhi di tutti: sette volte in stagione la squadra si è fatta raggiungere, dilapidando punti preziosi e allungando la lista dei rimpianti. C'è rammarico ma deve esserci anche equilibrio nel giudicare il rendimento di un gruppo stabilmente nelle prime posizioni. Dal mercato sono arrivati innesti mirati ma nessun titolare e sarebbe un errore spostare il mirino troppo in alto. Intanto dopodomani si rigioca e c'è subito la possibilità per tornare alla vittoria



1. Per capire di cosa parliamo. Sono sette le rimonte al passivo in questa stagione (Novara, Carrarese, Pro Patria, Pro Piacenza, Virtus Entella, Siena, Pontedera). Tre sono quelle all'attivo (Arzachena, Novara, Alessandria). Poi, per completezza d'informazione, aggiungiamo che sono quattro le vittorie per 1-0 (Lucchese, Gozzano, Pisa, Arzachena). L'Arezzo ha delle pecche che non rappresentano una costante, ma che vengono ciclicamente a galla.

2. Questa squadra è bella, vivace, di qualità. Dal Canto ne sta spremendo quasi il cento per cento di risorse tecniche, fisiche e mentali. E' però una squadra con delle fragilità acclarate e anche fisiologiche per un gruppo nuovo e giovane. Le rimonte di cui sopra non sono una condanna definitiva ma nemmeno una casualità. E purtroppo rappresentano una tara tra le più complicate da annullare. Difatti una medicina sicura non ce l'ha nessuno, nemmeno l'allenatore.

3. In ogni caso le sentenze che emette il campo ci spingono a restare con i piedi per terra. Lottare per arrivare più vicino possibile al primo posto è giusto e sacrosanto, lottare a tutti i costi per il primo posto rischia di mandare il motore fuori giri. Qui servono entusiasmo e realismo in pari dosi. Il resto verrà da sé.

4. E' folle pensare che dopo il mercato, l'Arezzo debba cambiare obiettivo e lottare per la promozione diretta. La campagna trasferimenti ha portato innesti mirati, buoni giocatori, ma nessun titolare. Forse solo Rolando potrebbe ritagliarsi uno spazio fisso nell'undici iniziale. Gli altri, da Sereni a Remedi, da Bertozzi a Butic, hanno completato la rosa, le hanno dato maggiore profondità, però che adesso si pretenda dall'Arezzo che vinca sempre, in casa e fuori, è un estremismo deleterio.

5. Per chiarire il concetto. L'Arezzo ha dimostrato, numeri e partite alla mano, che può restare stabilmente tra le prime quattro (al netto dei recuperi che dovranno essere giocati e della imminente cancellazione della Pro Piacenza). E' merito di un rendimento lievitato in corso d'opera, di un lavoro tecnico e tattico che ha dato frutti celeri e anche insperati. Ma se alla squadra togliamo la serenità di giocare in scioltezza, e anche di convivere senza isterismi con i propri difetti, buttiamo tutto a mare. Ci stiamo facendo drogare dai buoni risultati e stiamo cominciando a pretendere tutto e subito. E' il modo più efficace per rimangiarsi il cacio vinto.

 

6. Dal Canto sta facendo giocare da titolari quattro ragazzi che fino a sette mesi fa avevano messo piede soltanto nei tornei giovanili (Pinto, Sala, Basit e Buglio). Un centrocampista multiforme come Serrotti che viene dalla D. E un attaccante che ha conquistato tutti come Brunori che in C, fino a settembre, aveva all'attivo zero gol. Li ha amalgamati con una vecchia guardia di cinque elementi e, tra infortuni a catena, squalifiche e robe varie, è primo/secondo/terzo/quarto fin dall'esordio. Sognare è bello ma po' di pragmatismo non farebbe male.

7. Aggiungiamo che, seppure Dal Canto non lo consideri un dettaglio fondamentale e indispensabile, la squadra ha proposto stabilmente una qualità di gioco superiore alla media. L'Arezzo palleggia, muove i giocatori, segna gol che ti metti a rivederli e applaudi pure davanti allo schermo. A volte è troppo cicala e poco formica, è verissimo ed è una zavorra che ha prodotto un sacco di rimpianti. Su questo fronte bisogna lavorarci a fondo, pensando sempre che 42 punti in 25 giornate non sono pochi. Anzi.

8. Al di là delle responsabilità dei giocatori e del tecnico, a Pontedera si è materializzato un pareggio che all'Arezzo va stretto. Lo scivolone di Zappella, vero episodio clou della gara, è stato fatale quanto imprevedibile. E fino a quel momento alzi la mano chi aveva avuto la sensazione di un tracollo imminente. Con il senno di poi è facilissimo dire cosa andava fatto, ma nel calcio non funziona così.

9. Brunori non segna dal 26 dicembre. Sabato sera è sembrato anche meno indiavolato, meno vivace, meno cattivo del solito. Ci sta un periodo di flessione, ci sta che Dal Canto possa pensare a qualche soluzione alternativa (e provvisoria). Poi va da sé che l'apporto di uno come Brunori, sul piano realizzativo ma anche di sostegno alla manovra corale, sia praticamente indispensabile.

10. Ritornare subito in campo è cosa buona e giusta. Mercoledì c'è la Juve, domenica la gara esterna con l'Albissola. Poi arriverà l'Olbia. Poi a Cuneo chissà se si giocherà, perché lassù devono pagare l'ammenda di 350mila euro a causa della fideiussione irregolare e se non versano i soldi, vanno fuori dal campionato. E' un'annata così, cominciata male e proseguita peggio. E ancora non è finita.

 

scritto da: Andrea Avato, 11/02/2019





Pontedera-Arezzo 1-1, la sintesi della partita

Pontedera-Arezzo 1-1
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