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La Cava a Teletruria fa il pieno di consensi. Asse di ferro con Pieroni e rassicurazioni ai tifosi

Ospite di Block Notes, il presidente ha snocciolato in diretta numeri e cifre: dal milione e 800mila euro investito di tasca alle fideiussioni da 380mila euro per l'iscrizione e l'affitto dei campi dell'antistadio, con il budget stagionale arrivato oltre i 3 milioni. Ribadito con forza il legame fiduciario con il direttore generale, smentito un ritorno di Piero Mancini. Sui rapporti con il vicepresidente Anselmi, permane freddezza: ''Il 18 o il 19 faremo il Cda, ma lui non versa soldi da novembre e gli impegni deve mantenerli fino alla fine''. Contatti in corso, ma senza novità, per l'ingresso di nuovi soci con una quota del 20/25 per cento



il dg Pieroni con il presidente La CavaMediaticamente, Giorgio La Cava ha colto nel segno. Discorsi efficaci, numeri snocciolati con l'aiuto di un foglio pieno di appunti, una vitalità che né le recenti frizioni interne alla dirigenza né la pareggite della squadra hanno annacquato. Ieri sera a Teletruria, il presidente è andato all'attacco, partendo dal passato per commentare il presente e rassicurare sul futuro. 

Dal milione e 800mila euro investito di tasca nell'Arezzo alle fideiussioni da 380mila euro per l'iscrizione e l'affitto dei campi dell'antistadio, dai 330mila euro da versare entro il 16 marzo per far fronte alle scadenze imposte dalla Lega al budget stagionale arrivato a circa 3 milioni e 300mila euro: La Cava ha spiegato, chiarito, puntualizzato.

Ha pure smentito un ritorno di Piero Mancini e negato l'intenzione di procedere a un aumento di capitale della Ss Arezzo (''mi tengo stretto il 79 per cento''), ribadendo che al calcio mercato l'offerta di un milione per Basit, da parte del Genoa, non è stata ritenuta congrua, mentre la cessione di Buglio al Brescia è saltata perché il trasferimento avrebbe dovuto concretizzarsi subito. L'Arezzo, adesso, è dietro solo a Virtus Entella e Pro Vercelli nella griglia del girone.

 

 

Carico e determinato, il presidente ha glissato soltanto in un paio di circostanze. La prima quando gli è stata riportata la domanda di un telespettatore riguardo presunti ritardi nel pagamento dei fornitori. ''Questo non lo so, se ne occupa il segretario Zinci'' ha risposto. E la seconda quando è intervenuto al telefono Umberto Benigni, il dirigente della Berretti allontanato in questi giorni: ''Poteva chiamarmi, ne avremmo parlato insieme''.

Sul settore giovanile, in ogni caso, La Cava ha detto testuale: ''L'anno scorso c'erano le marchette, quest'anno no''. Per il resto, tutto in discesa. Il legame saldissimo con Ermanno Pieroni ne esce ancora più rafforzato: ''Senza di lui, oggi non sarei qua. Siamo amici da quasi vent'anni, ho massima fiducia nella sua professionalità e spero che resti con noi, perché ha già tante sirene da categoria superiore. Sta lavorando per l'ingresso di nuovi soci con una quota del 20/25 per cento, ma a oggi non c'è niente di concreto''.

Il vincolo di ferro con il direttore generale è stato il prologo all'impegno di La Cava di dodici mesi fa. E ha resistito anche al temporale di fine agosto, quando proprio Pieroni si mise di traverso alla ventilata cessione delle quote di maggioranza da parte del presidente, sferzandolo con alcune interviste che scongiurarono il passaggio di proprietà.

 

Massimo Anselmi e Giorgio La Cava alla festa di maggio in piazza GrandeBuona parte della puntata di Block Notes ha ruotato intorno alla querelle con il vicepresidente Massimo Anselmi, che non era in studio e che ha inviato poche righe di comunicato per ribadire la necessità di un Cda urgente e per diffidare il presidente dal rilasciare dichiarazioni lesive della sua reputazione, specie sull'aspetto economico.

Ma La Cava è andato dritto come un treno, senza mai scomporsi e con lucida determinazione: ''Anselmi ha fatto l'ultimo versamento il 20 novembre. Poi ho dovuto provvedere io e lo farò ancora, se necessario. Lui sostiene che non c'è più stata condivisione ma gli impegni presi si portano fino al 30 giugno. Dal giorno dopo ognuno può fare le scelte che vuole. Mi viene quasi voglia, alle prossime scadenze, di pagare solo l'80 per cento degli stipendi... Prendetela come una provocazione. Il Cda? Lo faremo il 18 o il 19 di questo mese''.

La ribalta televisiva, gestita con disinvoltura, ha prodotto un'infornata di consensi per il presidente, che aveva già un alto indice di gradimento visto il ruolo determinante recitato per salvare il calcio ad Arezzo e il credito di cui gode nella piazza. Un paio di riflessioni a margine, con la premessa che viene difficile parteggiare per uno dei due contendenti, considerando quello che hanno fatto per il bene della società.

 

 

Punto 1. Massimo Anselmi, come Giorgio La Cava, ha buttato soldi nell'Arezzo prima dell'esercizio provvisorio, subito dopo la sentenza del tribunale fallimentare, per il saldo della debitoria e per la ripartenza. Si è appassionato alla causa, non ha mai sollevato un rilievo e ha anzi scritto più volte cose condivisibili sulla squadra, sul rapporto con la gente e sulla società, dimostrando una serietà che tutti gli riconoscevano fino all'altro ieri. O pensiamo che a un certo punto sia completamente uscito di senno, cambiando registro e atteggiamento per una schizofrenia improvvisa, oppure dev'esserci un malessere sotto che, per il bene del club, andava affrontato in maniera più morbida. Invece si sta mettendo Anselmi alla porta. Si poteva usare un metodo differente: mediare non è vergogna.

Punto 2. C'è una certa incongruenza nel voler congedare un socio, oltretutto aretino, che ha acquistato il 20 per cento nel momento di crisi acuta e la ricerca costante di un altro imprenditore che rilevi lo stesso pacchetto di quote sociali. Un socio di minoranza con quelle percentuali chiederà sempre conto di come, dove e quando vengono spesi i suoi soldi. Quindi l'alternativa è un socio unico con il 99 per cento che disponga come vuole senza interlocutori all'interno. Però poi risiamo al mecenate che se vince, va bene. Se non vince, resta col cerino in mano e alla lunga molla. E allora torniamo a un anno fa, a piangere dal sindaco e da Orgoglio Amaranto, invocando un altro La Cava ma con qualche aretino dentro... La Cava ha fatto e sta facendo moltissimo, non butti a mare l'esperienza del recente passato.

 

scritto da: Andrea Avato, 12/02/2019





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