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Quell'appello di Dal Canto caduto nel vuoto. La Cava, Anselmi e uno stillicidio da fermare

''Mi piacerebbe che le vicende della società non venissero messe in piazza, che i riflettori restassero puntati sulla squadra'' aveva detto il mister venerdì. Ma non è stato ascoltato. Il presidente ha rilasciato interviste in serie, il vicepresidente gli ha replicato su Teletruria, mentre il Cda di un possibile chiarimento chissà se sarà mai convocato. L'azionista di minoranza farebbe bene a mettersi in pari con i versamenti, per poi spiegare legittimamente le sue ragioni. E non sarebbe sbagliato se il socio di maggioranza affrontasse le questioni societarie nel chiuso di una stanza. La stagione sta andando alla grande, i due fondatori della Ss Arezzo non possono non tenerne conto



La Cava e Anselmi in una foto scattata alla Ginestrella in estateLa cosa più sensata l'aveva detta Alessandro Dal Canto venerdì: ''Mi piacerebbe che le vicende della società non venissero messe in piazza, anche perché finora di problemi non ce ne sono mai stati. Spero che i riflettori restino puntati sulla squadra''. 

Questo, in sintesi, il pensiero dell'allenatore. Mai appello fu più inascoltato. Da quel venerdì mattina il presidente ha rilasciato interviste una dopo l'altra, sui giornali e in tivù, il vicepresidente ha replicato ieri sera a Teletruria e anche la conferenza ''costruttiva'' di Pieroni è stata bypassata a tutto gas. A questo punto non si capisce più se l'intento dei soci sia sedersi a un tavolo e capire come uscire dall'empasse oppure trovare il modo migliore per dirsi addio.

 

 

Massimo Anselmi non versa denaro, in rapporto al suo 20%, da novembre. ''Mancanza di trasparenza e condivisione'' ha spiegato e ribadito, invocando un Cda per confrontarsi con la controparte. Quale sia il nocciolo del problema per uno che il nuovo Arezzo l'ha fondato e ci ha messo soldi a fondo perduto per diverso tempo, non si sa. Si sa solo che lui vorrebbe spiegarlo fra quattro mura e ancora non c'è riuscito perché un nuovo Cda chissà se si riunirà mai. Qua i casi sono due: o Anselmi non finanzia più la società (che ha contribuito a far nascere) perché è uscito di senno oppure c'è qualcosa che va aggiustato. Ma il non pagare (per dirla volgarmente) è l'effetto di un malessere e non la causa. 

Nell'attesa, comunque, farebbe bene a mettersi in pari con i bonifici. Se non altro riacquisterebbe diritto di parola agli occhi dei tifosi e capiremmo meglio se l'Arezzo che marciava unito e in armonia ha ancora un futuro o se invece è già una parentesi chiusa. Di sicuro, se il passato insegna qualcosa, il beneficio del dubbio a uno che invoca ''trasparenza e condivisione'' va concesso. 

 

Pieroni e Testini sotto la curva prima di Arezzo-OlbiaGiorgio La Cava, oltre a togliersi soldi di tasca senza sapere cosa sarebbe successo domani, è il presidente che si è accollato gli oneri più pesanti per far ripartire il calcio ad Arezzo e che oggi ha saldato gli stipendi di gennaio. La gente gliene rende giustamente merito, sia in giro per la città che allo stadio, quando non gli fa mai mancare un applauso convinto e sincero. Se uno guarda la realtà vera e non si fa tradire dalle ombre e dai fantasmi, non può venirgli meno l'entusiasmo adesso: il percorso compiuto è incredibile, la squadra è seconda in classifica, ha davanti un finale di stagione tutto da scoprire, la tifoseria è partecipe, il clima è assolutamente sereno. Cosa c'è che non funziona? Niente.

Non può bastare una frizione con il socio per smontare il castello costruito durante e dopo la battaglia totale. Poi sta all'azionista di maggioranza gestire la situazione da pater familias: gli screzi si ricompongono, le divergenze si appianano se ce n'è la volontà. Se non c'è, il presidente può battere un'altra strada e, di fronte a spiegazioni plausibili, la piazza non gli farebbe mancare appoggio. Come non lo farebbe mancare a lui e Anselmi se si rimettessero in marcia insieme.

 

 

L'unica roba veramente deleteria è questo stillicidio continuo a mezzo stampa, che non risolve nulla, alimenta tensioni inutili e sporca l'immagine di una società nuova, rinata per essere finalmente normale. Buttare in pubblico argomenti che vanno affrontati dentro una stanza fa passare dalla parte del torto anche chi è convinto di avere ragione. Senza contare che, tornando al Cda, c'è un socio di minoranza che si chiama Orgoglio Amaranto, il cui sforzo giusto un anno fa è stato fondamentale più di tutto il resto, che ha chiesto in tempi non sospetti di fissare una benedetta riunione e nessuno se ne cura. Questo non va bene.

E' paradossale che in un periodo in cui tutto gira alla grande, soprattutto grazie a chi ha guidato la società finora, le fibrillazioni più fastidiose nascano perché i guidatori non riescono a parlarsi. E non è nemmeno giusto che una tifoseria provata da quanto accaduto nei mesi scorsi, debba arrovellarsi l'anima per scegliere se stare di qua o di là. La Cava e Anselmi hanno una grande responsabilità nei confronti del popolo amaranto, forse più grande di quanta ne abbiano avuta i loro predecessori. La gestiscano nel modo giusto, in un senso o nell'altro.

 

scritto da: Andrea Avato, 26/02/2019





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