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Calligrafia incerta, occhi sgranati, gambe dondolanti. I bambini conquistano la sala stampa

Gli alunni della seconda elementare della scuola ''Pio Borri'' hanno partecipato alla conferenza di mister Dal Canto. E a quel signore con la barba e la giacca, seduto di là dal tavolo, hanno chiesto soprattutto perché ama il calcio, come e quando ha scoperto questa passione, in che modo la vive. Sarebbe interessante domandare ai bambini che eravamo noi, cosa pensano degli adulti che siamo diventati. Ma la risposta, forse, non ci piacerebbe fino in fondo



La lettera acca, che da noi si chiama mutina, è sempre stata subdola, è la buccia di banana su cui scivolano anche i grandi, figuriamoci se non può ingannare un bambino di seconda elementare, emozionato nel trovarsi dentro la sala stampa di uno stadio e al cospetto di un signore che è nientepopodimeno che l'allenatore dell'Arezzo.

Il foglio di appunti di un/a alunno/a della scuola Pio Borri, immortalato durante la conferenza di ieri, colpisce per quei quadretti grandi che noi adulti abbiamo dimenticato da un pezzo, per la calligrafia incerta che la maestra Cristina dovrà stabilizzare, per la curiosità mista a un po' d'imbarazzo che c'è dentro la domanda.

Ieri una quindicina di scolari ha assistito al botta e risposta settimanale tra Dal Canto e i cronisti e, nella parte finale, vi ha partecipato attivamente. Alcuni di loro sono sfilati verso il tavolo, si sono presentati al microfono e hanno inviato al mister i loro input di tenera ingenuità, condita da quella titubanza che hanno i bambini quando devono cimentarsi con qualcosa di insolito.

Non possiamo sapere se tra di loro c'è qualche giornalista in erba, né se qualcuno arriverà a praticare uno sport professionistico. Ma sono due aspetti che ai piccolini interessavano zero: da quel tipo con la giacca e la barba che avevano di fronte, volevano sapere soprattutto perché ama il calcio, come e quando ha scoperto questa passione, in che modo la vive.

Dal Canto ha trattato i suoi inediti interlocutori da grandi, ha risposto come se si trattasse veramente di una conferenza. Adesso sarebbe bello, dopo averli visti con gli occhi sgranati, con le gambe dondolanti sulle seggiole riservate alla stampa, abbracciarli tutti e sapere che idea si sono fatti.

E, come scriveva Gabanhia, sarebbe interessante anche domandare ai bambini che eravamo noi, cosa pensano degli adulti che siamo diventati. Ma la risposta, forse, non ci piacerebbe fino in fondo.

 

scritto da: Andrea Avato, 13/04/2019





Dal Canto in conferenza stampa con gli alunni della scuola ''Pio Borri''
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