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Camilli, altro che scuse: ''La Cava è un fallito, lo querelo per calunnia. E lascio il calcio''

Il patron della Viterbese, dopo la squalifica di cinque anni per il figlio Luciano, replica attaccando. Ai colleghi di lamiacittanews.it ha detto: ''E' tutta una montatura vergognosa e squallida, il presidente dell'Arezzo cercava solo il suo momento di gloria. Lo quereliamo e poi abbandoniamo questo mondo: non è più sport''. Ma il referto degli ispettori di Lega e del commissario di campo descrivono nei dettagli l'aggressione nel tunnel



Piero Camilli, patron della ViterbeseDa Viterbo nessuna scusa, nessuna giustificazione e nessuna marcia indietro. Anzi, il patron Piero Camilli, dopo la stangata del giudice sportivo che ha inibito per cinque anni il figlio Luciano, vicepresidente, infliggendogli pure un'ammenda da 30 mila euro, replica attaccando.

 

Al collega Giovanni Masotti di lamiacittanews.it, ha detto: ''Quello che è accaduto ci allontana definitivamente da questo mondo, da questo calcio. E' stata una montatura vergognosa e squallida, e noi dobbiamo passare per quelli che non siamo? E' stato dato credito a un fallito come La Cava, che cercava il suo momento di gloria e ha recitato il ruolo della vittima. Noi non ci stiamo e, da privati cittadini, quereliamo per calunnia questo signore e chi ha dato per buona la sua versione. Ora, basta davvero? Ma è ancora sport, questo?''.

E' probabile che la Viterbese, a questo punto, presenterà ricorso contro la decisione del giudice sportivo, senza contare che la famiglia Camilli sembra decisa a cedere la Viterbese e uscire dal mondo del calcio.

 

Da Arezzo nessuno ha voglia di alimentare ulteriormente la polemica, anche perché il referto degli ispettori di Lega e del commissario di campo, sui cui sono basati i provvedimenti del giudice, è chiaro e circostanziato

Non c'è soltanto il colpo alla testa subìto da La Cava, si parla anche di spinte alle spalle e calci alle gambe. Dettagli precisi che smentiscono la ricostruzione dei Camilli, secondo cui nessuno avrebbe assistito all'episodio.

La Cava, che ha in mano anche il referto dell'ospedale Belcolle di Viterbo (dieci giorni di prognosi) ha già annunciato che sporgerà denuncia per l'accaduto. 

 

Poco fa il comunicato ufficiale della Viterbese, firmato da Piero Camilli, che sbeffeggia il presidente Giorgio La Cava chiamandolo La Canna, lo accusa di aver messo in piedi una sceneggiata napoletana e poi se la prende con i giornalisti di Viterbo, colpevoli di aver dato troppo risalto all'accaduto: "Vi meritate di scrivere di calcio dilettantistico".

 

COMUNICATO STAMPA UFFICIALE DELLA SOCIETA’

La società sportiva Viterbese-Castrense nella persona del presidente Piero Camilli dichiara quanto segue:

Abbiamo appreso con vivo stupore e notevole rammarico quanto disposto dalla “cosiddetta” giustizia sportiva, rappresentata nel caso de quo da un notaio o da un suo sostituto.

Quanto refertato è assolutamente falso e rappresenta la dichiarazione di parte del signor la Canna già noto alle cronache sportive e non nell’ambito perugino.

Ci domandiamo dove fossero i rappresentanti di lega e procura federale quando il suddetto soggetto, prima andava ad effettuare una sorta di “danza Maori” davanti alla curva dei sostenitori Aretini per poi dirigersi verso il tunnel a raso della tribuna occupata dai tifosi Viterbesi, sbeffeggiandoli e toccandosi i genitali e dicendo ad alta voce “tifosi di merda” “poveracci” e “fate schifo”.

Luciano Camilli vedendo l’assoluta inerzia degli organi sportivi competenti al fine di evitare problemi alla Società Sportiva Viterbese Castrense per responsabilità oggettiva, interveniva invitando il suddetto LA CANNA a tornare velocemente nel posto a lui assegnato.

Per tutta risposta ed in presenza di testimoni il predetto La Canna offendeva pesantemente Luciano CAMILLI negli affetti familiariPer cui è comprensibile e giustificabile il fatto che quest’ultimo possa averlo spintonato con il solo intento di allontanarlo.

Qui è iniziata la “sceneggiata napoletana che vedeva quale protagonista non il compianto Mario Merola bensì il signor GIORGIO LA CANNA e credete che i fatti susseguitisi fanno un baffo alla famose canzone “la creme napulitane”.

Con la richiesta di questi di intervento medico… svenimenti vari tra un selfie e l’altro sulla barella!!!! L’ intendimento del LA CANNA è evidente. Abbiamo soltanto voluto spiegare e chiarire i fatti ed abbiamo dato incarico ai nostri legali di tutelare il nome della famiglia Camilli e di ciò che rappresenta la Viterbese per questa città.

Quanto successo ci rafforza nel nostro intendimento di uscire da questo mondo che non ci appartiene. Troppo seri, troppo puntuali nei pagamenti e troppo onesti a confronto di gente squalificata a vita e riammessa “per grazia divina” che ieri sera abbiamo avuto la sfortuna di incontrare.

La Società è a disposizione per la cessione, pulita, senza debiti e capitalizzata. Io stesso da domani 24 maggio attraverserò il mio Piave dimettendomi dalle cariche federali in modo tale da poter aggredire legalmente chi tenta di infangare il nostro nome palesando intenti chiaramente estortivi.

Per finire ringrazio la stampa locale che ha dato enorme risalto all’accaduto, senza i dovuti approfondimenti. Al sig. la Canna è stato refertato al Pronto Soccorso solamente, minima escoriazione al ginocchio destro. Vi ho fatto scrivere di partite di calcio vero che se ci pensate “cadete dal letto”, ma meritate di scrivere di calcio dilettantistico, dimostrando pochissimo rispetto per una famiglia che ha investito in questa città tempo, passione, cuore e denaro.

 

scritto da: Andrea Avato, 24/05/2019





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