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SERIE C GIRONE A - 18a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Pianese12Pontedera
Pro Vercelli00Pistoiese
Siena10Como
Arezzo10Gozzano
Juventus U2313Carrarese
Lecco20Olbia
Pro Patria12Novara
Albinoleffe12Renate
Monza30Giana Erminio
Pergolettese21Alessandria
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Arezzo-Olbia: il Museo racconta...

La partita contro i sardi riporta per forza di cose alla mente la figura di Bruno Nespoli, sfortunato portiere nativo di Sansepolcro che perse la vita dopo uno scontro di gioco e che militò nell'Arezzo alla fine degli anni '50.



La Curva Minghelli ricorda Nespoli

Il prossimo avversario degli amaranto è l’Olbia in quello che è, a tutti gli effetti, uno scontro diretto nella corsa alla salvezza, il primo obiettivo che l’Arezzo deve porsi al momento. L’ultimo confronto con la compagine sarda tra le mura amiche del Città di Arezzo è stato il 24 febbraio scorso e vide i nostri, guidati allora da Dal Canto, conquistare tre punti importanti nella corsa a un piazzamento playoff più favorevole possibile con il colpo di testa risolutore di Burzigotti nei minuti finali di una partita a dir poco scorbutica.

Ma quando si pensa a Olbia e a una sua correlazione con Arezzo, la prima  persona che salta in mente è Bruno Nespoli, sfortunato portiere nato a Sansepolcro e morto a seguito di uno scontro di gioco il 24 gennaio 1960 nella sfida tra Olbia e Carrarese giocata in terra sarda. Consultando gli archivi del Museo Amaranto leggiamo che Bruno, classe 1937, aveva militato nelle file amaranto dal ’57 al ’59, vivendo una promozione di squadra nella nuova serie CBruno Nespoli nazionale e una individuale diventando il portiere titolare nella stagione 1958/59, prima che la leva militare lo costringesse a passare all’Olbia in serie D. Le fonti ufficiali a disposizione del Museo attestano che Nespoli ha giocato con l’Olbia quattordici partite, la prima si dice addirittura sotto falso nome perché in quanto militare non poteva risultare tra i pali. La quindicesima di queste gli sarà purtroppo fatale: al 35’ minuto del primo tempo, l’ala sinistra Scamos (all’anagrafe Schamous) dei gialloblù non riesce a evitare l’impatto col portiere in uscita e gli procura una frattura della base cranica che non gli lascerà scampo. Fu un dramma anche per il giocatore della Carrarese, come si può leggere da alcune sue dichiarazioni: “Al momento non ho creduto che lo scontro fosse stato così tragico, ho sofferto con tutti, familiari, amici, sportivi. Per me il calcio finì quell’anno, anche perché ovunque andassi venivo additato come quello che aveva ucciso un avversario […] Quella sua uscita sui miei piedi l’ho rivista mille volte, mille volte ho provato a saltarlo, mille volte, mille incubi e tanto dolore”. A Bruno è dedicato tuttora lo stadio dell’Olbia.

Passando ad argomenti più leggeri, c’è anche un precedente tra Arezzo e Olbia legato a una simpatica curiosità. Nella stagione 1977/78 le due compagini si trovano da avversarie al Comunale di Arezzo alla settima giornata e gli amaranto dilagano, vincendo addirittura 6 a 0 con tripletta dell’australiano Colusso. Renato giunse in Italia a 19 anni, ad Arezzo fu capocannoniere per ben due stagioni e come si può leggere dal libro “Noi abbiamo le gambe alate” del “malato di Museo” Luca Stanganini, era un giocatore estroso non solo in campo ma anche fuori: lo testimonia l’abitudine a dir poco stravagante di portarsi un falco in trasferta. E proprio alla trasferta a Olbia nel girone di ritorno è legata la curiosità di oggi. “Il terzino dell’Olbia che mi marcò all’andata mi aveva promesso che al ritorno mi avrebbe fatto passare dei brutti momenti”, dice Renato nell’intervista all’interno del libro, che prosegue così: “Successe poi che per la gara di ritorno avevo la febbre, ma i miei compagni non ci credevano e mi prendevano in giro dicendo che in realtà avevo paura”. Colusso, insomma, a Olbia nel girone di ritorno non ci andò (finì 1 a 1 con gol amaranto di Pasquali) e resta il dilemma: avrà detto il vero o avevano ragione i suoi compagni?

Per oggi dal Museo Amaranto è tutto. Ci auguriamo che il risultato di domenica sia in linea con i precedenti di cui abbiamo accennato e sempre forza Arezzo.

 

Foto di Bruno Nespoli a cura del Museo Amaranto

 

scritto da: Luca Amorosi, 08/11/2019





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