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La solitudine del presidente, lo sport che non tira, una città da scapoli e ammogliati

Per l’ennesima volta ci siamo ritrovati a fare i conti con l’assoluta insipienza, indifferenza e a volte anche malafede di tanti, troppi nostri concittadini nei confronti dell’Arezzo. Senza La Cava non avremmo vinto la battaglia totale, eppure... E il calcio è solo una parte del problema, visto che qua nessuna disciplina sportiva staziona ad alti livelli. Ricordiamocelo quando sabato assisteremo alla partita di Monza e non a qualche strapaesana



Giorgio La Cava con Ermanno PieroniNon so se riuscirò ad esprimere tutto lo sconforto, la rabbia, l’amarezza che mi hanno fatto nascere dentro le parole del presidente Giorgio La Cava lunedì sera nel corso della trasmissione “Block Notes” a Teletruria. Per l’ennesima volta ci siamo ritrovati a fare i conti con l’assoluta insipienza, indifferenza e a volte anche malafede di tanti, troppi nostri concittadini nei confronti dell’Arezzo calcio. Siamo riusciti a lasciare da solo un uomo che due anni fa ha rischiato di suo, senza alcuna certezza acquisita, per consentire alla nostra squadra un futuro.

Siamo riusciti a farlo sentire umiliato e deriso dai ciarlatani che fin da subito o quasi hanno cominciato a dire che “tanto questo i soldi non ce l’ha” e che “si fa la fine di Ferretti” (diventato ormai sinonimo di sbando e fallimento anche se per il passato i fallimenti erano arrivati tutti con presidenze locali). Giorgio la Cava ha sino ad oggi mantenuto i suoi impegni con una puntualità rara nel mondo del calcio e se non ha investito più di tanto per la crescita della squadra, forse è anche perché si è chiesto “chi me lo fa fare che qua non interessa niente a nessuno?”. 

I bilanci si faranno alla fine, ma per ora la sua esperienza amaranto parla di una salvezza miracolosa frutto anche della carica che i giocatori hanno ricevuto dalle ritrovate certezze societarie, una prima stagione coi fiocchi con una B sfiorata e un secondo campionato a oggi dignitoso e con una crescita progressiva di squadra e allenatore che potrebbero farci chiudere anche meglio. Il tutto scommettendo sui giovani e autofinanziandosi grazie all’abilità di un direttore come Ermanno Pieroni, uno che sa di calcio, vanta relazioni importanti nell’ambiente e va facendo campagne acquisti con budget ridotto e ritorni comunque decorosi.

 

la tribuna di Arezzo-Pisa, play-off dell'anno scorsoC’è chi dice: avevamo una buona squadra, si doveva programmare su quella e rinforzarla invece l’abbiamo smantellata. Vero, ma si torna lì: per farlo ci volevano soldi e La Cava ha ritenuto che, considerato il deserto intorno, ci si doveva autofinanziare per proseguire il cammino e così è stato fatto nel rispetto degli equilibri finanziari.

Se qualcuno si fosse avvicinato ed avesse dato sostegno forse il discorso sarebbe stato diverso. Ma il problema è ben più vasto di quel che riguarda il mondo del calcio. In questa città si sta camminando all’indietro, sia sotto il profilo sportivo che sotto quello economico. Una cappa di immobilismo ci tiene legati ad una sorte iniqua mentre intorno a noi crescono in piccole realtà miracoli che sarebbe facile duplicare con un minimo di elasticità mentale ed abbandonando una grettezza di fondo che non ci fa sollevare lo sguardo dal giardino di casa. A pochi km da qui, nella nostra città rivale per definizione (che non nomino per residua decenza), allo stadio vanno in quattro gatti come ben sappiamo, ma ogni anno fanno qualche migliaio di abbonamenti solo per dare un sostegno al club cittadino. E qua? L’effetto trascinamento non si è visto né l’anno della battaglia totale né dopo l’esaltante stagione dei play-off finita a Pisa.  

E ora abbandono il calcio, disciplina dai costi molto alti, ciò che rappresenta una facile scusa per il disimpegno. Perché in questa città non c’è una sola disciplina a livello di serie A? Non una. Non la pallacanestro. In A ci sono Brindisi (città ricca?), Cremona, Pistoia. Non la pallavolo. Quella maschile costa? E quella femminile? In A ci stanno Conegliano e Casalmaggiore, Chieri e Filottrano (!!). Pallamano: in A ci sono Fondi, Fasano, Conversano, Gaeta. Calcio a 5. In A Arzignano, Eboli, Pesaro, Avellino. L’elenco sarebbe infinito e più si va avanti, più monta la rabbia. E adesso andiamo a Monza, ricordandoci chi dobbiamo ringraziare se sabato vediamo una partita di calcio e non una strapaesana scapoli – ammogliati


scritto da: Paolo Galletti, 20/02/2020





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