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Due mesi senza tifo, senza voci, senza bandiere. Il calcio asettico che azzera i sentimenti

L'emergenza c'è e la decisione di giocare a porte chiuse va accettata. Il coronavirus costringerà gli appassionati di tutta Italia a confrontarsi con partite diverse, strane, surreali. E soprattutto in serie C con il rischio per tanti club di vedere sfumare introiti fondamentali. E' il caso dell'Arezzo, costretto a rinunciare alla sua gente per le partite più sentite contro Siena e Carrarese. Il senso di un pallone che rotola in rete sarà più difficile da comprendere



Una veduta del ''Città di Arezzo'' vuoto

62 lunghi giorni. Tanto sarà passato da quell’Arezzo-Como del 9 febbraio scorso, ultima partita interna quando gli amaranto scenderanno in campo con la Pistoiese per la giornata numero 36 di campionato in programma al Comunale l'11 aprile, data in cui se non ci saranno altre novità, i cancelli dello stadio cittadino riapriranno i battenti. Nel mezzo avremo vissuto già un paio di partite (le trasferte di Busto Arsizio e Monza), 22 giorni di pausa forzata e altri sette match fra calendario ordinario e recuperi a porte chiuse, come impone il decreto del governo con decorrenza 3 marzo. Non sta certo a noi criticare o giustificare certe decisioni prese da chi ha, o dovrebbe avere, cognizioni di causa ben maggiori delle nostre. Questo è stato deciso e questo sarà.

 

Gli amaranto festeggiano il gol del pari a Carrara assieme ai propri tifosiCosì però la Lega-Pro, già ai margini del calcio che conta e con migliaia di problemi che ne minano settimanalmente l’esistenza, rischia un vero e proprio collasso. Società che si reggono in piedi su equilibri che definire precari è un eufemismo si troveranno senza alcuni introiti fondamentali alle porte dell’ennesima scadenza fiscale in programma il 16 marzo, che rischia a questo punto di essere una tagliola difficilmente superabile per molte. Incassi persi, pubblicità allo stadio che andranno riviste e via discorrendo, sono tutte problematiche che metteranno a dura prova i bilanci delle società di terza serie. Se si fa il caso dell’Arezzo, si può facilmente intuire che salteranno alla voce “incassi” le due partite di cartello della stagione: il derby contro il Siena, giornata amaranto, e quello con la Carrarese. Nel mezzo sarà vietata al pubblico anche Arezzo-Pontedera per completare un quadro che definire drammatico è poco.

 

La curva e i giocatori dopo un gol nei play-off di anno scorsoFin qui abbiamo parlato del danno economico che questa situazione porta alle società. Che dire poi dei tifosi? Se si sta cercando di perdere l’essenza del calcio, bene, la strada è quella giusta. Una partita senza i tifosi è una cosa che non dovrebbe mai esistere. Le bandiere che sventolano, i cori della curva, i fischi agli avversari: tutte componenti che se tolte cambiano completamente il senso di 90 minuti di calcio. Questo articolo lo corrediamo con un paio di foto scelte a caso fra le centinaia a nostra disposizione che danno il senso di quello che avviene ad un gol della propria squadra. Ecco, questo per sette volte mancherà totalmente, sia in campo che da qualsiasi cronaca. Rimarrà solamente un'asettica lista di risultati con tanto di classifica, tanto per dire che il calcio non si ferma. Purtroppo invece il calcio si è fermato da un pezzo; da quando ha tolto importanza ai tifosi imponendogli sempre più paletti per poter tifare la propria squadra del cuore dal vivo. Passerà anche questa, anche se sarà difficile rimanere fuori quando in campo Arezzo e Siena si sfideranno. “Quando al ciel si alzeran le bandiere e i tamburi torneranno a rullar” canta un coro della Minghelli. Ecco, forse quel giorno il calcio sarà tornato fra noi.

 

scritto da: Simone Trippi, 06/03/2020





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