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SERIE C GIRONE A - 27a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Carrarese30Gozzano
Renate12Pergolettese
Monza11Arezzo
Siena11Albinoleffe
Juventus U2310Pianese
Olbia10Pistoiese
Pontedera01Alessandria
Giana ErminiorinvComo
LeccorinvPro Patria
Pro VercellirinvNovara
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NEWS

Il calcio ai tempi del coronavirus. Pandemia, costi e ricavi della serie C, i soldi di La Cava

In questo periodo i discorsi legati al pallone sono passati in secondo piano. Eppure non è troppo presto per ragionare sui danni economici che subiranno le società come l'Arezzo, iscritte alla Lega Pro. In questo senso, va apprezzato il fatto che il presidente amaranto ha saldato senza indugi gli stipendi di gennaio e febbraio a tutti i dipendenti e tesserati. Un gesto che merita apprezzamento e non certo supponenza



Parlare di calcio ai tempi del coronavirus è probabilmente fuori luogo. Ormai in tantissimi siamo costretti in casa dall’infuriare di una pandemia che non avremmo mai pensato di vivere, legati ai “bollettini di guerra” della protezione civile che ogni sera fa la conta dei contagiati, dei guariti e di chi purtroppo non ce l’ha fatta. A margine dell’emergenza sanitaria, giocoforza in prima pagina, si comincia a ragionare anche dell’immane danno economico che questa sciagura porterà a tutto il mondo ed alle economie più deboli come la nostra in particolar modo. Ripartire non sarà facile, servirà una lungimiranza ed una capacità di analisi e sostegno da parte di tutte le istituzioni che saranno chiamate a smentire l’attitudine ormai pluriennale alle inconcludenti zuffe da cortile.

Tra i settori che faranno una fatica terribile a ripartire ci sarà il calcio soprattutto a livello di serie C. La forbice tra ricavi e costi di questo campionato era già difficilmente sostenibile prima del blocco, adesso diventerà drammatica. E’ notizia di poche ore fa che tre società non hanno rispettato il termine per il pagamento degli stipendi del 16 marzo: Catania, Casertana e Siena. La prima è da tempo inguaiata, la seconda ha un assetto padronale non proprio chiarissimo ed ha anch’essa attraversato momenti di difficoltà, a Siena invece non c’erano mai stati né problemi né manifeste difficoltà. La presidente Anna Durio ha giustificato il mancato pagamento con la crisi che sta colpendo molte aziende a causa dello stop improvviso e globale. Ci sta, intendiamoci.

 

Non ci sta invece la supponenza con la quale qualcuno ha accolto la notizia che Giorgio La Cava ha onorato una volta di più i suoi impegni, frugandosi in tasca e assolvendo all’onere non insignificante di assicurare a giocatori e dipendenti il salario di gennaio e febbraio. Semplicistico dire che come qualunque imprenditore anche La Cava è tenuto a pagare i dipendenti con puntualità. Il campionato è fermo dal 22 febbraio, non si sa se e quando ripartirà. Se in un’azienda si fossero chiusi i cancelli il 22 febbraio i giorni di paga non sarebbero stati corrisposti . Si sarebbe fatto ricorso alle ferie, forse agli ammortizzatori sociali, ma lo stipendio pieno non era certo garantito. Né nelle grandi aziende né nelle piccole.

Forse è il caso, giacchè siamo chiamati a trascorrere parecchio tempo tra le mura domestiche, di provare a riflettere e smettere di considerare che tutto sia scontato quando si parla di quattrini. Forse è il caso di pensare che i due fallimenti della nostra società portano firme locali e che il terzo è stato evitato perché da fuori è arrivato l’aiuto decisivo. Forse è il caso di riconoscere che qui, a differenza (per esempio) di Siena, si fanno poche moine perché il carattere ognuno ha il suo, ma da due anni a questa parte la Società Sportiva Arezzo non sgarra di una virgola sul piano amministrativo finanziario. Una garanzia di serietà anche per il futuro, oggi come non mai appeso ad un filo. Sicuri che ci si possa permettere il lusso di fare i presuntuosi?

 

scritto da: Paolo Galletti, 20/03/2020





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