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SERIE C GIRONE A - 27a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
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Gli organi incompetenti e l'emergenza indecisionismo. Non si gioca, anzi sì ma forse no

Un balletto stucchevole di annunci, proclami e dietrofront: per la Lega Pro il futuro resta molto incerto. Il consiglio federale ha deliberato la ripresa del campionato, senza però specificare come, in che tempi e con quali modalità. Da club, calciatori e medici sociali si levano dubbi e perplessità, mentre Bari e Reggiana spingono per tonare in campo. In ogni caso, se sarà, gli stadi resteranno vuoti. E va bene la prudenza, ma a porte chiuse non è calcio



A metà giugno si rigioca. Forse. Quasi sicuramente no. Continua il balletto di indecisioni tra gli organi competenti (?) sul futuro del campionato di Lega Pro dell’anno horribilis del Covid 19, tra annunci, proclami, smentite e spifferi di corridoio. Nemmeno il Consiglio Federale del 20 maggio è valso a capirci qualcosa, dato che la generica affermazione che i campionati devono giungere a conclusione significa poco se non si specifica come, in che tempi e soprattutto con quali modalità. La gente nella stragrande maggioranza avrebbe preferito lasciar perdere. Partite senza pubblico, con il terrore che corre sul filo del contagio possibile, lontane dalla passione popolare che a dispetto delle televisioni e dei raggiri puntualmente posti in essere, resta un elemento fondamentale del gioco: allora meglio di no, meglio far festa e sperare di ripartire a nuovo da settembre, magari con una riforma della categoria della quale da tempo si sente assoluto bisogno.

Anche i calciatori non nascondono le perplessità legate sia alle possibilità di ripresa fisica ed agonistica che alla sicurezza. I medici sociali hanno preso precisa posizione contro la ripresa del campionato e la stragrande maggioranza delle società non ha fatto mistero di avere problemi enormi di natura economica e organizzativa, problemi difficilmente sormontabili per adeguarsi ai protocolli legati a distanziamenti, test e quant’altro questa maledetta epidemia si porta dietro. Senza considerare che tutta la categoria chiede e necessita di sostegni pubblici per la ripartenza, dato che gli imprenditori che guidano le società hanno già i loro problemi con le rispettive aziende penalizzate dalla quarantena. E allora? Dove sta il problema se tutti sono d’accordo (assemblea di lega ad inizio mese) con lo stop? Il problema sta che nel chiudere la stagione come proposto da Ghirelli restavano in C club come il Bari che ritiene evidentemente che la categoria superiore gli sia dovuta in forza dell’assetto proprietario o la Reggiana (pardon, Reggio Audace, che tristezza) che evidentemente ha la memoria corta dopo i recenti trascorsi  fallimentari.

 

Ma tant’è. Minacce di ricorsi e carte bollate come se piovesse e del resto in Italia non c’è niente di più facile che trovare un legale pronto a battagliare per mesi nei tribunali sportivi o amministrativi in forza della strabordante normativa vigente (che non di rado si contraddice  da sola). Si parla di rivedere (al ribasso) le norme di sicurezza per adeguarle alle minori potenzialità dei club di lega Pro, si parla di giocare solo i play-off ed i play-out a partire dalla classifica attuale (che andrebbe però rivista alla luce del fatto che alcune società hanno omesso i previsti pagamenti di stipendi e contributi a marzo ed andrebbero quindi penalizzate, con conseguente variazione della graduatoria).

Un pasticcio comunque lo si voglia guardare. Gli altri sport hanno deciso con un apprezzabile senso del pudore dinanzi alla tragedia e della prudenza a tutela dei tesserati, di annullare la stagione. Come se ci fosse stata una guerra e per certi versi questa pandemia è anche peggio, perché in guerra il nemico sai dov’è e qui no. Il sistema calcio che si è avvitato da solo nella spirale dei troppi debiti probabilmente non può permettersi scelte analoghe ed allora si arrampica sugli specchi per far quadrare il cerchio. Solo che nessuno ci mette la faccia e la firma per far riprendere il gioco, perché poi se succede qualche disgrazia chi ne risponde? In Germania qualcuno la responsabilità se l’è presa, lo stesso in Spagna. In Francia hanno deciso di chiudere bottega fino settembre, ma almeno hanno deciso. Da noi si continua a danzare sul filo col risultato che molti appassionati sono sempre più disgustati e verrebbe voglia di lasciarli giocare da soli, questi fenomeni dell’indecisionismo e dell’affarismo applicato alla passione. Poi ti volti e vedi il gagliardetto, la sciarpa o la bandiera amaranto appoggiata in un angolo e senti dentro qualcosa che è ancora vivo e che ha voglia di tornare. E sia se deve essere, ma con prudenza, con tanta prudenza.

 

scritto da: Paolo Galletti, 22/05/2020





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