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Dalle passerelle sotto la curva alle accuse per lo striscione. La coerenza incompresa dei tifosi

Se l'Arezzo morirà, non sarà certo per colpa dei tifosi che hanno appeso lo striscione davanti alla casa del presidente. Ciclicamente l'Arezzo torna in maniera inquietante ad un passo dal baratro, ma se siamo arrivati a questo punto le colpe vanno ricercate altrove. Nessuno ce l'ha con La Cava ma la richiesta è sempre la stessa: chiarezza e garanzie.



Dopo una domenica vissuta a colpi di striscioni, dichiarazioni e comunicati che in poche ore hanno mutato drasticamente gli scenari l’unica considerazione che questo lunedì mattina ci porta in dote è questa: giu’ le mani dai tifosi, uniche vittime di gestioni che ciclicamente portano l’Arezzo alle soglie del baratro. E’ troppo facile oggi dare la colpa ad uno striscione, peraltro per niente offensivo e figlio solo di richieste di chiarezza puntualmente cadute nel vuoto. E’ troppo facile ricordarsi dei tifosi solo quando c’è da sottoscrivere gli abbonamenti o acquistare il biglietto per poi puntargli il dito contro ogni qualvolta fanno sentire la propria voce. Dispiace oltre modo che a mettere i tifosi nel mirino sia un presidente che solo due anni e mezzo fa ha vissuto sulla propria pelle le macerie di una pessima gestione societaria e ha potuto toccare con mano propria con quanto amore e sacrificio i tifosi hanno contribuito insieme a lui a salvare da quel baratro che oggi si avvicina la S.S. Arezzo. I tifosi sono sempre gli stessi ogni anno che passa ma vengono sempre definiti nei modi più disparati: sono splendidi, sono affezionati, sono beceri, sono maleducati, sono offensivi a seconda di come torna comodo dipingerli. A volte sembra che dietro frasi di facciata si nasconda un certo malumore nei loro confronti, come se i tifosi fossero un peso ingombrante in molte situazioni che essere presidente di una società calcistica ti fa vivere. Quindi ecco che non accettiamo minimamente la teoria che a far morire, se morirà, l’Arezzo siano state quelle mani che hanno confezionato e appeso quello striscione. Sono ben altre le cose che hanno accompagnato l’Arezzo alle soglie del burrone e trovare oggi scuse è quanto meno stucchevole. Il presidente che oggi si sente tradito da una parte della tifoseria dovrebbe ricordarsi tutte le volte che è stato applaudito ed osannato nelle sue passerelle pre-gara sotto la Minghelli.

 

Nessuno ha mai contestato niente a Giorgio La Cava, c’era solo in quello striscione una lecita richiesta di chiarezza. ‘’Ma questi tifosi perchè non sono andati ad attaccare gli striscioni sotto casa di Gatto in passato?’’ si chiede amareggiato il patron amaranto. Per la cronaca quei tifosi che sono stai ieri a Perugia sono gli stessi che in passato sono stati a Roma ad attaccare striscioni, per altro di ben altro tenore, contro personaggi quali Ferretti e compagnia. Stiamo allestendo una galleria fotografica in continuo aggiornamento per rincuorare il presidente e fargli presente che i tifosi hanno negli anni dimostrato una certa coerenza nel sottolineare le magagne del momento. Oggi la gente ha solo paura che la storia si ripeta sempre uguale. Paure lecite e, purtroppo, quasi sempre corroborate poi da fatti. Questa settimana può significare tutto per il futuro dell’Arezzo, quelle due frecce nello striscione di ieri lo spiegavano alla perfezione. L’Arezzo si salverà, lo speriamo con tutto il cuore, ma se morirà un’altra volta non sarà assolutamente per colpa dei suoi tifosi.

 

scritto da: Simone Trippi, 06/07/2020





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