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AMARANTO TV

SERIE C GIRONE B - 29a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Imolesedom12.30Triestina
Sambdom12.30Arezzo
Fanodom15Fermana
Matelicadom15Legnago
Cesenadom16Vis Pesaro
Feralpi Salòdom17.30V. Verona
Gubbiodom17.30Ravenna
Padovadom17.30Perugia
Carpidom20.30Modena
Mantovalun21Sud Tirol
MONDO AMARANTO
il tifosissimo Luca
NEWS

Da A Forest a Highway to Hell: la terribile playlist di una stagione da dimenticare

A volte le parole non bastano a descrivere certi stati d'animo e in questi casi ci viene spesso in soccorso la musica con delle canzoni che riescono con una semplice frase a fotografare alla perfezione determinati momenti. Gli ultimi sei mesi dell'Arezzo rientrano bene in questa casistica. Dove le parole non riescono ad arrivare ci pensano le canzoni a sottolineare quello che stanno provando in questa stagione i tifosi amaranto



Parafrasando i Verdena, a Stellone mi verrebbe da dire: “Trovami un modo semplice per uscirne”. La verità, però, è che un modo semplice non c’è e il tempo sta finendo (Time is running out, Muse). Claudio Lolli, diversi anni fa, cantava “Aspettando Godot” e noi facciamo lo stesso, attendendo ogni giornata una vittoria che puntualmente non arriva mai. La title track della nostra playlist infernale è “A Forest” dei Cure, con le sue sonorità tetre e spettrali (“I’m lost in a forest, all alone”) perché ci ritroviamo soli, mestamente all’ultimo posto con un distacco a dir poco preoccupante persino dal Ravenna penultimo. Il mister, appunto, sembra già un professore triste (Sad Professor, R.E.M.) che non sa cosa inventarsi per risollevare la situazione e forse in testa canticchia “Chi c***o me lo fa fare” di Caparezza. “Chissà come mai adesso non sorridi più” (Dove Sei, Daniele Silvestri), e speriamo non faccia la fine di Camplone, che ben presto divenne “Depressissimo” (Rancore, nome omen). Noi che non sorridiamo da novembre, dopo l’unica vittoria stagionale, lo sappiamo come mai: qualche giorno fa col Carpi, ad esempio (tralasciando la gita di Padova) era l’ennesima partita, forse più delle altre, da dentro o fuori, da “Vivere o Morire” (Motta), come lo era prima col Gubbio e come lo sarà anche domenica col Matelica. Invece niente, noi al massimo pareggiamo e Ligabue, rispondendo a Motta, direbbe “Vivo, Morto o X”. Non torniamo a vivere, ma non siamo nemmeno capaci a morire una volta per tutte: rimaniamo nel limbo, ignavi di dantesca memoria fino all’ultimo, mentre noi tifosi siamo i dannati nelle cerchie infernali, che viviamo una sorta di contrappasso per non so quali successi e quali gioie passate e ci avveleniamo le giornate e le settimane… Per il momento, infatti, “i tuoi weekend mi distruggono” (Ministri), caro Arezzo: che sia sabato, domenica, alle 15 o alle 17.30, ogni partita è un’agonia. “Voglio un passato migliore”, prosegue la canzone, per rifare tutto da capo, azzeccare subito l’allenatore e allestire una rosa dignitosa fin dall’inizio per non dover ricorrere a qualche svincolato “vecchio e gommoso” (Festa Mesta, Marlene Kuntz) che si unisce alla schiera di giocatori che vanno in campo “Disinteressati e indifferenti” (il Teatro degli Orrori, nome della band, ma anche della nostra stagione). Il primo problema, infatti, è che questo progetto è Nato Sbagliato (Articolo 31): “ho iniziato a deperire dalla nascita, e ora nulla va come vorrei (Teenage Angst, Placebo). Purtroppo, ormai non si torna indietro e “probabilmente la situazione è irreversibile”, come cantava il Management (del Dolore Post-operatorio). Eppure, in 13 partite ancora qualcosa si potrebbe fare… Però ci vorrebbero “attenzio’, concentrazio’, ritmo e vitalità” perché se l’Arezzo si rilassa, collassa (Bandabardò, ciao Erriquez, sigh…), servirebbe voglia di vivere (“The Will to Live”, Ben Harper) e di correre, invece “le gambe vanno via in vacanza” (Allacci e Sleghi, Bud Spencer Blues Explosion). Sarebbe anche necessario che i giocatori credano che “non è tutto perduto” (“Everything’s not lost”, Coldplay), anche se a noi dal divano sembra proprio di sì e loro fanno di tutto per non farci cambiare idea, senza sveglie e senza sorprese (No Surprises, Radiohead). “State sperando in un miracolo?” gridano i Bloc Party in “Helicopter”. Se sì, invidio il vostro ottimismo, io non riesco nemmeno più a sperarci, vorrei solo svegliarmi a fine aprile e poter dire che, in qualche modo, “Abbiamo vinto la guerra” (Lo Stato Sociale), come abbiamo fatto quasi tre anni fa. Ma quella, a differenza di questa, era una squadra vera. Questa, invece, ha imboccato l’autostrada per l’inferno (Highway to Hell, AC/DC) e sembra quasi che l’uscita non la voglia neanche minimamente prendere.

 

scritto da: Luca Amorosi, 19/02/2021





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