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''Zitti e buoni'', c'è da vincere. Dai Maneskin ai Verdena, colonna sonora del finale di stagione

Ci sono canzoni che rappresentano la playlist perfetta per il campionato dell'Arezzo, arrivato allo snodo cruciale. CCCP, Subsonica, White Stripes, Afterhours: parole e musica da prendere come spunto per dare la svolta tanto attesa al torneo. Sabato contro la Fermana non si può più sbagliare



Ci sono cose che pesano”, dicono i Verdena in 17 Tir nel Cortile (sono troppo cattivo se penso che sia una buona descrizione del nostro Arezzo tra undici titolari e panchina?). Una cosa che pesa come un macigno, ad esempio, è tornare da San Benedetto del Tronto a mani vuote, e vedersi ancora desolatamente ultimi nonostante le altre stiano facendo di tutto per tenerci in vita. “Colpiscono un cuore di piombo” e poi, prosegue la canzone, “ci sono (pure) cose che schiacciano”. Il nostro cuore è stato colpito ripetutamente quest’anno, vessato da inizio stagione, avendo pochissimi momenti per poter battere di gioia anziché di rabbia, delusione o angoscia. Una cosa che potrebbe schiacciarci del tutto, adesso, sarebbe affrontare nel modo sbagliato il prossimo trittico di partite, ora più che mai davvero decisive per il nostro destino. Lo diciamo da tanto che serve una svolta, ma ora non si può davvero più rimandare.

 

 

Quest’Arezzo sembra “condotto da fragili desideri”, come direbbe Giovanni Lindo Ferretti con i furono CCCP in Trafitto (titolo perfetto per definire il Cavallino), quando invece la voglia di uscire da questo pantano dovrebbe essere tutt’altro che fragile, ma piuttosto sovrastare tutto e tutti, difficoltà e avversari, sfortune e torti, a maggior ragione vista la presunta superiorità tecnica rispetto alle dirette concorrenti. E allora vorremmo poter scrivere che gli amaranto “verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove” (Curami), tanto per restare “fedeli alla linea”: c’è “solo una terapia”, la vittoria, che se fosse di carne e avesse voce all’Arezzo penso griderebbe forte: “Che ti venga voglia di me”.

Sì, perché serve anzitutto la volontà di giocare per un solo risultato, i tre punti, senza calcoli o tabelle, mentre invece la sensazione fastidiosa è che la truppa di Stellone miri troppo spesso al compitino senza quella foga di fare sua l’intera posta, come se ci fosse ancora un campionato intero da giocare, quasi non fossero consapevoli della gravità della situazione ad appena nove giornate dal termine: emblematico l’atteggiamento al Riviera delle Palme, con una formazione anche ordinata e compatta, per carità, ma che non ha spinto quanto avrebbe dovuto per vincerla, e alla fine l’ha pure persa. Non così diverso quanto accaduto nel match casalingo con il Mantova quando, dopo il pari dei lombardi e palesemente in debito d’ossigeno e di energie, ci siamo ritirati come una chiocciola nella sua conchiglia per preservare il punticino.

 

In questi tre incontri che vengono, al contrario, devono sapere che il segno ics non basta, che bisogna cercare la vittoria sempre e comunque, perché se così non fosse, “un'altra volta mi avvelenerò, del tuo veleno mi avvelenerò” (Veleno, Subsonica). E questa volta, se non arriveranno dei successi fondamentali, questo veleno sarà davvero fatale, e la salvezza diventerebbe una “squallida chimera”, prendendo in prestito le parole di Daniele Silvestri nel pezzo Il Dado, con “il mio destino in una mano sapendo già che ho perso”. L’Arezzo invece dovrà “giocarsi tutto in un momento, un solo lento tiro”, perché ogni istante, ogni dettaglio, ogni calcio piazzato potrebbe risultare determinante tra restare vivi e precipitare definitivamente nel baratro.

Come cantano i White Stripes in Conquest (che dovrebbe essere il motto e il grido del nostro finale di campionato), “da quel giorno la situazione si ribaltò, il cacciato diventò il cacciatore e il cacciatore diventò la preda”. Allo stesso modo, noi dobbiamo invertire i ruoli una volta per tutte: non essere più la preda facile per chiunque ci affronti, ma il cacciatore implacabile che miete vittime e porta a casa il bottino.

 

 

Vorrei chiudere con una speranza che va anche oltre queste tre partite, da cui comunque passa una buona fetta del nostro futuro. Gli Afterhours nel 1997 in Voglio una pelle splendida cantavano “senza un finale che faccia male, coi cuori sporchi, e le mani lavate, a salvarmi, vieni a salvarmi, salvami”. Ecco, ci piacerebbe tanto un finale che non faccia male, ma per ottenerlo dobbiamo sporcarci anche il cuore, se serve. Basta specchiarsi, basta alibi e piagnistei, basta pensare di essere più forti dall’alto di non so quale piedistallo, basta giocare di fioretto, basta lesinare energie o tirare indietro la gamba.

Zitti e buoni”, per parafrasare i Maneskin freschi vincitori di Sanremo, andate in campo e sporcatevi le mani, ora o mai più, e poi, una volta raggiunto l’obiettivo, ve le potrete lavare e allora forse vi sarete lavati anche la coscienza. Salvateci e salvatevi, a partire da sabato. Forza vecchio cuore amaranto.

 

scritto da: Luca Amorosi, 11/03/2021





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