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SERIE C GIRONE B - 19a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Arezzo02Cesena
Fano11Gubbio
Fermana21Legnago
Imolese20Matelica
Mantova00Triestina
Perugia32Feralpi Salò
Samb01Padova
Sud Tirol10Vis Pesaro
Carpi42Ravenna
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Pieroni: "Mi hanno ucciso e sono rinato"

"Grazie all'Arezzo per me è cominciato un terzo ciclo di vita". Da Gustinetti a Conte, da Gaucci a Moggi. Il direttore sportivo dice tutto



Ermanno Pieroni prende appunti sull'agendaLa mancata conferma di Gustinetti, l’arrivo di Antonio Conte, i rapporti con il presidente Mancini, le scelte di mercato, calciopoli, Gaucci, Moggi. Nell’intervista che segue, Ermanno Pieroni ha parlato di calcio con la solita schiettezza, a 360 gradi, confessando anche il suo cruccio più grande: l’inibizione per il fallimento dell’Ancona, che lo ha ferito nell’anima ma che gli ha consentito di aprire un terzo ciclo della sua vita professionale e umana.

Direttore Pieroni, perché non è stato confermato Gustinetti?

“E’ una domanda che dovrebbe porsi lui stesso. Se dopo aver ottenuto 66 punti in classifica, con dieci calciatori lanciati in B, la società ha confermato direttore sportivo, staff tecnico e gran parte della rosa, tranne l’allenatore, Gustinetti dovrebbe chiedersi perché è andata a finire in questo modo. Probabilmente conosce anche le risposte”.

Noi però non le conosciamo, e nemmeno i tifosi. Gustinetti ad Amaranto magazine ha detto che forse era diventato troppo ingombrante. E’ così?

“No. Né Mancini, né il sottoscritto cercano le passerelle. Quelle le abbiamo sempre lasciate ai protagonisti veri, calciatori e tecnici. Però un conto è giudicare la facciata di una persona e un altro conto è conoscere la realtà per averla vissuta giornalmente. E aggiungo una cosa, senza voler alimentare polemiche”.

Dica.

“L’Arezzo dell’anno passato era una squadra molto forte, tra le più forti del torneo. Il Mantova e il Cesena, per esempio, a livello di organico non erano certo superiori a noi. E siccome ho sentito parlare spesso da parte del tecnico di decime scelte di mercato, dico che non si è reso merito ai calciatori, sviando giudizi e valutazioni. Chiunque avesse allenato l’Arezzo, calandosi nel ruolo nel modo giusto, sarebbe rimasto per tanti anni. Se il presidente ha deciso così, avrà avuto i suoi motivi. Fermo restando che Gustinetti, in realtà, non è mai stato licenziato. Mancini, con me presente, lo informò che aveva intenzione di vendere la società e che correttamente lo lasciava libero. Se non avesse venduto, Gustinetti sarebbe stato il primo della lista”.

Poi cos’è successo?

“In effetti le cose sono andate per le lunghe, è passato più tempo del previsto. Gustinetti mi ha chiamato prima di firmare per il Crotone e mi ha chiesto un parere”.

Lei cosa gli ha detto?

“Gli ho consigliato di non andare. Non lo vedevo e non lo vedo adatto a quella piazza, anche perché qua ad Arezzo aveva trovato un clima e un’organizzazione completamente diversi. Però lui ha deciso diversamente e gli faccio un in bocca al lupo sincero. Anche se spero che l’Arezzo batta il Crotone. Il Crotone, non Gustinetti”.

Da uomo di calcio, come spiega il fatto che da venticinque anni a questa parte, soltanto Angelillo e Cosmi abbiano resistito in panchina più di una stagione?

“E’ un dato statistico che ha un che di assurdo. Non me lo spiego, Arezzo è un ambiente maturo, sereno, senza pressioni, ideale per il lavoro di un allenatore. Si tratta di una stranezza incredibile”.

Partito Gustinetti, avete scelto un giovane come Antonio Conte. Cosa vi ha spinto in questa direzione?

“Avevamo una rosa di cinque, sei elementi con cui abbiamo parlato a lungo. Volevamo un allenatore senza staff, perché erano già stati confermati Tebi, Coratti e Riommi, che tra l’altro hanno rifiutato altre proposte pur di restare. E poi volevamo un tecnico motivato, con la fame giusta. Conte ci è sembrato la scelta migliore”.

E la trattativa con Orsi perché è saltata?

“Perché all’ultimo momento l’Inter è venuta meno agli impegni reciprocamente assunti”.

Cosa le piace di Conte?

“L’umiltà, ancora più apprezzabile per uno che ha debuttato a 16 anni in A e che è stato capitano della Juventus e della Nazionale. Cercheremo di mettergli a disposizione una squadra forte, perché senza quella nessun allenatore ottiene risultati. Mi auguro che tutto l’ambiente gli dia il massimo sostegno”.

Quando c’è da scegliere l’allenatore, alla fine decide lei o il presidente Mancini?

“Mancini mi ha sempre lasciato autonomia completa, poi è chiaro che le scelte le discutiamo in due. Non dimenticate che il presidente con le sue aziende guida più di duemila dipendenti: lui ha la capacità di guardare negli occhi una persona e capirne al volo le possibilità. Abbiamo deciso insieme su Conte, insieme decidemmo un anno fa su Gustinetti”.

Perché Mancini non riesce a instaurare un feeling duraturo con la tifoseria?

“Perché non è un uomo mediatico. Lui pensa a lavorare sodo e onestamente. Punto. E’ convinto che bisogna essere giudicato per i fatti, a differenza di altri che i fatti li lasciano perdere e però si sanno vendere bene. Un po’ mi somiglia, il presidente. Lui non è mai andato sotto la curva, ma per l’Arezzo ha fatto sacrifici importanti, gestendo la società in maniera seria e responsabile. Non ci sono debiti qua, c’è una gestione impeccabile”.

Una curiosità: quando Mancini ha tentato di vendere, anche la conferma di Pieroni è stata in discussione?

“Sì. Il presidente ha sciolto le riserve i primi di luglio e solo dopo mi sono messo al lavoro. Faccio notare, per onor del vero, che sono rimasto ad Arezzo, nonostante qualche offerta mi fosse arrivata, perché credo fermamente nel progetto che abbiamo avviato”.

a colloquio con Antonio Conte Tornando a Conte: lui è stato molti anni alla Juve, l’anno scorso era al Siena. Non teme che qualcuno interpreti la vostra scelta come una conferma del sospetto che l’Arezzo è ancora legato a Moggi e alla Gea?

“A Conte l’ho detto subito: se vieni da noi penseranno che la continuità del teorema sull’Arezzo è salva. Invece il teorema è sballato, questa è una società che segue solo il sistema Mancini e mai ha subito prevaricazioni. Ci sono stati tentativi l’anno passato di imporre Agostinelli in panchina, Pavarese o Castagnini come direttori sportivi. Beh, Mancini ha sempre fatto di testa sua”.

Il nuovo Arezzo come sarà?

“Pronto a valorizzare i ragazzi del settore giovanile. A Norcia ci sono cinque Primavera, insieme a diversi sconosciuti provenienti dalle categorie minori. Abbinati all’ossatura base della prima squadra, potranno dare indicazioni utili a Conte”.

Due nomi su cui puntare?

“Ne faccio uno, Andrea Ranocchia. E’ un ’88 ma è pronto per giocare ad alti livelli. Sarà il primo di una lunga serie, vedrete”.

Che fine hanno fatto Fabiano, Pedro Lopez, Adeshina?

“Tutti prestiti rientrati alla base. Ma qualcuno, se troviamo le condizioni economiche giuste, potrebbe anche tornare. Per esempio Lopez e Fabiano”.

Quale partenza le è dispiaciuta di più?

“Quella di Carrozzieri, si è portato via un pezzo del mio cuore. Ha fatto un’annata splendida, ha sfruttato in pieno la possibilità che gli ha dato l’Arezzo di tornare grande. Gli auguro le migliori fortune, se le merita”.

Floro Flores va o resta?

“Floro mi riempie gli occhi a vederlo giocare, non vogliamo venderlo. Lui deve fare un altro anno con noi per migliorare ancora di più, per salire un ulteriore gradino. Tante partite e tanti gol come ad Arezzo non le aveva mai giocate e non li aveva mai segnati. Non è un caso. Le offerte non mancano, non lo nascondo. Zeman, che lo fece debuttare a Napoli, lo vorrebbe al Lecce. Però ce lo teniamo stretto, rappresenta il gusto di pagare il biglietto dello stadio. Spero che ora, dopo aver letto queste mie frasi, non si monti la testa”.

L’obiettivo play-off è realistico?

“Di sicuro ci teniamo a fare bella figura e quindi cercheremo di migliorarci a livello tecnico. Certo è che centrare i play-off mi sembra compito improbo, anche se in campo si parte sempre undici contro undici. In ogni caso dico ai tifosi che c’è tempo fino al 31 agosto, sia per valutare bene i giocatori che abbiamo in rosa, sia per capire in quali reparti c’è necessità di intervenire. L’importante è che la squadra lavori con impegno e dia il massimo, come tutti hanno fatto l’anno scorso, da Gustinetti al magazziniere Sarrini ”.

Secondo lei la serie B giocherà ancora di sabato?

“Chissà, potrebbe anche darsi che si torni a giocare la domenica. Per l’Arezzo sarebbe sicuramente meglio”.

Veniamo a calciopoli. Cosa pensa del commissario Guido Rossi?

“Una persona pulita, un uomo attento alle regole che fa rispettare le regole. Al di sopra delle parti. Sta riportando il calcio nel binario giusto, con la durezza che era necessaria. Apprezzo pure il lavoro di Borrelli: questo sì che è un ufficio indagini, non quello che c’era prima”.

Juve a -17 in B, Fiorentina e Lazio penalizzate in A, Milan in Champions. Che ne dice?

“La solita sentenza all’italiana. Siamo partiti con titoloni e giornalate, poi nell’ultima settimana è scoccata l’ora del perdonismo e del buonismo. Certa stampa ha dimostrato di essere legata a doppio filo a interessi di parte, un fatto grave secondo me. Sindaci e parlamentari hanno messo bocca sulle vicende dal calcio e alla fine chi sospetta che sia stata una giustizia politica non ha tutti i torti. Dall’eccessivo accanimento del procedimento davanti alla Caf siamo arrivati all’eccesso opposto della Corte Federale. Mi domando com’è possibile che sia stato praticamente assolto uno come Franco Carraro, che ha governato e gestito il sistema per anni. Col suo passato alle spalle non può essere innocente, ma di sicuro ha confermato di essere un uomo molto potente. Da ex arbitro, invece, mi fa piacere che dal processo sia uscita bene la classe arbitrale. I fischietti erano la parte debole della struttura. La Juve? Con -17 può tornare subito in A, però avrà vita dura”.

Sulle intercettazioni telefoniche è in corso un dibattito piuttosto acceso. Lei che ne pensa?

“Che è solo grazie alle intercettazioni dei Carabinieri di Roma e della Procura di Napoli che è venuto fuori il marcio dell’organizzazione calcistica. Penso comunque, allacciandomi ad un altro argomento caldo, che il diritto alla difesa degli imputati sia sacrosanto. Forse questo diritto, davanti alla Caf, non è stato tutelato fino in fondo. E allora viene il sospetto che il processo sia più mediatico che giusto, che siano condannati gli innocenti. Per il bene del calcio, questo non deve accadere. Va colpito chi ha sbagliato”.

la presentazione del nuovo allenatore amarantoI vertici federali sono stati azzerati. Che effetto le fa?

“Se Carraro si trova in questa situazione, vuol dire che il sistema era saltato. Spero che torni il calcio al quale tutti siamo legati, per il quale lavoro da 45 anni. La vittoria del Mondiale ha ridato slancio ai giovani, che portano forza al movimento. Le regole devono essere rispettate da tutti, i diritti televisivi finalmente saranno ripartiti in modo più equo. Ci sono i presupposti per ripartire con più giustizia”.

La cupola del calcio esisteva veramente?

“Le registrazioni telefoniche pubblicate su tutti i giornali parlano in modo inequivocabile. C’erano troppe collusioni tra dirigenti di club, dirigenti arbitrali, dirigenti federali”.

Ridirebbe le cose che disse nel 2005 nella famosa intervista a La Repubblica, quando lanciò una serie di accuse circostanziate contro Moggi, Carraro e tutto il sistema calcio?

“Le ridirei sì, si sono verificate tutte. Io già a maggio del 2004, quand’ero presidente dell’Ancona in serie A, andai alla Guardia di Finanza di Roma per alcune dichiarazioni spontanee sulle anomalie e le ingiustizie del calcio. Il colonnello Magliocco ne ha fatto poi oggetto d’indagine con i pubblici ministeri Palamara e Palaia”.

Che impressione le ha fatto Moggi nelle sue interviste televisive?

“Non le ho viste”.

Le tesi difensive degli imputati le sembrano credibili?

“Le intercettazioni dimostrano chiaramente l’indifendibilità di certi dirigenti, di certi designatori, di certi arbitri”.

Lei ha lavorato molti anni con Luciano Gaucci, che da grande accusatore è diventato grande accusato. Come se la spiega una parabola del genere?

“Il Gaucci che conoscevo io era diverso da quello di oggi. Sono stato sette anni con lui, durante i quali ho potuto esprimere al massimo le mie capacità professionali. Di quel periodo, di quel Gaucci conservo un ricordo positivo. Dell’ultimo Gaucci non posso dire altrettanto”.

Il giudizio vale anche per i figli Alessandro e Riccardo?

“Diciamo Gaucci in generale, tanto alla fine decide sempre il padre”.

Adesso il calcio si è veramente ripulito?

“Il calcio ha attraversato diversi cicli storici in cui la corruzione aveva superato i livelli di guardia e si è dovuto intervenire. Quest’ultimo scandalo, il più grave in assoluto, avrà l’effetto benefico di cancellare tante anomalie, anche perché gli italiani nelle difficoltà diventano più forti. Il Mondiale ne è l’ultimo esempio”.

Le pesa di più l’inibizione che deve scontare per il fallimento dell’Ancona o i pettegolezzi sul suo arrivo ad Arezzo, che secondo qualcuno è stato architettato da Moggi in persona?

“L’inibizione. Io sono solo rinviato a giudizio, incensurato e in attesa di una prima sentenza. Eppure la giustizia sportiva mi ha già inibito per cinque anni. Il dottor Agricola, medico della Juventus, dopo la condanna in primo grado al processo sul doping non era ancora stato giudicato dalla Commissione disciplinare della Figc. Così andava il calcio con il vecchio sistema dei due pesi e delle due misure. Io sono sereno, forte dentro. All’Ancona ho dato tanto, troppo, e non ho preso. La verità è venuta a galla dopo appena due anni: ora si sa come si erano iscritte certe società ai campionati, quali interessi c’erano per colpire l’anello più debole della catena, cioè l’Ancona, e farla diventare l’agnello sacrificale. Ma io non ero l’unica pecora nera del calcio. Io ho pagato ingiustamente a livello personale e nei confronti dell’opinione pubblica. I processi purtroppo durano un’eternità: sono stato ucciso mediaticamente e magari fra dieci anni scriveranno dieci righe per commentare la mia assoluzione. Questo mi rende impotente, mi sembra di essere tornato a quando avevo 18 anni e comprai una 500 con le cambiali. Andavo da Jesi a Fabriano per lavorare alla Merloni, appena diplomato, povero ma pieno di speranze. Proprio come adesso. Per me è cominciato un terzo ciclo di vita, che affronto con dignità e senza vergogne perché sono pulito dentro”.



scritto da: Andrea Avato, 25/08/2006