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SERIE D GIRONE E - 6a giornata

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Ramon Muzzi in prova. Un cognome che pesa, un reparto da completare. L'Arezzo lo valuta

Figlio dell'attuale responsabile del settore giovanile amaranto, l'attaccante classe '98 ha vissuto una carriera fatta di alti e bassi. I settori giovanili di Roma, Torino, Lazio e Brescia, poi la serie D con Savona e Borgosesia e l'Eccellenza con la Lupa Frascati. Adesso la possibilità di firmare con l'Arezzo, con Mariotti che ieri ha parlato chiaro: ''Lo terremo solo se ci avrà convinto''



Ramon Muzzi con la maglia della LazioDomenica scorsa si è chiuso il ritiro pre-campionato a Pieve Santo Stefano per gli amaranto guidati da mister Mariotti con l’amichevole di Gubbio contro i padroni di casa, che si sono imposti nel finale di gara per 1-0. Oltre ad interessanti spunti tattici e tecnici la gara ha segnato l’esordio con la maglia del cavallino per Ramon Muzzi, figlio di Roberto (attuale responsabile del settore giovanile).

L’attaccante classe ’98, al momento in prova, in questa stagione potrebbe fare parte del reparto offensivo assieme a Sparacello e Foggia. Nato a Roma il 3 settembre, all’età di 11 anni entra a far parte del settore giovanile giallorosso, con la squadra giovanissimi. Con la formazione Allievi, a causa anche dei tanti attaccanti (tra cui Tumminello, Antonucci, Di Nolfo) trova poco spazio nella compagine che poi avrebbe vinto lo Scudetto di categoria (sconfiggendo in finale l’Empoli) e così a fine stagione, decide di abbandonare il giallorosso per tentare l’avventura con la maglia granata del Torino.

È l’estate del 2015 e il giovane Muzzi diventa l’attaccante titolare della squadra Berretti. Vive un’ottima annata, conclusasi con la sconfitta nella finale scudetto con l’Inter, trovando il gol anche nell’atto conclusivo. Stagione vissuta da protagonista che gli vale la chiamata della Primavera della Lazio (che batte la concorrenza di Samp, Genoa, Sassuolo e Pro Vercelli), ripercorrendo le orme del padre Roberto che aveva vestito le maglie di entrambe le squadre capitoline. A Formello divide l’attacco della squadra, allenata da Andrea Bonatti, con Alessandro Rossi, lo scorso anno buon protagonista a Viterbo. E' una stagione sulle montagne russe: poche volte titolare, quasi sempre utilizzato a partita in corso (saranno 24 le presenze su 26 partite di campionato), coronate dalle reti alla Samp e al Milan. A fine stagione, decide di cambiare procuratore, passando da Fabio Guardabasso a Franco Zavaglia e, assieme al nuovo entourage, prende la decisione di lasciare la Lazio, dopo un lungo tira e molla, anche a causa di un rapporto mai completamente sbocciato.

 

l'attaccante con il padre Roberto (foto Instagram)Il 7 settembre 2017 firma con il Brescia, con cui partecipa al campionato di Primavera 2 sotto la guida di Roberto Baronio, che lo utilizza come attaccante nel suo 3-5-2 assieme a Francesco Verde. A livello personale l’annata è più che buona, con 8 reti in appena 19 apparizioni. Terminata la stagione passa tra i “grandi”, firmando con il Savona, ambiziosa squadra del girone A di serie D.

Con gli striscioni guidati da Alessandro Grandoni, ex difensore in A con le maglie di Samp e Torino, non va come si aspettava e nonostante un terzo posto finale e un girone d’andata con diverse presenze (alla fine saranno 15 ed una rete al Borgosesia), la stagione finisce con un ridotto utilizzo nel girone di ritorno e il ricorso (vinto) davanti al giudice della Commissione accordi economici della LND, assieme al compagno Piacentini, per il pagamento di vertenze pregresse.

Nell’agosto 2019 arriva la chiamata proprio del Borgosesia, squadra che abbraccia decisamente la linea verde, affidata all’altrettanto giovane Marco Didu. In Piemonte fino all’interruzione dei campionati per il Covid, l’esperienza è tutto sommata positiva, arricchita da 3 reti (Bra, Casale e Chieri).

La scorsa stagione Muzzi junior decide per vari motivi di avvicinarsi a casa, ed è in forza all’altra squadra di proprietà della MAG, ovvero la Lupa Frascati, in Eccellenza, per provare a riportare la formazione in D. Dopo le prime giornate il campionato si interrompe per la pandemia, per riprendere ad aprile in forma ridotta. La squadra laziale, al termine delle dieci giornate, arriva seconda per un punto alle spalle dell’Uni Pomezia, fallendo così l’accesso ai play-off per puntare alla D. Muzzi però è protagonista con 6 reti, che gli valgono la chiamata in prova di De Vito e Mariotti.

 

mister Mariotti sulla panchina amarantoNel settembre scorso Muzzi aveva incrociato l’Arezzo, proprio nella prima uscita della stagione, nell’amichevole in “famiglia” a Frascati, chiusasi sul 3-2 per la squadra di Potenza. Il figlio d’arte aveva portato momentaneamente in vantaggio i “lupi” servito dal fratello Nicholas, dopo una bella azione di contropiede, quando servito in area, aveva saltato Baldan e battuto Gagliardotto.

Un’azione che aveva fatto intravedere quelle che sono le doti del giocatore: veloce, con una discreta forza fisica, che attacca bene la profondità. Potrebbe essere utile perché, come ha detto mister Mariotti, ha caratteristiche differenti rispetto agli altri attaccanti attualmente in rosa che prediligono andare incontro al pallone, senza attaccare troppo lo spazio.

In passato, in un’intervista ad un magazine che segue le vicende della Lazio, aveva dichiarato di non essere tifoso di nessuna squadra in particolare, perché tifava le squadre dove il padre giocava, e di ispirarsi a centravanti come Keita Balde e Immobile, con cui aveva condiviso qualche allenamento a Formello.

Dal ritiro e da questi primi allenamenti in città ci giungono notizie di un ragazzo riservato, che si è subito ben inserito nel gruppo, consapevole di doversi togliersi l’etichetta del figlio d'arte e che vuol dimostrare di avere le doti per poter ben figurare in questa squadra. Il cognome però pesa e l'Arezzo, quando si tratterà di decidere, dovrà valutare anche questo aspetto.

 

scritto da: Mauro Guerri, 11/08/2021





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