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Le magie del 7, due capitani, la scelta di Mariotti, il golletto al passivo, il lavoro da fare

E' stata la domenica di Strambelli. Guarda caso, nella partita in cui Mariotti (con una scelta non banale) ha lasciato fuori Cutolo, poi protagonista di un ottimo scampolo di partita. L'Arezzo ha vinto, convinto e trascinato il pubblico a un applauso che mancava da troppo tempo. Tanti gli spunti positivi ma ci sono anche difetti da correggere: la squadra a volte si allunga, concede spazi e becca sempre gol fin dalle amichevoli estive. Ma è solo la prima giornata e perlomeno è tornata un po' di fiducia



1. Il mago Strambelli si è preso la scena, tirando fuori dal cilindro gol, conclusioni in porta, punizioni al bacio, dribbling e assist. 33 anni compiuti da poco, sinistro di velluto, il 7 amaranto ha avuto un percorso strano. In carriera vanta 3 presenze in A, 20 in B, quasi 200 tra C1 e C2: è uno che poteva arrivare in alto ma ha saputo accomodarsi qualche gradino più sotto. Ha vinto due volte l'Eccellenza, una volta la serie D, ha giocato in piazze calde come Bari e Taranto, Andria e Reggina. L'anno scorso a Molfetta ha messo insieme 17 gol e 12 assist. Non ha un gran fisico ma ha un gran piede, non è uno che può fare fase difensiva a tutta gamba ma è uno che sa fare la differenza. Poi ha firmato il primo gol sotto la sud e questo potrebbe pure essere un segno del destino.

2. Dopo aver fatto discutere a lungo sportivi e cronisti sulla coesistenza Strambelli-Cutolo, due fantasisti mancini brevilinei che amano galleggiare nella stessa zona d'attacco, è andata a finire che Mariotti ha tenuto fuori il 10 e, parole sue, ci ha pure discusso. In maniera ruvida, perché Nello di sedersi in panca non ne aveva tanta voglia, ma anche corretta, tant'è che l'allenatore lo ha ringraziato in sala stampa. Siccome il campo non mente (quasi) mai, si può dire che la prestazione XXL di Strambelli non sia stata un caso. E che non lo sia stato nemmeno l'ingresso virile di Cutolo a venti dal termine, con una traversa colpita che grida vendetta. Non è casuale, infine, che la fascia da capitano la portino al braccio proprio loro due. Sono i più esperti, sono i più bravi, dovranno essere i più intelligenti a gestire la coesistenza. Se ce la faranno, l'Arezzo avrà due armi che non ha nessuno.

3. E comunque Mariotti, criticato (giustamente) per i toni eccessivi delle frasi post Città di Castello e per le prestazioni scolorite della squadra in precampionato, ha dimostrato personalità. Lasciare fuori uno come Cutolo non è scelta banale, anche se è servita al bene comune. L'Arezzo, oltretutto, è letteralmente sbocciato e siccome l'allenatore è proverbialmente un uomo solo, nonché il bersaglio degli strali di stampa e tifosi, è giusto riconoscergli che ha azzeccato la prima. Considerando il clima generale, non era così semplice. Né scontato.

4. Adesso c'è una settimana prima della partita con il Pomezia. “Non eravamo brocchi prima, non siamo fenomeni adesso” dice Mariotti. Condivisibile. Il calcio insegna che il segreto per arrivare fino in fondo non è vincere ma rivincere. In serie D ancora di più.

 

5. Il debutto si è chiuso oltre ogni più rosea previsione. Al di là del 2-1 finale, decisamente striminzito e che non rende giustizia né alla differenza di valori in campo né alle occasioni create, la squadra ha stupito per brillantezza e qualità di gioco. Difficile immaginare una roba del genere dopo il precampionato opaco e l'eliminazione in Coppa, anche se qualche lampo qua e là c'era stato. Contro un Trestina che, ebbene sì, suscitava qualche timore per esperienza in categoria e risultati ottenuti l'anno scorso, l'Arezzo si è meritato applausi di sorpresa e apprezzamento. Le qualità di alcuni singoli, Strambelli e Aliperta, sono venute fuori alla grande. Bene Colombo, bene Mancino, benissimo Sparacello, non male nemmeno Foggia che gioca molto per la squadra e poco per sé. Per un attaccante, non è caratteristica trascurabile.

6. Alla fine il gol di Essoussi e il quarto d'ora finale condito con ansia e tremarella (anche se il Trestina non ha più tirato nello specchio), possono essere cosa buona e giusta. Fosse finita 4-0 o 5-0, come doveva essere, il rischio di una settimana in infradito avrebbe fatto capolino minaccioso. Invece è sempre bene tenere a mente che costruire una vittoria come quella di ieri richiede impegno, concentrazione, applicazione, un po' di buona sorte. A perdere si fa in un attimo.

7. E' anche vero, ragionando a mente fredda, che se giochi contro Aliperta e Strambelli e non vai mai a pestargli i piedi, a pressarli con vigore, a limitarne il raggio d'azione, quelli t'inchiodano. Gli avversari impareranno e l'Arezzo dovrà trovare soluzioni alternative. Un piano B è come la maglietta della salute: serve sempre.

8. Siccome l'attenzione va tenuta desta, siccome non sono permessi passi falsi e siccome quest'anno bisogna vincere, solo vincere, vincere e basta, va anche annotato che la squadra continua a prendere gol. Essoussi l'ha messa dentro di carambola ma la sostanza cambia poco: amichevoli, coppa e campionato si sono sempre chiusi con almeno una rete al passivo. L'Arezzo ogni tanto si allunga, concede spazi, si fa prendere d'infilata. Non sempre la linea difensiva si muove in modo organizzato, non sempre ha il necessario schermo degli altri reparti. Un po' è il modulo che ha questi punti deboli, un po' è l'organizzazione che va oliata. C'è del lavoro da fare. Ma, vivaddio, siamo solo alla prima giornata.

 

scritto da: Andrea Avato, 20/09/2021





Arezzo-Trestina 2-1, le immagini della partita

Arezzo-Trestina 2-1
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