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SERIE D GIRONE E - 17a giornata

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L'importanza di chi la porta la protegge. Valgimigli: ''Finirò la carriera ad Arezzo''

Intervista alla numero 1 amaranto che domenica, contro il Pinerolo, ha mantenuto la porta inviolata. Alice Valgimigli si racconta a tutto tondo: dal ruolo (complesso) di portiere, ai primi calci al pallone, passando per il suo ambientamento nell'Arezzo dopo ottime stagioni al Florentia San Gimignano. ''Questa è stata l'opportunità giusta al momento giusto. Vogliamo vincere il campionato, non ci nascondiamo. Contro il Pinerolo la palla non voleva entrare, meritavamo di vincere''



Alice Valgimigli, 27 anni (20 gennaio 1994), è la portiere dell'Acf Arezzo dal 31 luglio 2020. Laureata in Scienze Motorie e cresciuta calcisticamente tra Firenze e Florentia San Gimignano, ha da subito capito quale sarebbe stata la sua strada: il pallone. Eppure Alice, agli inizi giocava in difesa, scelse di cambiare ruolo solamente per via di un curioso episodio che accadde quando era ragazzina, e da allora non ha più lasciato la porta nemmeno per un secondo. In mezzo una piccola parentesi nel Futsal che non ha sortito gli effetti sperati; da qui il ritorno nel calcio a 11, in maglia amaranto sotto la guida di Luca Bonci prima, e di Emiliano Testini poi.

 

Alice, a 27 anni possiamo dire che hai raggiunto la tua maturità calcistica?

''Posso dire di si. Sicuramente non si smette mai di imparare nuove cose, a tutte le età. Lego molto la vita quotidiana a quella calcistica, mi sono laureata in Scienze Motorie e dopo tre giorni avevo già trovato lavoro come istruttrice di tennis, ma non mi bastava. Ho deciso così di fare la Magistrale per arricchire il mio bagaglio culturale e ora sogno di insegnare nelle scuole. Per il calcio è lo stesso: non mi accontento mai, voglio sempre migliorarmi e puntare in alto. Ho cambiato alcuni aspetti del mio carattere, prima ero molto polemica, adesso lo sono molto meno''.

Hai lasciato la Florentia, squadra nella quale sei cresciuta, per il Futsal. Cosa ti ha spinto a tornare a giocare a 11? E perché proprio l'Arezzo?

''Venivo da un buco nell'acqua, dopo annate buone i rapporti si erano rovinati al Florentia, e così ho deciso di provare una nuova esperienza nel calcio a 5. Purtroppo non mi sono mai convinta che fosse stata la scelta giusta, durante la quarantena ho ripreso tra le mani la maglia da gioco capendo che il mio mondo fosse quello del calcio a 11. Mi mancava troppo, volevo una rivincita. La chiamata dell'Arezzo è stata l'opportunità giusta al momento giusto, nonostante altre volte l'avessi rifiutata, in quanto tifosa della Fiorentina. Conoscevo il presidente Anselmi e Arezzo mi allettava, tanto. Appena comunicata la notizia, la mia famiglia si è emozionata subito, vi faccio un esempio: da quando sono ad Arezzo, mio nonno ha ricominciato a seguirmi durante le partite. I miei genitori sono venuti a vedermi persino a Pavia, un'emozione unica''.

 

Hai due lauree, quanto conta studiare per te? Baratteresti una delle due per vincere un campionato con l'Arezzo?

''Ti dico di no, perché credo che non ce ne sia il bisogno (ride). Lo scorso anno, dopo Sassari, ci siamo promesse che avremmo vinto il campionato, lo dobbiamo a chi fa tanti sacrifici per noi, giorno dopo giorno''.

Hai degli idoli a cui ti ispiri?

''Chiunque ti risponderebbe Buffon. Ognuno ha le sue caratteristiche, e poi non seguo molto il calcio in televisione, preferisco giocarlo. Quando era alla Fiorentina ero innamorata calcisticamente di Sebastian Frey, un portiere formidabile, in un momento di forma strepitoso. Ammiro molto anche Manuel Neuer per l'abilità nel gioco con i piedi, aspetto che cerco di migliorare perché oggi saper usare i piedi è un dettaglio non da poco per un portiere. La mia musa ispiratrice è stata Chiara Marchitelli, con cui ho giocato al Florentia e mi sento ancora oggi. Mi consiglia pure se sbaglio qualcosa tecnicamente''.

Il pari contro il Pinerolo è stato causato più dalla sfortuna o dalla vostra imprecisione sotto porta?

''Con il Pinerolo è stata una partita stregata, la palla non voleva entrare. Abbiamo creato molto, ma come spesso ci succede, non concretizziamo quanto di buono costruiamo. Possiamo diventare devastanti se limiamo questi dettagli. Obiettivamente meritavamo di vincere, solo una grande giornata della loro portiere ci ha impedito di portare a casa i tre punti''.

Infatti la migliore in campo è stata Milone, protagonista di grandissime parate. E' lei la portiere più forte del campionato secondo te?

''Milone la conoscevo già calcisticamente. E' fortissima, una testa matta, un po' come me del resto. Senza di lei staremmo parlando di un altro risultato. Chi fa il portiere deve avere necessariamente un pizzico di follia dentro di sé''.

 

Cosa vuol dire fare la portiere e come mai hai scelto un ruolo così complicato?

''Giocare in porta vuol dire stare da soli, in tutto. Noi portieri siamo diversi, come le maglie che indossiamo e che ci differenziano dal resto del collettivo. E' un ruolo difficile e ingrato, se l'attaccante segna dopo aver sbagliato 10 gol, nessuno gli/le dirà mai nulla. In caso contrario verrai etichettata/o come colui o colei che ha fatto perdere la partita alla propria squadra. So che non è giusto, ma il calcio è anche questo. Io sono nata difensore, terzino o centrale, poi un giorno la portiere della nostra squadra venne mandata via, in porta non voleva andare nessuno e così mi feci avanti io. Vincemmo la partita e da allora non ho più voluto cambiare ruolo, e anche il mister fu d'accordo con la mia scelta''.

Mister Testini ha alternato varie volte te e Aliquò tra i pali. Come vivi questo ''dualismo''?

''Con Marina mi trovo benissimo, è una ragazza fantastica. Per me contano le scelte del mister e se lui decide un'alternanza io sarò pienamente disposta ad accettarla. Lo scorso anno mister Bonci ci disse chiaramente che ci avrebbe fatte giocare un po' a turno, Testini invece la pensa diversamente e ce lo ha confermato ad inizio stagione. Nel ruolo di portiere, a mio modo di vedere, l'alternanza non serve''.

Ultima domanda: domenica allo stadio è stata presentata una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Da ragazza di 27 anni, vorrei chiederti come hai vissuto la giornata e cosa ne pensi di ciò che è successo a Greta Beccaglia, giornalista vittima di offese e gesti sconsiderati da parte di alcuni ''tifosi'' fuori dallo stadio Castellani di Empoli, al termine di una partita di serie A.

''Domenica c'è stato un primo passo importante verso il contrasto ad una violenza immisurabile: quella contro le donne. La panchina rossa è un'iniziativa totalmente nuova e deve servire a fare capire alla gente che qualcosa sta cambiando. Provo tanto orgoglio, essendo donna, ad aver preso parte a questa sensibilizzazione, purtroppo ancora oggi c'è tanta discriminazione e tanti pregiudizi, come nel calcio femminile, visto da molti ''inferiore'' rispetto a quello maschile. Per quanto riguarda l'episodio di Empoli, posso solo dire che queste persone non possono essere definiti uomini, desidero esprimere quanta più solidarietà possibile a Greta, sperando che le generazioni future capiscano che questi gesti non sono goliardici ma semplicemente stupidi, offensivi e imperdonabili. Temo che le generazioni del presente non abbiano più possibilità di salvezza in tal senso, ogni giorno accadono episodi del genere, questa volta è toccato ai tifosi della Fiorentina''.

 

scritto da: Leonardo Palazzini, 30/11/2021





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