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AMARANTO TV

SERIE C GIRONE B - 36a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Ravenna03Perugia
Gubbio00Mantova
Legnago11Arezzo
Matelica00Fano
V. Verona01Samb
Feralpi Salò61Carpi
Modena30Padova
Cesena02Imolese
Vis Pesaro11Fermana
Triestina32Sud Tirol
MONDO AMARANTO
Filippo e Federico, tuffi in Sardegna
NEWS

I fichi di Braconi e le nozze di Ballacci

1976, Dino Ballacci torna slla panchina amaranto per guidare una squadra alla salvezza nel torneo di Serie C. Tra pareggi (24 in una sola stagione) e vittorie roboanti (6-0 all'Olbia), gli amaranto centrano l'obiettivo.



Una formazione amaranto direttamente dall'album 1977/1978Dopo due stagioni di grandi illusioni e di altrettanto identiche amarezze, le cose in casa amaranto cominciarono ad intristire. In Italia c’era la crisi (una delle tante) e ad Arezzo gli imprenditori cominciavano a frenare. La società viene sorretta dall’impegno del presidente Braconi che deve cercare di far quadrare i conti mettendo insieme una formazione almeno decorosa. Per gestire al meglio le risorse che passava il convento la scelta più lungimirante viene fatta riportando in città un uomo dal carattere forte, sanguigno, gran conoscitore di calcio e soprattutto in grado di far giocare chiunque al meglio delle proprie potenzialità: Dino Ballacci. Il tecnico bolognese era già stato sulla panchina sinistra dello stadio comunale ai tempi della B ed aveva saputo condurre le sue squadre a risultati onorevolissimi tra i quali spicca il settimo posto del 1970-71, il primo grande sogno amaranto cullato sui gol di Benvenuto, sulle punizioni bomba di Camozzi, sui guizzi di Galuppi e Incerti. Ma adesso la musica era cambiata. Si trattava di assicurarsi la permanenza in Serie C con pochi soldi e tanta buona volontà. I giocatori messi a disposizione erano un mix di eredi dello squadrone dismesso (Tombolato, Novelli, Pienti, Baldi) e di nuovi tutti individuabili come “giocatori di categoria” (Giulianini, Battiston, Magli, Bertini, Tulliani). Il primo dei tre anni della nuova era Ballacci ci vide protagonisti di un torneo fatto soprattutto di pareggi: 24 su 38 partite. Per la prima vittoria ci toccò attendere la decima giornata quando sotto la pioggia novembrina Novelli e Battiston regolarono l’ambizioso Livorno. Fu una delle poche vittorie, in tutto 7 (uguale il numero delle sconfitte) tra le quali una delle poche subite dalla capolista e vincitrice del girone, la Pistoiese di Bruno Bolchi.
Decisamente più brillante la stagione successiva. In avanti era arrivata la “strana coppia” Pasquali-Colusso, un mix di potenza e tecnica non assistito da identica continuità. Ma in quella stagione 1977/78 che doveva definire la griglia di partenza per la nuova terza serie divisa tra C1 e C2 chi ebbe modo di seguire le vicende calcistiche aretine si divertì abbastanza. La partenza fu catastrofica con due sconfitta di fila (la prima in avvio di campionato tra le mura amiche e contro il Siena) ma poi il vecchio guerriero della panchina riuscì a registrare il motore e furono domeniche divertenti. La coppia d’attacco girava a mille e a farne le spese furono in parecchi. Tra tutti ricordo l’Olbia, sconfitto con un tennistico 6-0 (Colusso tripletta) e Ballacci che finisce la gara praticamente sdraiato in panchina a godersi una vittoria così larga. Brillanti i successi consecutivi su Giulianova e Teramo con una identica lettura tattica molto all’italiana: contropiede affidato alla coppia-gol amaranto e abruzzesi a casa a mani vuote. Tra le perle anche il 3-1 inflitto al Parma il giorno di San Silvestro; una particolare soddisfazione dovuta al fatto che all’epoca, lontani e su ben altri lidi appostati i “cugini” di Perugia, era stato eletto avversario prediletto il Parma corresponsabile (si fa per dire, ma da tifosi con qualcuno bisognava pur prendersela) della vicenda Turiano che aveva compromesso la stagione del grande sogno e causato la discesa negli inferi della Serie C. Ad un certo punto in quell’annata si giunse a sognare un imprevisto ingresso nella lotta promozione ma alla fine fu solo un buon sesto posto con la soddisfazione di aver visto buon calcio. Poteva essere anche una buona base di partenza per il futuro ma, come tristemente verificato anche molti anni dopo, da noi la programmazione è parola misconosciuta e così la prima C1 dell’Arezzo fu una sofferenza forte, con la società sempre più latitante, Braconi che molla, i giocatori che faticano a riscuotere. E Ballacci a far da parafulmine, con l’immancabile sigaretta e la capacità che pochi hanno di saper gestire gli uomini. Fu salvezza risicata, ma fu salvezza con un finale senza il grande Dino in panchina ma in un ruolo strano di supervisore con l’altra bandiera Mario Rossi a guidare dal campo gli amaranto alla permanenza in C1. I numeri parlano chiaro circa la sofferta stagione: solo 32 punti, giusto un gradino sopra la zona retrocessione, solo 23 gol segnati (bagnate anche le polveri della coppia Colusso-Pasquali) ma l’importante era restarci, in quel campionato, anche perché la primavera aveva portato oltre alle rondini che sono cosa nota, un paio di baffi verso via Pietro da Cortona. Da lì si poteva ripartire ma niente sarebbe stato possibile senza il solido pragmatismo campagnolo dell’imolese che per tre anni aveva retto tra onde più o meno alte (a volte anche di tempesta) il timone della barca amaranto.


scritto da: Paolo Galletti, 16/07/2012