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''Ti conoscevo di vista ma abbiamo gioito e sofferto insieme. Vessilli in alto per te, Rossana''

Non ha senso domandarsi chi riempirà il tuo posto vuoto in curva: non lo riempirà nessuno, non c'è verso, e a noi che restiamo non rimarrà che cantare ancora più forte, anche per te che avresti potuto, voluto e dovuto stare con noi su quei gradoni ancora a lungo, in quel miscuglio di tormento ed estasi che è l'Arezzo, che è la vita



Ho saputo della scomparsa di Rossana nella tarda mattinata di martedì, sul momento non sapevo neanche come reagire, mi sentivo fuori luogo ad esprimere dolore per una persona che ho conosciuto solo di vista sui gradoni della curva Minghelli.

Ho pensato, quello sì, ai familiari, a come ci si possa sentire quando qualcuno ci viene portato via troppo presto. È una sensazione che purtroppo conosco, che ognuno affronta semplicemente come gli riesce e che non si augura a nessuno.

Ma mi sentivo, e un po' mi sento ancora, fuori luogo a manifestare questo sentimento che ho quasi pudore a chiamare “dolore”, mi sembra poco rispettoso verso chi la conosceva davvero, verso chi ci ha condiviso molto più dei pochi scambi di battute che posso averci avuto io, dopo un gol sbagliato o uno subito, uniti da quella passione amaranto con la sciarpa al collo, che l'avversario fosse la Juventus di Deschamps o il Castel Rigone di Giunti.

 

Nel primo caso eravamo in parecchi, in curva, nel secondo in meno, e allora si impara a conoscersi, a riconoscersi, le facce più o meno sono sempre le stesse – nel suo caso, la chioma era peraltro inconfondibile – e il posto nei gradoni idem, si canta insieme affratellati da una stessa passione che non conosce categoria, blasone dell'avversario, meteo avverso.

Ho visto tanti post, in questi giorni, per Rossana. Ho visto foto, striscioni e ho pensato ancora una volta a chi è rimasto a piangerne l'assenza: il dolore non si attenua, ma se è condiviso con tanti altri è un peso appena appena più lieve da portare, si ha – se non altro – la sensazione di aver fatto un pezzo di strada, nella propria vita, con qualcuno che era davvero benvoluto.

E allora, Rossana, si alzino per te in alto i vessilli amaranto, che non ha senso domandarsi chi riempirà il tuo posto vuoto in curva: non lo riempirà nessuno, non c'è verso, e a noi che restiamo non rimarrà che cantare ancora più forte, anche per te che avresti potuto, voluto e dovuto stare con noi su quei gradoni ancora a lungo, in quel miscuglio di tormento ed estasi che è l'Arezzo, che è la vita.

 

scritto da: Roberto Gennari, 04/02/2022





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