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Settembrini, è un cerchio che si chiude: ''Da tifoso a capitano. Per me doppia responsabilità''

E' stato un giro largo, partito dalla Valdichiana per arrivare al Comunale dopo undici stagioni da professionista. Il centrocampista tra ricordi e obiettivi: ''Le trasferte con il pullman nel campionato della promozione in B, i miei idoli Floro e Gelsi. E mio padre che non mi portò a Pistoia alla finale con lo Spezia. Era destino che dovessi arrivare adesso. Indiani e Giovannini sono stati decisivi, il mister è un padre calcistico per me. In D vorrei restarci un anno solo. E a settembre discuto la tesi in management dello sport"



Andrea Settembrini e Nello Cutolo, vecchio e nuovo capitanoPer Andrea Settembrini è un cerchio che si chiude. L'Arezzo lo vedeva giocare da ragazzino con la sciarpa al collo e adesso, a 31 anni, approda nella squadra del cuore, prendendosi in dote anche la fascia di capitano. E' stato un giro largo il suo, partito dalla Valdichiana per arrivare al Comunale dopo undici stagioni da professionista.

 

Il primo ricordo amaranto qual è?

Giocavo con i Giovanissimi della Sansovino. Trasferta a Pisa. Finita la partita, mi faccio lasciare al casello di Capannori e salgo sul pullman dei tifosi che andavano a vedere l'Arezzo a Lucca. Era l'anno della promozione in serie B. Sempre presente con mio babbo Roberto, che nel '98 non mi portò a Pistoia a vedere la finale con lo Spezia. Avevo 7 anni, ci rimasi malissimo.

Idoli di gioventù?

Floro Flores senza dubbio. A centrocampo mi piacevano Gelsi e Passiglia. Con Giovanni poi ho giocato insieme a Poggibonsi.

Perché arrivi all'Arezzo soltanto oggi?

Me lo sono chiesto tante volte. Ho fatto le giovanili alla Sansovino, forse ero un passo indietro rispetto all'Arezzo di quel periodo. O forse, semplicemente, era destino che andasse così.

 

con Cutolo e il dg GiovanniniQuanto ci hai pensato prima di accettare la proposta di Giovannini?

Il tempo giusto. Scendere nei dilettanti non è semplice per mille motivi. Ma alla fine, piuttosto che firmare in C senza sapere cosa succederà domani, meglio un progetto come questo. Qui sono a casa, Indiani e Giovannini li conosco. La loro presenza è stata fondamentale.

Hai sentito anche il mister in questi giorni?

Sì, è un padre calcistico per me. Sia a lui che al direttore dovevo qualcosa. Era l'occasione giusta per dimostrarglielo.

Giovannini ha sottolineato che ti sei presentato in sede senza agente. Perché?

Io un agente ce l'ho, è Emanuele Chiaretti, l'ex centravanti del Cesena. Ci siamo parlati, di Giovannini mi fido e abbiamo concordato che sarei andato da solo.

Quest'anno non hai giocato con continuità a Padova. Cosa ti ha lasciato la stagione appena conclusa?

Amarezza. Eravamo un gruppo forte e potevamo fare di più. Pavanel all'inizio mi vedeva poco, ma effettivamente aveva tante scelte e tutte di qualità. Dopo la fine del campionato ho fatto un po' di vacanze, adesso ho ripreso ad allenarmi come tutte le estati prima del ritiro.

Dove ti alleni?

Un po' a casa, in palestra, e un po' al campo di Montagnano. L'anno scorso invece andavo a correre a Viciomaggio insieme a Romizi e Pelagatti, due aretini come me.

 

il giorno della laurea (foto facebook)Indossare la maglia dell'Arezzo, per uno che è nato qui, è una responsabilità doppia. Ci hai pensato?

Sì. In questi giorni è tutto bello e tutto facile. Ma so che poi bisognerà lavorare doppiamente e a testa bassa.

Ti aspettavi l'onore della fascia di capitano?

A dir la verità no, è stata una bella sorpresa. In carriera ho messo la fascia solo una volta, in coppa Italia, con l'Entella. E' una responsabilità che mi prendo volentieri, lunedì ne ho parlato con Cutolo e gli ho confessato che la prima volta da capitano, al Comunale, sarà emozionante.

A quali allenatori devi dire grazie?

Uno è Indiani, mi ha fatto svoltare quando giocavo a Pontedera. L'altro è Venturato, fondamentale per me al Cittadella.

Con quali obiettivi arrivi Andrea?

Restare in D una stagione sola. E terminare gli studi in management dello sport. Mi sono laureato in scienze motorie, a Perugia, facendo diversi sacrifici negli anni scorsi. Quando ero alla Feralpi, partivo da Salò il pomeriggio, andavo a dare gli esami e tornavo indietro. Adesso devo preparare la tesi specialistica sui diritti televisivi nel calcio. E devo darmi una mossa, la discussione ce l'ho a settembre.

 

scritto da: Andrea Avato, 29/06/2022





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