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Velocità, tecnica e voglia di arrivare. La carica di Gaddini: ''Arezzo opzione migliore per me''

L'esterno offensivo, classe 2002, si è messo in luce nella primavera dello Spezia e l'anno passato in D al Borgosesia (17 presenze e 6 gol da gennaio). Giovannini lo ha strappato a una folta concorrenza. ''Il direttore lo conoscevo di fama, mi ha convinto subito. Questa è la piazza ideale per il mio percorso di crescita. Calcio di destro e sinistro ma a volte mi scollego dalla partita. È l'aspetto su cui devo migliorare di più''



Mattia Gaddini, classe 2002, arriva dal BorgosesiaMobile, veloce, tecnico. Il direttore Giovannini l'ha definito l'esterno perfetto per il 433 di Indiani. Mattia Gaddini, classe 2002, arriva ad Arezzo con una investitura niente male oltre che con tante aspettative da non deludere. Nato a Lucca, cresciuto nel Tau calcio, ha fatto esperienza nella primavera dello Spezia prima del salto con i grandi. L'anno scorso è sbarcato in serie D a Sestri Levante, ma le cose migliori le ha messe in mostra da gennaio in poi al Borgosesia: 17 presenze, 6 gol e gli occhi di tanti osservatori addosso. Alla fine l'ha spuntata Giovannini.

 

Con l'Arezzo è stata una trattativa lampo o c'è voluto del tempo perché andasse a buon fine?

C'era stato un contatto a fine stagione, poi silenzio per un po'. A metà giugno Giovannini mi ha chiamato e mi ha detto chiaramente che voleva prendermi. Il giorno dopo ho accettato.

Qualche serie C interessata a te c'era. Perché restare tra i dilettanti?

Perché penso che per il mio percorso di crescita, Arezzo sia l'opzione migliore in questo momento. E' vero che giocheremo in D, ma il contorno è da categoria superiore. E poi il progetto che mi ha illustrato il direttore mi ha convinto.

Che tipo di percorso hai alle spalle?

Sono uscito da un anno dalle giovanili. A Sestri ho avuto uno stiramento al collaterale che mi ha frenato, a Borgosesia invece ho trovato più continuità. Nel complesso è stata una stagione positiva, mi ha dato fiducia anche se ancora devo dimostrare praticamente tutto. So che serve la testa giusta, che ci vogliono motivazioni forti. Ma io ho le idee chiare e coltivo il sogno che hanno tutti i ragazzi della mia età, cioè arrivare in serie A.

Come ha fatto Giovannini a convincerti con una telefonata?

Lo conoscevo di nome, sapevo che era uno bravo. Sa spiegarti le cose, sa coinvolgerti. Al telefono mi ha detto “ciao Matti” e mi ha fatto sentire subito a mio agio.

Sei un under che arriva in una piazza delusa dalle ultime stagioni, con un ambiente caldo ed esigente in pari misura. Come reagirai alle pressioni che ci saranno?

Non credo che saranno un ostacolo. Ci ho pensato a questa cosa e sinceramente non vedo l'ora di giocare con il pubblico alle spalle. L'anno scorso, da avversario, ho affrontato il Novara in trasferta. Non c'era il pienone ma l'atmosfera mi è piaciuta. Penso che dalla gente avrò una carica in più.

Hai parlato con mister Indiani?

Sì, un paio di volte, giusto per un saluto. So che le sue squadre segnano molti gol con tanti giocatori, la cosa non può che farmi piacere.

Sei stato preso per giocare da esterno d'attacco nel 433. E' il tuo ruolo naturale quello?

Sì, esterno alto a sinistra. A Sestri e Borgosesia giocavamo con il 343 ma mi sono trovato bene lo stesso. Mi piace dialogare con il terzino e la mezz'ala che sono dalla mia parte, in quella zona di campo posso sfruttare le mie qualità migliori: velocità e tecnica. Sono destro ma calcio anche di sinistro, questo mi aiuta.

Dov'è che devi migliorare invece?

Nella fisicità e nel colpo di testa. A volte mi capita di scollegarmi dalla partita. Ecco, questo è l'aspetto su cui devo lavorare di più.

C'è qualche tuo ricordo legato ad Arezzo?

L'ammirazione per Brunori, che ho scoperto quando segnava a raffica in amaranto. Un bel giocatore.

Modelli ai quali ispirarti ne hai?

Da bambino avrei risposto CR7. Adesso, con le dovute proporzioni, dico Chiesa. E' uno che strappa, che gioca a destra e sinistra, mi piace.

 

scritto da: Andrea Avato, 02/07/2022





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