Elvis Abbruscato, 101 presenze e 42 gol in amaranto

Era il 28 gennaio 2006, l’Arezzo perse a Terni 1-0. Segnò su rigore Mario Frick (che non esultò) ma la vera notizia non fu il solito gol dell’ex quanto l’ultima presenza di Elvis, che poche ore dopo venne ceduto al Torino. Un trasferimento da 4 milioni e 600mila euro sulle cui tempistiche il centravanti ha poi recitato il mea culpa e che ancora oggi alimenta i rimpianti dei tifosi per il mancato approdo ai playoff per la serie A

Era il 28 gennaio 2006, l’Arezzo perse a Terni 1-0. Segnò su rigore Mario Frick (che non esultò) ma la vera notizia non fu il solito gol dell’ex quanto l’ultima presenza di Elvis Abbruscato in amaranto. Il capitano, il bomber della promozione in B, l’uomo simbolo della squadra vincente di quel periodo, dopo poche ore venne ceduto al Torino: un milione di euro subito e altri 3 milioni e 600mila euro a fine stagione. L’Arezzo in un colpo solo andò a rinforzare una diretta concorrente (i granata poi conquistarono la A ai playoff, battendo il Mantova) e si privò del suo centravanti (10 gol fino a quel momento). Elvis, qualche anno più tardi, confessò di aver capito l’errore solo a cose fatte. E ammise che, potendo tornare indietro, avrebbe atteso giugno prima di trasferirsi altrove. La storia, forse, sarebbe cambiata per tutti.

La sua partenza, infatti, è uno dei grandi tormenti dei 102 anni di storia dell’Arezzo. Come quell’Arezzo-Parma del 1974, con il caso Turiano, la radiazione del presidente Gigi Montaini e la conseguente retrocessione in C. Come la cessione di Tullio Gritti nell’estate del 1982. Come la mancata conferma di Mario Somma in panchina nel 2004. Tutti crocevia che avrebbero potuto indirizzare il corso degli eventi verso un epilogo migliore.

Tornando a vent’anni fa, va detto che mister Gustinetti non gradì quella partenza, anche perché Martinetti, l’uomo scelto per il dopo Abbruscato, aveva sì un talento purissimo ma veniva dalla C con il Novara e pagò lo scotto del salto di categoria, segnando solo 4 gol di lì a fine stagione. Probabilmente fu proprio in quella sessione di campagna acquisti e cessioni che venne meno il golletto che poi avrebbe fatto la differenza in negativo. La crudele classifica finale del campionato infatti recitava così: Atalanta 81 punti promossa in A. Catania 78 punti promosso in A. Poi Torino 76 punti, Mantova 69 punti, Modena 67 punti, Cesena e Arezzo 66 punti. Il Cesena, che aveva perso al Comunale 1-0 alla penultima giornata (gol di Fabiano) chiuse con 66 gol fatti e 54 subiti (differenza reti + 12). L’Arezzo chiuse con 45 gol fatti e 34 gol subiti (differenza reti +11) e rimase fuori dai playoff

Nei tifosi resta il rimpianto per quel pomeriggio grigio al Liberati, oltre che per ciò che poteva essere e non è stato. Perché con rock’n’roll e Floro in attacco altri sei mesi, il povero Aurelio Mencaroni forse avrebbe visto esaudito il suo grande desiderio, quello mai realizzato dal 1923 a oggi: la serie A.