Il progetto di ristrutturazione dello stadio richiede modifiche urbanistiche in tutta l’area circostante, come spiegato dall’assessore Scapecchi alla trasmissione Sottorete di Teletruria. Approvata la delibera per l’acquisizione al patrimonio comunale del Lebole, dello Zampolin e di una particella di terreno che si trova dietro la Maratona: lì verranno realizzate una nuova viabilità e un’area di sosta per i tifosi ospiti, assecondando le richieste dalla questura
I due campini dell’antistadio hanno rappresentato per molti anni l’anello di congiunzione fra squadra e tifosi. I calciatori si cambiavano all’interno del Comunale, poi attraversavano viale Gramsci per allenarsi al Mario Lebole, traslocando al Guerrino Zampolin quando si verificavano contingenze particolari. Gli sportivi se ne stavano di qua dalla rete per osservare, applaudire, borbottare e dibattere su partite e risultati. Quest’abitudine si è rarefatta nell’ultimo periodo, da quando l’Arezzo ha traslocato nel nuovo quartier generale di Rigutino.
Ma anche prima non erano mancati i contrattempi e quello dei campini, perlomeno dal 2010 in avanti, è sempre stato un destino in bilico. Le varie proprietà al timone del club amaranto li hanno utilizzati, hanno soppesato costi e benefici, per poi decidere di non rinnovare il contratto d’affitto. Ma alla fine, per un motivo o per l’altro, sono tornati sui loro passi. Era già capitato a Massetti, a Severini, a Ferretti, a La Cava, è successo anche a Guglielmo Manzo, che durante la sua gestione ha investito diversi soldi per la manutenzione dei due terreni. L’affitto scade nel 2028 e gli oneri annuali per la gestione non sono di poco conto, ma l’antistadio rappresenta una comodità logistica tutt’altro che trascurabile.
L’area è di privati e i proprietari, quando non hanno trovato l’accordo per affittarli, l’hanno lasciata al suo destino. Nel 2012, dopo mesi e mesi di abbandono, i campini vennero rimessi in sesto dal Comune a pochi giorni dalla visita di Papa Benedetto XVI. Giusto dieci anni fa, invece, un capriolo sceso da San Cornelio rimase intrappolato in mezzo alle erbacce e ai cespugli, per poi liberarsi e fuggire. L’incuria è proseguita a fasi alterne anche in seguito, mentre oggi potrebbe concretizzarsi una svolta epocale.
La chiave di volta è il progetto per la ristrutturazione dello stadio, giunto ormai all’ultimo passaggio. Manca soltanto l’ok dell’agenzia del demanio e poi la pratica arriverà in consiglio comunale per l’approvazione definitiva, con la concessione del diritto di superficie alla Ss Arezzo per 90 anni. La demolizione e la ristrutturazione dell’impianto sono state messe a punto dal gruppo di lavoro coordinato dall’architetto Carlo Antonio Fayer, mentre il Comune di Arezzo ha previsto una rivisitazione urbanistica della zona circostante.

Stamani la giunta ha approvato una delibera dell’assessora Francesca Lucherini per l’acquisizione al patrimonio comunale dei campini e di una particella di terreno che si trova dietro l’attuale Maratona. L’antistadio Lebole-Zampolin verrà trasformato in un’area di sosta che rispetti le normative di filtraggio e prefiltraggio, l’altra porzione di suolo sarà invece utilizzata per la realizzazione di una nuova viabilità e di un parcheggio per i tifosi ospiti, secondo una precisa richiesta da parte della questura. Trattasi quindi di procedure di esproprio giustificate dall’interesse pubblico dell’opera.
Questo iter amministrativo viaggerà in parallelo con la cantierizzazione dello stadio, in modo da razionalizzare i tempi tecnici di tutta l’operazione. Se non ci saranno intoppi, i lavori per il nuovo Città di Arezzo cominceranno la prossima primavera e si concluderanno a giugno 2030. Di 48.284.018 euro l’ammontare dell’investimento previsto dal piano economico finanziario presentato da Manzo: una maxi opera destinata a cambiare il futuro del calcio aretino, con le ruspe che cancelleranno i campini ma non gli umori e le emozioni vissute di qua e di là dalla rete.












