l'architetto Carlo Antonio Fayer

L’architetto Carlo Antonio Fayer intervistato da Calcio e Finanza a pochi giorni dal taglio del nastro del cantiere al Città di Arezzo. Intanto il presidente Manzo sta definendo la costituzione della società di scopo che commissionerà i lavori alle varie ditte

“La nostra idea è sempre stata quella di realizzare uno stadio comodo, confortevole, sicuro e accogliente dal punto di vista calcistico. Nei 348 giorni dell’anno in cui non ospiterà partite, gli abbiamo assegnato delle funzioni che permettono di farlo vivere. Sarà una grande piazza, così da renderlo il centro di questa nuova cittadella dello sport, con vie ciclopedonali, in un contesto armonioso che lo renda usufruibile sia di giorno che di sera in un’ottica di sostenibilità economica”.

Parole di Carlo Antonio Fayer, intervistato per la prima puntata della rubrica “Stadi che rigenerano”, realizzata da Calcio e Finanza in collaborazione con Giovanna Mirabella che ne cura il coordinamento editoriale. L’architetto e coordinatore del gruppo di lavoro che comprende M28Studio, Spsk Studio e Speri spa, ha affrontato vari temi a pochi giorni dal taglio del nastro del cantiere al Città di Arezzo, andato in scena lo scorso primo giugno.

Panoramica italiana

“In Italia abbiamo stadi molto obsoleti, di proprietà pubblica, che i Comuni non sanno come utilizzare perché sono malmessi, perché la manutenzione è stata carente, oppure perché sono semplicemente vecchi e non rispondono più alle esigenze calcistiche, sociali ed economiche. Una grandissima parte degli stadi è stata realizzata immediatamente dopo la seconda guerra mondiale o negli anni ’60/’70, in un’area che prima rappresentava una piccola periferia. L’esplosione demografica delle città si è sviluppata attorno allo stadio, che è stato anche un attrattore urbanistico, per cui adesso ci troviamo con impianti che distano un chilometro e mezzo (circa) metri dal corso principale, dalla cattedrale, insomma a ridosso del centro. Quasi tutti hanno un grande parcheggio vuoto, che non si può utilizzare neanche per le partite perché la Legge Pisanu impone un’area di massima sicurezza. Poi hanno degli enormi muri di cemento e non sono accessibili, per cui anche se ci fosse un bar all’interno, questo non è appetibile, non si vede, non è facilmente raggiungibile. Tutto questo ci ha permesso di trovare il filo conduttore di un percorso di rigenerazione urbana che poteva riequilibrare, riorganizzare e rifunzionalizzare lo stadio e il quadrante del quartiere circostante. E conseguentemente anche la città”.

Campagna d’ascolto

“Il nostro approccio è stato indirizzato all’ascolto. Abbiamo incontrato i commercianti, gli imprenditori, i tifosi, abbiamo incontrato i gruppi organizzati della curva e anche le persone che vanno in tribuna. Abbiamo ascoltato tutti, perché chi è l’utente dello stadio? Il tifoso vero e proprio. E chi è l’utente di una rigenerazione così importante? L’imprenditore che ha magari il centro commerciale accanto. Il tessuto cittadino ti dà delle notizie, non è possibile costruire uno stadio calato dall’alto come avviene negli Stati Uniti, ad esempio, perché noi siamo davvero dentro la città. Penso che uno degli asset più importanti che abbiamo introdotto sia stato proprio la campagna di ascolto, che ha fatto sì che si arrivasse a una discussione più serena nello sviluppo del progetto. Uno spazio identitario può essere anche commerciale, ma non è vero il contrario. E’ un aspetto di cui abbiamo sempre tenuto conto perché l’identità va tutelata, mai nascosta o peggio cancellata”.

Società di scopo

In questi giorni il presidente Guglielmo Manzo sta perfezionando la costituzione della società di scopo, che consente di separare la gestione dello stadio dalla società sportiva e di attrarre capitali esterni. Secondo la convenzione firmata con il Comune, diventerà il soggetto responsabile dell’intera operazione di ristrutturazione e sarà quella che commissionerà i lavori alle varie ditte. La Ss Arezzo dovrà comunque restare dentro la compagine societaria e garantire gli obblighi per tutta la durata della concessione. Il cronoprogramma, con la pinza meccanica che dovrebbe tornare in azione lunedì 15 giugno, prevede la demolizione della Maratona e la riqualificazione della tribuna coperta, unico settore che resterà in piedi dopo gli interventi. Nell’estate del 2027 sono previsti l’avvicinamento del terreno di gioco alla tribuna coperta, con una traslazione di circa undici metri, e la demolizione della curva nord riservata agli ospiti. Di qui a 24 mesi sarà ricostruita la L comprendente Maratona e curva nord. Successivamente toccherà alla curva sud. Fine lavori a giugno del 2030.

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