Ieri l’ultimo allenamento a Rigutino, poi gli abbracci con la dirigenza e il mister, la cena di saluto con i compagni e tra pochi giorni il Pescara. Lascia l’Arezzo un giocatore che ha saputo reinventarsi senza perdere la propria identità, accettando una nuova sfida e facendola diventare il suo punto di forza. In bocca al lupo!

Quello di ieri è stato l’ultimo allenamento amaranto di Filippo Guccione. L’abbraccio con il presidente Manzo, con il ds Cutolo, con mister Bucchi, la cena di saluto con i compagni, poi la partenza per casa. Dalla prossima settimana comincerà l’avventura a Pescara: accordo siglato, due anni di contratto, in giornata l’ufficialità. Si chiude un libro con 113 presenze dentro, 16 gol, 14 assist, una promozione in B, sprazzi di calcio d’altissima qualità per un ex trequartista diventato un raffinato centromediano.

Guccione merita qualche riga di commiato, al di là del fatto che compirà 34 anni a novembre, che la società ha il diritto/dovere di guardare avanti mentre noi osservatori, giornalisti o tifosi poco importa, possiamo concederci il lusso di tornare indietro con la memoria e goderci bei ricordi. La prima cosa da dire è che Guccione arrivò nell’estate 2023 dopo la retrocessone in D con il Mantova: aveva già 30 anni compiuti, per qualcuno era in parabola discendente e invece il calcio ne sa una più del diavolo. Dovremmo averlo imparato ormai ma spesso ce ne scordiamo.

l’ultimo allenamento di ieri a Rigutino

In uno sport che corre sempre più svelto, fatto di intensità, duelli, transizioni, riaggressioni, lui ha continuato a giocare con la testa prima ancora che con i piedi: la velocità di pensiero è sempre stata la sua marcia in più. Poi c’è anche il sinistro di velluto, la capacità di vedere linee di passaggio invisibili agli altri, di cambiare gioco con naturalezza, di rallentare o accelerare il ritmo della partita, tutte caratteristiche che appartengono a una specie in via d’estinzione. Per questo Guccione ci mancherà, come ci mancheranno quelle sventagliate di sessanta metri con il pallone immobile mentre fende l’aria, che viaggia spedito, preciso al millimetro sui piedi del compagno, segno inconfutabile di una tecnica sopra la media.

E’ curioso che adesso Guccione metterà i suoi fondamentali al servizio di Antonio Buscè, il primo allenatore che l’ha affrontato nel suo nuovo ruolo di play. 24 febbraio 2025, Rimini-Arezzo 0-2, trenta metri più basso e una trasformazione radicale di compiti tattici, postura del corpo, sostanza delle giocate. “Prima pensavo a fare gol o assist, adesso devo pensare negativo e stare in campana se perdiamo palla, perché tocca a me darmi da fare per recuperarla” disse in una conferenza stampa emblematica.

L’intuizione di Bucchi ha impresso un impulso nuovo alla carriera di Guccione: fu una scelta che all’inizio sembrò un esperimento e che invece si è rivelata una delle mosse più riuscite dell’ultimo triennio. Per i diretti interessati e per l’Arezzo. Il calcio di Guccione è cambiato: meno gol, più cartellini (mai un rosso però), un peso specifico maggiore nell’economia della squadra. Una metamorfosi che ha valorizzato l’intelligenza tattica di un giocatore pienamente inserito dentro un contesto sempre più competitivo: ottavo posto nel 2024, quinto posto nel 2025, promozione in B nel 2026.

È questa, probabilmente, l’eredità più bella che Guccione lascia in amaranto. Aver saputo reinventarsi senza perdere la propria identità. Aver accettato una nuova sfida e averla fatta diventare il suo punto di forza. Non tutti ci riescono. E anche per questo ci mancherà. In bocca al lupo!

la cena di Guccione con i compagni (foto Instagram)