Carrara, 26 maggio 2002, partita di ritorno degli spareggi per non retrocedere in C2. Gli amaranto riescono a ribaltare la sconfitta dell’andata con un clamoroso 3-0 davanti a un manipolo di tifosi. Tra gol, l’errore clamoroso del portiere e una fantomatica valigetta
Sarebbe facile, e forse anche scontato, tirare fuori dal cassetto dei ricordi il 5 maggio 2018, il gol di Cellini, l’assist del Mosca, i 500 in estasi nel settore, le lacrime di Pavanel e l’epilogo della battaglia totale. Dunque quella giornata meravigliosa la lascio stare. Carrara in realtà non è mai stata una trasferta banale: è anche la doppietta di Polidori nel 2015, è il decimo gol di Tremolada nel 2017, è una delle serate più belle dell’Arezzo di Indiani (gennaio 2024).
Poi ci sono pure le scoppole, come la prima volta che entrai allo stadio dei Marmi e vidi il gol su punizione di Massara ribaltato dalla doppietta di Benfari, che avrei applaudito come tanti di noi un paio d’anni più tardi in amaranto. E c’è il secco 3-0 del 2019, con Brunori che volle tirare per forza un rigore e se lo fece parare da Borra (doppio ex).
Torno invece, con la mente e con il cuore, al 26 maggio 2002, partita di ritorno degli spareggi per non retrocedere in C2. All’andata gli amaranto hanno perso in casa 2-1: illusorio il vantaggio di Clementini, vanificato dal pari di Fiorentini e dal raddoppio apuano di Sinato al 94esimo. L’ennesima beffa di una stagione deludente, chiusa al penultimo posto. Per la gara decisiva allo stadio dei Marmi non ci sono grandi speranze, tant’è che al seguito della squadra parte soltanto un manipolo di tifosi con uno striscione eloquente: ”a caccia di miracoli”. Io salgo su quell’unico pullman con la telecamera in mano ma mi impediscono di registrare quello che sarebbe stato il film di una domenica epocale. Il reo lo rimprovero ancora oggi per l’infelice decisione (e lui, dopo anni, mi dà ragione).
A testimonianza che nel calcio non è finita finché non è finita, l’Arezzo segna un gol all’ultimo minuto del primo tempo con Amore. Alla prima azione della ripresa raddoppia con Aglietti e tutto cambia, finché Testini (con la gentile collaborazione del portiere Zahalka) infila dentro addirittura il tris di una incredibile e insperata salvezza. In squadra Benfari (dalla parte giusta stavolta), Pasqual e Passiglia (destinati due stagioni più tardi a diventare autentici eroi).
Su quella partita, negli anni, si è detto e sentito un po’ di tutto: dalla papera sospetta di Zahalka a una fantomatica valigetta con cui il presidente Piero Mancini si sarebbe presentato a Carrara. Resta il fatto che la vittoria per 3-0 rappresentò il lieto fine di un’annata tormentata e tribolata. Fu solo un fuoco fatuo, perché l’anno dopo andò ancora peggio, ma questa è un’altra storia del lunghissimo elenco dei nostri tormenti.












