Cristian Bucchi con Ezio Capuano

L’allenatore ospite del Festival del calcio italiano, tra ricordi e speranze: “Mio padre era professore universitario, voleva che studiassi come i miei fratelli. Ma preferivo prendere la filovia e andare a giocare. L’apoteosi mediatica ha sminuito il mio valore tecnico: è un rammarico che mi porto dentro. In amaranto un periodo bellissimo, il ripescaggio lo sento mio”

L’allenatore Ezio Capuano è stato l’indiscusso protagonista dell’appuntamento con “I protagonisti del calcio si raccontano”, evento che fa parte del progetto del Festival del Calcio Italiano, ideato dal giornalista e project manager Donato Alfani. In una serata di fine agosto che ha radunato un pubblico attento e motivato, il celebre tecnico salernitano ha fatto da mattatore con il suo classico piglio e la sua energia vulcanica. Un viaggio attraverso i ricordi e le emozioni che il calcio regala ogni giorno. Condotto dai giornalisti Riccardo Buffetti e Charon Carraturo, in una piacevole serata introdotta dal presidente del Festival del Calcio Italiano.

“Voglio ringraziare la famiglia Manzo che ci ospita e permette di realizzare il Festival” ha esordito Donato Alfani. “Il ringraziamento personale va anche al mister Capuano, conosciamo la sua professionalità e bravura. Oggi nel calcio esistono due chiavi di lettura, una delle quali è strettamente legata ai social. La mediaticità è più importante dell’aspetto tecnico”.

Sin dalle prime battute, Capuano ha messo in mostra la sua personalità, specificando cosa rappresenti per lui il mondo del calcio e dello sport: “La vittoria ha cento padri, la sconfitta è orfana. Io sono stato sempre me stesso, ma ora arrivo da un anno fermo. Sono otto mesi che sto zitto, aspetterò altri 30 o 40 giorni e poi magari si parlerà di qualche situazione non bella. Per me il calcio significa portare entusiasmo, specialmente ai ragazzi: c’è gente che modula il proprio umore in base ai risultati della propria squadra la domenica. Uscirò dal calcio quando lo deciderò io e non altri. I giocatori rappresentano i sentimenti della gente, che magari non si può permettere di mangiare una pizza perché deve acquistare il biglietto. In quarant’anni il mio nome non è mai finito in una nefandezza. Ho avuto la forza di allenare campioni che mi sono rimasti dentro e penso di aver dato tanto al calcio, nel mio piccolo”.

i calciatori amaranto durante l’intervista di Capuano

Un passaggio molto toccante della serata è stato quello riguardante la sua gioventù, soprattutto la sua famiglia, radici del suo essere e il rapporto con suo padre: “Mi ricordo quando portavo Montella al campo, a 13 anni: lui giocava nell’Empoli e già si vedeva che era forte. Non baratto mai la mia dignità: Capuano bisogna conoscerlo. Innanzitutto, credo di essere un bravo padre di famiglia e una persona onesta. E quando alleno, lo faccio per ripagare chi mi ha dato fiducia e questo mi impone di essere autorevole e autoritario. Tante volte però, questo nel calcio non viene visto di buon occhio. Se devo dire qualcosa a un calciatore lo faccio senza problemi. Mio padre era un professore universitario, quindi voleva che i suoi tre figli studiassero. Io ero l’unico che faceva finta, poi buttavo la borsa da calcio dal balcone di nascosto e correvo a giocare. Prendevo la filovia da Salerno a Vietri, a fine allenamento ci davano giusto i soldi per il tragitto: però quelli servivano per acquistare le scarpette. Ora c’è un’apoteosi mediatica, la conoscenza televisiva a cui non mi sono mai sottratto, forse ha sminuito il valore intrinseco del tecnico: questo è il rammarico che mi porto dentro. Nella mente dell’uomo-calciatore entri con più facilità”.

Infine, una dichiarazione d’amore per la città di Arezzo, in cui ha allenato tra il 2014 ed il 2016: “Arezzo rimarrà sempre nel mio cuore. Una città in cui ho avuto il piacere di allenare. Arrivai in un momento difficile della storia del club: ero da solo, andai a Roma col treno e grazie alla fidejussione del dottor Ferretti, che non smetterò mai di ringraziare, ottenemmo il ripescaggio in Lega Pro. Aprivo il campo alle 7 di mattina e lo chiudevo alle 9 di sera. Dopo il gol del 2-1 in una partita col Monza mi ricoverarono, perché rischiavo la salute. Oggi l’Arezzo ha una grande proprietà, lungimirante, e una squadra fortissima. Vincere è difficile, ma sarà senz’altro protagonista”.

Alla serata, che si è svolta presso l’hotel New Energy di Rigutino, hanno partecipato anche diversi calciatori amaranto. Prima dell’inizio dell’intervista, Ezio Capuano ha salutato Cristian Bucchi. I due si sono poi concessi per una fotografia. Stamani l’allenatore dell’Arezzo ha scritto sui social: “Sempre un piacere incontrarti Eziolino. Speriamo presto in campo”.