Cristian Bucchi, un anno sulla panchina dell'Arezzo

Dodici mesi di ricostruzione tecnica e umana che hanno cambiato squadra e ambiente. A Rimini la partita della svolta, ad Ascoli quella capolavoro. Davanti, l’obiettivo di vincere un campionato per la prima volta in carriera

UN ANNO FA – Pochi ricordano che il nome di Cristian Bucchi era stato già accostato all’Arezzo nel 2020, dopo la cessione della società da La Cava a Manzo. Il ds Di Bari però scelse Potenza, mentre qualche mese più tardi arrivò Camplone e poi Stellone e poi finì con la dolorosa retrocessione in serie D. Altri tempi, altri equilibri interni, altre dinamiche. Il matrimonio tra Bucchi e i colori amaranto però fu solo rinviato e proprio un anno fa, il 4 febbraio 2025, il club ne annunciò l’ingaggio, chiudendo i due giorni di colloqui e sondaggi con vari tecnici che potevano fare al caso dell’Arezzo e annunciando il successore dell’esonerato Emanuele Troise, il quale, per inciso, sta facendo un bel lavoro con il Lumezzane.

RICOSTRUZIONE – Bucchi, che quando ricevette la telefonata dell’Arezzo si trovava a Marsiglia con il suo amico ed ex amaranto De Zerbi, dovette rimettere in carreggiata una squadra che stentava a decollare, che viaggiava in quarta marcia, reduce da 5 punti in 5 partite, che aveva perso due volte di fila in casa con il Pineto e il Pontedera e che contro Vis Pesaro e Gubbio non era andata oltre lo 0-0 nonostante larghe fette di gara con l’uomo in più. All’Arezzo serviva una guida tecnica capace di gestire il gruppo, di trasmettere tranquillità e di costruire un’identità tattica senza rigidità: su questo terreno, oggi possiamo dirlo, Bucchi ha seminato e raccolto frutti tangibili. Non fu facile, tant’è che le prime due uscite non portarono punti: sconfitta 3-1 a Terni, sconfitta 1-0 in casa con la Torres. Ma da lì cambiò tutto.

lo score di Bucchi con l’Arezzo in campionato

PARTITE SIMBOLO – Il nuovo Arezzo sbocciò a Rimini il 24 febbraio: Guccione arretrato a fare il play, Capello mezz’ala, il tridente davanti. Quella notturna fu l’esempio lampante di una capacità rara nel calcio di oggi: leggere al volo dinamiche umane e tecniche, amalgamando un gruppo di giocatori con una mossa spariglia carte e trasformandolo in una squadra coesa. Il concetto di calcio di Bucchi non è mai stato legato a un integralismo tattico, ma piuttosto all’abilità nell’adattare le idee al contesto e alle caratteristiche della rosa. L’allenatore non ama parlare di sistemi di gioco ma di princìpi e questo si riflette nella duttilità con cui ha via via schierato la squadra: 433 di base ma frequenti virate verso il 4231 o la difesa a cinque in caso di necessità. Questa elasticità, l’abbiamo già scritto, non è incoerenza ma forza applicata al campo. Bucchi, 49 anni il prossimo 30 maggio, sceglie di volta in volta se spingere sull’acceleratore del possesso o se sacrificare l’estetica per difendersi con più uomini, abbassando il baricentro: letture fresche e piani gara calibrati che costituiscono una risorsa preziosa. In questo senso, la vittoria di Ascoli del 23 novembre rappresenta il suo capolavoro tattico.

UMANITA’ – Il mister in questi dodici mesi ha svolto una funzione rasserenatrice dentro un ambiente elettrico, che dall’estate in poi ha anche dovuto convivere con il peso dei favori del pronostico per la promozione in B. E se la squadra sul campo ha risposto in maniera eccellente, l’atteggiamento del tecnico fuori dal rettangolo di gioco è stato altrettanto significativo. Nel rapporto con la stampa e la tifoseria ha sempre mostrato correttezza, equilibrio, apertura al dialogo, senza ombre né dietrologie. È un tratto che non passa inosservato esattamente come il modo con cui saluta i colleghi prima delle partite, con un abbraccio affettuoso che è un dettaglio apparentemente piccolo ma che racconta di un calcio vissuto come relazione e non solo competizione.

ROTAZIONI – L’elenco dei calciatori che hanno beneficiato della mano di Bucchi è consistente: Guccione si è visto allungare la carriera con addosso i nuovi anni del regista, Pattarello è maturato al punto di non essere più l’orpello di lusso della squadra ma un ingranaggio fondamentale in entrambe le fasi di gioco, Tavernelli ha toccato picchi di rendimento che ne fanno uno su cui puntare anche in caso di salto di categoria. Alla lista possiamo aggiungere Righetti, Gilli, Mawuli, Chierico e Chiosa, tornato a 32 anni sugli standard del suo più importante passato. Come accade per tutti gli allenatori, specie per quelli che allenano rose dove la competizione è alta, pure Bucchi ha lasciato qualche ferito lungo il percorso: il caso Trombini è il più eclatante, dentro una gestione in cui il turn over è sempre stato una necessità più che una scelta.

FUTURO – Sotto contratto fino al 2028, giovane ma già esperto, Bucchi ha allenato in A, in B e in C. In carriera ha girato l’Italia in lungo e in largo, dal nord al sud, sia da giocatore che da tecnico, vivendo piazze blasonate ed emergenti, grandi e piccole, con pressioni e senza. E se per l’Arezzo questo campionato può rappresentare il ritorno in una dimensione più consona alle ambizioni del club e della tifoseria, per Bucchi sarebbe il primo titolo vinto in panchina. Lui non è scaramantico ma può incrociare le dita lo stesso.