Giacomo Venturi a Ravenna da ex nel match di andata

Il portiere dell’Arezzo è di Ravenna, ha giocato nel Ravenna, ha vinto il campionato di serie D con il Ravenna e la scorsa estate poteva tornare al Ravenna mentre alla fine ha scelto l’amaranto e ora è imbattuto da 705 minuti. Nel 2011 il clamoroso parapiglia in Verona-Padova tra il ds e il tecnico giallorosso, che però ha già chiuso l’episodio: “Nessun rancore, solo cose di campo”. Occhio a Fischnaller e ai suoi numeri in zona gol

Ci sono storie interessanti intorno ad Arezzo-Ravenna di domenica. Una riguarda Andrea Mandorlini e Nello Cutolo, tornata d’attualità due settimane addietro quando il club giallorosso ha deciso di esonerare Marco Marchionni e affidarsi al 66enne allenatore ex Atalanta, Bologna e Cluji. Per l’antefatto bisogna risalire al 16 settembre 2011, campionato di serie B, quinta giornata. Al Bentegodi si trovano di fronte i padroni di casa dell’Hellas Verona, allenati da Mandorlini, e il Padova di Alessandro Dal Canto che schiera, con il numero 11, proprio Cutolo. Fin dal riscaldamento i tifosi scaligeri beccano senza pietà l’attuale ds dell’Arezzo: gli rimproverano un gol sbagliato nella semifinale playout di La Spezia del 2007, quando giocava con l’Hellas, che si rivelò decisivo per la retrocessione in C. Il Verona passa in vantaggio con Russo, ma intorno alla mezz’ora Cutolo segna con un tiro dalla distanza e poi esulta polemicamente con le mani alle orecchie, passando anche davanti alla panchina di Mandorlini. Ne nasce un parapiglia che coinvolge un po’ tutti e che alla fine porta all’espulsione del tecnico. La partita per la cronaca terminò 2-2. Nel 2020, prima di Arezzo-Padova, Mandorlini era passato in biancoscudato e alla vigilia del match mise la parola fine sulla vicenda: “Non c’è alcun tipo di rancore da parte mia. E’ un episodio del passato e quanto succede in campo finisce tutto dopo la partita. Bisogna sempre guardare avanti e io l’ho sempre voluto fare andando oltre queste cose”.

Altra storia tutt’altro che banale è quella di Giacomo Venturi. Il portiere dell’Arezzo è di Ravenna, ha giocato nel Ravenna, ha vinto il campionato di serie D con il Ravenna e la scorsa estate poteva tornare al Ravenna mentre alla fine ha scelto l’amaranto. All’andata, con il punteggio già sul 2-0 e Anacoura non irreprensibile nelle segnature di Tavernelli e Ravasio, in tribuna i tifosi romagnoli mugugnavano e rimpiangevano il mancato ritorno del figliol prodigo, che nel frattempo aveva disinnescato un paio di palle gol dei giallorossi. Oggi Venturi è arrivato a 705 minuti d’imbattibilità, non prende gol dal 3 gennaio e convive con serenità con le sue origini, senza tradire il legame, mai disconosciuto, con una piazza in cui ha vinto ed è stato apprezzato. Il presente, però, porta il cuore da un’altra parte.

Una citazione anche per Matteo Solini, pilastro della difesa ravennate, ad Arezzo nella stagione 2016/17 con Sottili in panchina. Giocò 25 volte, quasi sempre su ottimi livelli, segnando un gol da tre punti contro il Piacenza: insieme a lui c’erano Luciani e Masciangelo, Corradi e Foglia, Cenetti e De Feudis, Polidori e Moscardelli. La sua esperienza amaranto durò pochi mesi ma fu molto positiva.

Infine Manuel Fischnaller, attaccante che qua abbiamo imparato a conoscere più di dieci anni fa. Contro l’Arezzo segnò 3 gol quando vestiva la maglia del SudTirol, poi ne ha segnati altri 2 con l’Alessandria e infine un altro ancora con la Torres. Tra le statistiche da incubo c’è il suo nome, insieme a quelli di Massimiliano Guidetti (9 gol all’Arezzo, record di sempre, con Spezia, Lumezzane, Padova e Cremonese), Nello Russo e Giacomo Lorenzini.