Trasferta lunga per l’Arezzo, con 850 chilometri di viaggio fra andata e ritorno. L’impianto di Selvapiana fu costruito dall’imprenditore ascolano Costantino Rozzi all’inizio degli anni ’80 e ha cambiato denominazione più volte, con varie intitolazioni che si sono susseguite nel tempo. E’ omologato per 7.500 persone anche se può contenerne 25mila. La curva rossoblu è dedicata all’ex capitano Michele Scorrano
Trasferta nel capoluogo molisano per gli amaranto, che purtroppo saranno orfani dei tifosi dopo la stangata dell’Osservatorio che ha vietato le prossime tre gare fuori casa. Sarebbe comunque stata un viaggio scomodo, per non dire epico, visti gli 850 km tra andata e ritorno, oltre all’orario serale di lunedì. Non c’è più bisogno di farsi le solite domande sull’opportunità o il ritorno economico (quale e per chi?) di giocare una gara con questa programmazione.
In ogni caso diamo uno sguardo all’impianto di Selvapiana, situato in una zona poco fuori città. La tipologia di stadio riporta subito alla memoria quello di Benevento e in effetti entrambi sono stati costruiti dall’imprenditore ascolano Costantino Rozzi: quello di Campobasso, per volere del presidente Antonio Molinari, è datato 1983 e in precedenza si chiamava Giovanni Romagnoli (aviatore caduto in battaglia). Spalti che si dividono in due anelli, quello superiore molto più ampio di quello inferiore, settori tutti collegati e quindi senza interruzioni, vicinanza al campo in erba naturale: a nostro parere, un genere di impianto sportivo dedicato al calcio che ha il suo fascino, una buona visibilità e non necessita di trasformazioni radicali.
Gli amici juventini ricorderanno un particolare storico legato allo stadio Antonio Molinari (oggi Axum Molinari Stadium) ovvero l’andata degli ottavi di Coppa Italia giocata il 13 febbraio 1985 tra il Campobasso di Guido Ugolotti e la Juventus di Michel Platini e Giovanni Trapattoni, conclusasi con la vittoria per 1-0 in favore dei rossoblù. Anche qui citiamo il classico metodo del conteggio degli spettatori a sensazione, dato che essendo il giorno dell’inaugurazione, l’impianto registrò il tutto esaurito con 26.000 biglietti venduti a cui però vanno aggiunti donne e bambini gratis, per cui si arrivò serenamente a 40.000 persone. Una volta giocata la storica partita si pensò bene di chiudere subito lo stadio che necessitava di ulteriori lavori, per cui il Campobasso inizierà a giocarci solo dalla successiva stagione agonistica.
Oggi la capienza è di 25.000 persone, ma per ragioni di sicurezza l’omologazione è solo per 7.500 posti. Altra partita storica fu quella del 3 giugno 2003, amichevole tra Italia e Irlanda del Nord (2-0), organizzata per raccogliere fondi dopo il terremoto del 2002. Lo stesso anno il Molinari ospitò cinque partite di serie B del Napoli, tutte giocate a porte chiuse per la squalifica dello stadio San Paolo a seguito degli incidenti scoppiati tra i tifosi dell’Avellino e quelli degli azzurri che portarono alla morte di un giovane tifoso partenopeo.
Dal 2009 i tifosi hanno iniziato a chiamare la curva di casa col nome di Michele Scorrano, storico capitano del Campobasso, fino alla decisione del Comune di intitolare proprio tutto lo stadio all’ex giocatore, provocando però il tumulto della famiglia Romagnoli. Nel 2023 la vicenda si arricchisce di nuovi capitoli, vista l’intitolazione dei vari settori a personaggi legati al Campobasso calcio: la tribuna centrale ad Antonio Molinari, la tribuna laterale Sud a Gino Scasserra, la tribuna laterale Nord a Vincenzo Cosco e la tribuna inferiore a Guido Biondi. I distinti, settore attualmente non aperto, vengono comunemente chiamati Tribuna Monforte.
Infine, per mettere fine alle polemiche, nel marzo 2024 il Comune organizza un sondaggio online per una nuova intitolazione dello stadio, che ha visto prevalere la dedica dell’intera struttura all’ex presidente Antonio Molinari (1932-2015) e della curva nord a Michele Scorrano, cui è seguita il 16 aprile, l’approvazione della delibera della giunta comunale sulla nuova intitolazione. Tutto ciò, naturalmente e in perfetto stile italico, fino a quando non ci saranno nuove proposte.












