Dall’estasi e tormento del prepartita al pensiero che accomuna gli sportivi italiani: “trasferte libere”. Dalla Minghelli, piena di bandiere e di adrenalina come la tribuna, anche un bellissimo ricordo di Morosini, calciatore del Livorno morto in campo dodici anni fa. Alla fine festa grande e mobilitazione già partita per la prossima gara in Abruzzo
Spettacolo in curva sud. Bandiere, bolgia, carica, adrenalina hanno accompagnato la partita. Specie all’inizio del match e dopo l’intervallo è stato impressionante il supporto del pubblico alla squadra, che per la prima volta in stagione ha attaccato nel secondo tempo verso la Minghelli, ricevendone in cambio la spinta necessaria per trascinare dalla parte giusta gli episodi. Una risorsa in più, quella dell’appoggio della gente, che per un motivo o per l’altra era stata sempre tenuta da parte.
Stavolta invece dai gradoni è arrivata una ventata di energia pazzesca, dettaglio che ha costruito il 2-0 sul Livorno. Bellissima la coreografia iniziale: migliaia di vessilli al vento e quella scritta “estasi e tormento” che da oltre cento anni accompagna la storia dell’Arezzo. Poco dopo è comparsa anche la seconda parte del messaggio: “il nostro fuoco non è spento”. Da lì al gol di Ionita sono passati 4 minuti, la tensione che si tagliava a fette un po’ si è diradata, per poi risalire fin quasi ai livelli di guardia quando il 2-0 sembrava stregato. Ci ha pensato Varela, con quel missile a sette dal novantesimo, a far partire la festa.
Durante i novanta minuti, la sud ha ribadito un pensiero che accomuna gli sportivi italiani: “in questo calcio che naviga in alto mare, c’è ancora chi vuole viaggiare per un ideale. Trasferte libere” si leggeva. Un segno di solidarietà anche per i rivali del Livorno, ai quali è stata vietata la trasferta di oggi. Nella nord c’erano tredici persone, tutte residenti in altra provincia, che hanno applaudito insieme al resto dello stadio quando è stato srotolata la scritta “nel ricordo di Morosini”, lo sfortunato calciatore labronico morto per un malore in campo nell’aprile 2012.
Alla fine è stato tripudio, sollievo, speranza, furore per le prossime due partite. L’Arezzo è in testa quando mancano 180 minuti alla fine del campionato. E uscendo dal Comunale, il motto era chiarissimo: “tutti a Pineto”.












