Il tecnico che ha portato Salernitana e Carpi in serie A è stato il protagonista dell’incontro all’hotel New Energy Valdichiana per raccontare la sua carriera. Per 13 volte ha affrontato gli amaranto
Il Festival del Calcio Italiano e dello Sport ha aggiunto un’altra tessera al puzzle degli ospiti di lusso che si sono raccontati nell’ambito dell’ambizioso progetto “I protagonisti del calcio si raccontano”. Lunedì 14 settembre, all’Hotel New Energy Valdichiana di Rigutino, Fabrizio Castori ha catalizzato l’attenzione di un pubblico arrivato in massa per celebrare e rendere omaggio a un allenatore ormai storico del palcoscenico italiano e con una lunga militanza in club del centro Italia.
Prima di approdare al Südtirol, sua ultima squadra, Castori ha raggiunto il successo in tante altre piazze. Raccontare Carpi, il progetto che ha condotto in serie A per la prima volta nella sua storia, sarebbe riduttivo. Vale la pena citare anche Ascoli, Perugia, Salernitana, condotta in serie A nell’annata 2020/21, Cesena, Varese, Reggina e tante altre ancora.
L’incontro con Castori è stata l’occasione perfetta per conoscere la sua storia, a partire dalle sue origini: “Quando ero piccolo c’era solo il pallone, in uno di quegli oratori che oggi non ci sono più. Il calcio inizialmente era un momento ludico, per me è stato il massimo allenare il Tolentino che era anche il paese in cui abitavo”.

Ad aprire l’evento, però, sono state le preziose dichiarazioni del delegato Figc Marco Sereni, che ha introdotto al meglio il profilo di Castori: “Sul tema di resilienza, passione e intensità il mister è un grande esempio. Bisogna partire dai dilettanti nel calcio per poi diventare professionisti”. A lui si uniscono anche le parole del presidente del Festival del Calcio Italiano e dello Sport Donato Alfani: “Mi lega un’amicizia particolare con il mister, che è un maestro. Averlo qui è un’emozione, è uno dei pochi che di calcio può parlare davvero. Anche perché nella vita si raccoglie soltanto dopo aver seminato”.
Nelle parole di Castori c’è stato spazio sia per il racconto delle sue origini, che per il futuro che verrà. Ma uno spazio importante lo guadagna la sua esperienza al Lanciano, probabilmente la prima che gli ha garantito successo e riconoscenza. “Quando mi ha chiamato il Lanciano che puntava alla B, ho parlato col presidente ma non volevo andare fuori regione. Pensavo fosse matto nel sostenere certe idee. Al mio rifiuto telefonico mi ha fatto cambiare idea mia moglie. Poi, però, sapevo di non poter sbagliare. Un carico di responsabilità che ho accettato come forte motivazione: una decisione così importante a me ha solo aggiunto. Quando Rino Foschi voleva portarmi a Cesena, ho pensato di accettare subito, ma il presidente del Lanciano che nel frattempo si era ammalato, mi ha detto che per le sue condizioni di salute aveva cominciato la sua avventura con me e con me la voleva terminare. Gli ho stretto la mano e, a scatola chiusa, senza parlare di soldi, sono andato avanti. Questo è stato il passaggio tra dilettantismo e professionismo. La responsabilità significa soprattutto dare risposte. Per i ragazzi è fondamentale sentirsi importanti”.
Fabrizio Castori in carriera ha affrontato 13 volte l’Arezzo alla guida di 3 squadre diverse e con un bilancio di 4 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte. Con il Tolentino ha raccolto una vittoria, due pari e un ko tra il 1996 e il 1998, sempre contro Serse Cosmi. Un pari anche con il Castel di Sangro nel 1999. In tutte le altre occasioni si trovava sulla panchina del Cesena e ha sfidato Somma (una vittoria e un pareggio), Marino (un pareggio), Tardelli (una sconfitta), Gustinetti (una vittoria e una sconfitta) e Conte (una vittoria e una sconfitta).












