Conferenza stampa di presentazione per il difensore, classe 1992, prelevato dagli svincolati: “Avevo un altro anno di contratto a Dubai, la prima parte del ritiro l’ho fatta là. Però mi mancava l’adrenalina dell’Italia: Bucchi l’ho già avuto a Gubbio e Sassuolo, durante la trattativa l’ho chiamato per spiegargli le mie motivazioni. In carriera ho sempre giocato, porto esperienza e umiltà. De Zerbi il tecnico che mi ha dato di più”

Presentazione alla stampa per il difensore Gian Marco Ferrari, classe 1992, ingaggiato dall’Arezzo al mercato degli svincolati. Quasi 300 presenze in serie A con Crotone, Sampdoria e Sassuolo, tre campionati di B, un’esperienza recente a Dubai fanno del nuovo acquisto un giocatore destinato a ricoprire un ruolo fondamentale nella squadra amaranto, sia in campo che fuori.

CONDIZIONE – “Fisicamente ho lavorato tanto. La prima parte di ritiro l’ho fatta a Dubai, avevo un altro anno di contratto con il club. Poi con la famiglia abbiamo deciso di tornare in Italia e ho proseguito con il mio personal trainer. Ho fatto test in questi giorni, sto bene, non so quanto ci voglia per arrivare al 100% ma in carriera forse al 100% non ci sono mai stato… Il gruppo è già formato, io sono entrato in punta di piedi per farmi conoscere. Porterò la mia esperienza, vengo con umiltà e tanta voglia. Per me questa è una seconda ripartenza, il mio desiderio era tornare in Italia e dimostrare che posso ancora dire la mia. Ringrazio presidente, direttore e mister per l’opportunità che mi hanno dato”

RETROSCENA – “Sono qui perché volevo l’Arezzo e la società mi ha dato subito apertura all’ingaggio. Bucchi mi ha allenato a Gubbio 13 anni fa, poi l’ho avuto qualche mese a Sassuolo. Lo conoscevo tecnicamente e umanamente, l’ho anche chiamato al telefono per spiegargli le mie motivazioni. Non vengo in amaranto per rubare un contratto, non ne ho bisogno. Voglio dare dimostrazione di quello che posso fare”

EMIRATI ARABI – “Dubai è un ambiente particolare, si gioca senza tatticismi. Sono stato bene, però non c’era adrenalina né prima dopo le gare, è una cosa che mi è mancata molto. Quel campionato è paragonabile a una serie C italiana, si punta molto sull’uno contro uno. Ho avuto Pirlo come allenatore, ottima persona e bravissimo tecnico. L’unico inconveniente è che in campo potevano andare al massimo 4 stranieri, noi eravamo in 5 e lui sceglieva quelli d’attacco perché ci davano qualità. Io ho giocato comunque più della metà delle partite, poi a causa della guerra ho scelto di venire via”

RDZ – “L’allenatore che mi ha cambiato la carriera è stato De Zerbi, sia sul piano tecnico che della mentalità. In carriera per fortuna ho fatto di tutto: ho giocato a tre, a quattro, a zona, a uomo. Il mio bagaglio è molto ampio per fortuna. Sapevo che il direttore Cutolo cercava un difensore mancino, io mi sono mosso personalmente con il mister perché avendo tanta esperienza alle spalle so che posso portare qualcosa. Negli anni ho sempre giocato per fortuna, con tutti gli allenatori che ho avuto, quindi l’attitudine a guidare la squadra me la sento. Poi va dimostrata sul campo”

SALVEZZA – “In B il gruppo è determinante. Se hai una somma di singoli, i risultati non arrivano. Se lo spogliatoio è sano, sei facilitato. E io qua ho trovato un ambiente molto bello, per questo ho tanta fiducia. Il mister non è cambiato molto dai tempi di Gubbio: umanamente è sempre stato uno diretto, con il quale si può parlare e chiedere un consiglio sulle cose di campo. Ha una grande carica, rivederlo è stato un piacere”