A Carpi è arrivata la sesta vittoria del girone di ritorno con uno stile consolidato: concretezza, resilienza e stavolta anche un briciolo di fortuna. Mentre gli amaranto viaggiano con il vento alle spalle, le avversarie dietro si sciolgono. I numeri sono emblematici sia per la difesa che l’attacco ma parlano chiaro anche le sensazioni: l’Arezzo questo campionato dovrebbe proprio buttarlo via. La serata di ieri e i punti di contatto con il pomeriggio di gloria del 1966
STILE CONSOLIDATO – L’Arezzo passa a Carpi e lo fa nel modo che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica: concretezza, resilienza e stavolta anche un briciolo di fortuna. L’1-0 del Cabassi è figlio di un avvio fulmineo e di una gestione non sempre serena, dentro una partita che con il passare dei minuti ha cambiato padrone ma non risultato. È il segnale più evidente, come sottolineato anche altre volte, della maturità raggiunta dagli amaranto: quando non si può comandare, bisogna saper soffrire; quando non c’è modo di palleggiare, occorre difendersi; quando il copione si sporca, non va perso il filo. Del resto, miglior attacco e miglior difesa del torneo non sono attestati casuali.
IL VENTO ALLE SPALLE – Il gol di Guccione dopo novanta secondi ha indirizzato subito la serata. Una traiettoria velenosa dal corner, una lettura imperfetta della difesa biancorossa e l’Arezzo si è trovato davanti il terreno ideale: quello di una gara da gestire più che da dominare. Solo che il baricentro si è abbassato troppo, complice la crescita del Carpi e una prestazione complessiva che Bucchi ha definito “la peggiore del girone di ritorno”. I padroni di casa avrebbero anche meritato di pareggiarla ma in questo momento gli amaranto sono in fiducia totale e hanno gli astri allineati a loro vantaggio. Difatti Venturi non prende gol da 614 minuti.
FUGA IN AVANTI – I numeri parlano chiaro: sei vittorie e un pareggio nel girone di ritorno, una continuità che le rivali non hanno saputo reggere, crollando a -10 il Ravenna e a -12 l’Ascoli. I romagnoli ieri hanno perso a Terni e il club ha dato la svolta: esonerato il tecnico Marchionni. Ma a contare sono anche le sensazioni: l’Arezzo non ha più bisogno di brillare per vincere, perché ha imparato a riconoscere le partite e a portarle dove vuole. È il segno di una squadra che sente vicino il traguardo e che, guardando il trend, questo campionato può solo buttarlo via.
IL CABASSI – Per chiudere. Siccome la storia si diverte con i corsi e i ricorsi, il profumo di serie B è tornato su di nuovo al Cabassi di Carpi. Proprio come sessant’anni fa. E in qualche modo è come se il tempo non fosse mai passato.












