Il Comunale è diventato tabù: solo 2 punti nelle ultime 4 gare, con gli amaranto sempre in svantaggio. Chi vince canta e chi perde spiega, come sempre: difatti oggi fioccano analisi e commenti, ma senza l’episodio del rigore al 95′ parleremmo tutti d’altro. Un errore va evitato come la morte: attaccarsi agli arbitraggi e peccare di vittimismo. Meglio spingere nel secondo tempo verso la sud, cosa mai successa quest’anno non si sa perché. E continuare a vedere il buono che c’è ancora: l’Arezzo è in testa e con un margine di 2 punti che sarebbero 3. Qua dobbiamo sempre soffrire. Succede dal 1923, resisteremo un altro mese
COMUNALE TABU – E’ una mazzata pesante, arrivata nel modo peggiore: su rigore all’ultimo secondo dopo una lunghissima revisione all’Fvs. L’Ascoli, che era a -12 qualche settimana addietro, ha fatto l’unica cosa che poteva fare per riaccendere la speranza: vincerle tutte, compreso lo scontro diretto. Oggi è a -2 dopo aver messo insieme 31 punti su 33, mentre l’Arezzo ha continuato a macinare in trasferta ma ha frenato bruscamente in casa: nelle ultime 4 al Comunale ha raccolto solo 2 punti ed è sempre andato in svantaggio contro Ravenna, Ternana, Perugia e Ascoli. Troppo poco per restare in vetta senza danni collaterali.
RIGORE – Ieri sera la squadra ha giocato per non concedere spazi agli avversari, maestri nel possesso palla, e c’è riuscita. E’ invece mancata nella seconda parte del piano, cioè pungere di rimessa, contrattaccare, offendere. All’andata, con la stessa condotta di gara, aveva prevalso perché, oltre a difendere bene, aveva replicato e messo in fibrillazione l’Ascoli, cosa che stavolta è accaduta sporadicamente. Quanto messo sul piatto sarebbe comunque bastato per incartare un 1-1 da firmare col sangue, se non fosse che Gilli si è attaccato alla maglia di Corazza e addio. Senza l’episodio del rigore staremmo qua a parlare di tutt’altro. Come sempre, chi vince canta e chi perde spiega.

L’ALIBI PERFETTO – Adesso siamo entrati in una terra di nessuno. Come reagirà lo spogliatoio, quale e quanto peso avrà il rigore di Corazza sul morale, sulla lucidità, sull’entusiasmo del gruppo è impossibile saperlo. Lo dirà il campo nelle prossime settimane. Di sicuro sarebbe esiziale cominciare ad accampare l’alibi degli arbitraggi, che come sempre viene a galla quando mancano i risultati. Prima c’era la Braida League perché il Ravenna vinceva al centesimo minuto, adesso sembra che l’Ascoli sia la squadra del Palazzo (stessa cosa che i rivali imputavano all’Arezzo all’inizio del girone di ritorno). Gli arbitri sbagliano, anche in modo grossolano, e l’uniformità di giudizio è merce rara. Ma è così in serie A, figuriamoci in Lega Pro. Al bando i vittimismi.
CHISSA PERCHE – Altro dettaglio che non spiega niente riguardo ieri sera ma che appare sempre più bizzarro. Quest’anno non c’è stata una partita in cui la squadra abbia attaccato nel secondo tempo verso la sud. Non si sa quale sia il motivo di questa scelta controcorrente, che va contro le tradizionali abitudini del calcio, ma è incredibile. In un big match come quello contro l’Ascoli, spingere dalla parte della curva nel momento clou avrebbe trasmesso più energia, più adrenalina sia ai giocatori che al pubblico. Rinunciarvi per non si sa bene cosa è urticante.
CREDERCI – Le alternative in questo momento sono due: mandare tutto in malora, cedendo al pessimismo, oppure vedere quello che ancora c’è di buono. Tipo che il +2 in classifica è in realtà +3, perché se le squadre finiscono a pari punti, in B va l’Arezzo grazie agli scontri diretti. Tipo che mancano 4 giornate, non 40, e meglio stare davanti piuttosto che dietro. E tipo che l’Arezzo, nei momenti critici, ha sempre reagito. Tutto il resto sono sensazioni, impressioni, paturnie: ognuno ha le sue, giuste o sbagliate, e c’è poco da discettare. L’unica certezza è che qua dobbiamo sempre soffrire. Succede dal 1923, resisteremo un altro mese.












