Per noi non è mai stato facile. Ma siamo arrivati ad aprile, nel mese in cui si tireranno le somme. Mancano solo tre partite alla fine, siamo ancora padroni del nostro destino. E con tre vittorie si va in B
Sgombriamo il campo già in apertura: qua nessuno vive nel mondo delle favole, quindi nessuno si illude che sarà facile, adesso più che mai. Ma siamo arrivati ad aprile, ovvero nel mese in cui si tireranno le somme. Tre partite alla fine, Arezzo ancora padrone del proprio destino: con tre vittorie si va in B, indipendentemente da quello che farà l’Ascoli. Certo, i bianconeri marchigiani hanno il vento in poppa, il morale a mille, l’inerzia è tutta dalla loro parte (due mesi fa la classifica diceva che l’Arezzo era a 59 punti e l’Ascoli a 47, con 11 partite da giocare), hanno un pubblico che spinge e sono stati oggettivamente molto bravi a restare sul pezzo anche quando la situazione di classifica sembrava compromessa, per la lotta al primo posto. Certo, l’Arezzo ha dilapidato un tesoretto che aveva accumulato a cavallo tra la fine del girone di andata e – soprattutto – l’inizio del girone di ritorno, ha sprecato più di un match point, ha cominciato a smarrire una parte di quel cinismo con cui gestiva le partite e con cui aveva costruito il vantaggio che lo vedeva veleggiare in testa al girone sin dai primi di gennaio. Tutto giusto, tutto vero, però, però, però.

C’è un però grosso come una casa in questa storia, ed è qui che bisogna mettersi in testa una cosa. Il però è questo: che dobbiamo ricordarci che si parte da 0-0 ogni volta, si gioca in 11 contro 11, per 90 minuti più recupero. E l’Arezzo ha tutte le carte in regola per farli, questi 9 punti. Perché il campionato fin qui ci ha detto che l’Arezzo è più forte delle squadre che andrà a incontrare, e che al netto di una certa imprevedibilità del calcio, croce e delizia degli appassionati, può affrontare queste tre partite senza nessun tipo di timore reverenziale nei confronti delle avversarie, che hanno ambizioni di classifica diverse tra loro e che difficilmente faranno sconti all’Arezzo.
Ma il fatto è questo: l’Arezzo, questi sconti, non deve aspettarseli. Da nessuno. Deve solo scendere in campo consapevole dei propri mezzi, concentrato e cattivo con in testa un obiettivo. Fare nove punti in tre partite, e tutto il resto passerà in secondo piano. Anche le decisioni arbitrali che fanno storcere il naso, anche la buona sorte che a volte sembra averci voltato le spalle. Vivremo questi giorni in apnea, lo sappiamo già, così come sappiamo già che saremo condannati, in questo caso dai cervelloni che stanno a capo dell’organizzazione del terzo livello del calcio italiano, a un’altalena di emozioni, pensieri, sensazioni: davvero ha un senso, sportivamente parlando, continuare a far giocare sfalsati Arezzo e Ascoli, a questo punto del campionato, mantenendo la contemporaneità solo per le ultime due giornate? Davvero non si poteva fare diversamente?

Ma anche questo, anche tutto questo, non conta niente. Non deve contare niente, in nessun caso. Quale che sarà il risultato dell’Ascoli a Forlì, l’Arezzo deve andare domenica a caccia di una vittoria. Perché se l’Arezzo è una grande squadra, come abbiamo tutti pensato fino a ora, deve avere la mentalità della grande squadra. Percorrere il tunnel che dagli spogliatoi porta sul terreno di gioco del “Città di Arezzo” con la consapevolezza che gli 11 che stanno camminando al loro fianco, con le maglie di un altro colore, sono meno forti di noi. Questo è quello che fanno i grandi sportivi, questo è quello che fanno le grandi squadre. Avanti Arezzo, è il momento di dimostrare quello che vali. Lo sappiamo, non sarà facile. Ma del resto, nessuno ha mai detto che lo sarebbe stato.












