Un rispetto trasversale lo ha accompagnato fino all’ultimo dei suoi giorni. Lo salutiamo con queste righe, ricordando il rigore trasformato con il cucchiaio nel 2001 contro l’Arezzo all’Ardenza. Quella sera ci fece male, oggi è il modo più giusto per rendergli omaggio
Per l’Arezzo è stato un avversario scomodo. Cinque gol segnati agli amaranto, uno con la maglia dell’Alzano nel 1989 e quattro con quella del Livorno tra il 2001 e il 2002. Eppure, nel giorno dell’addio a Igor Protti, anche chi lo ha affrontato da rivale non può che tributargli un applauso. Se ne è andato a 58 anni un grande attaccante, uno che i top club li ha toccati per poco e che oggi nei top club sarebbe un protagonista. Però è stato capocannoniere in serie A con il Bari, oltre che capocannoniere in B e in C con il Livorno.
La sua carriera l’ha costruita con i gol, con il carisma, la correttezza e un attaccamento alla maglia diventato sempre più raro. Protti apparteneva a quella generazione di calciatori che rappresentavano una città prima ancora che una società. Un calcio di provincia fatto di appartenenza, sacrificio e identità, lontano dalle logiche moderne e per questo oggi sempre più rimpianto. Non era soltanto un bomber: era un punto di riferimento, un leader riconosciuto anche dalle tifoserie avversarie.
La sua scomparsa lascia un vuoto che va oltre il Livorno, il Bari o le squadre in cui ha giocato: oggi se ne va uno degli ultimi interpreti di un calcio romantico vilipeso dal Palazzo e apprezzato dal popolo. Ha voluto congedarsi con questo messaggio che la famiglia oggi ha pubblicato sui social: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio”.
Lo salutiamo con queste righe, ricordando il rigore trasformato con il cucchiaio nel 2001 contro l’Arezzo all’Ardenza. Quella sera ci fece male, oggi è il modo più giusto per rendergli omaggio.












