Niccolò Gucci, Mario Ravasio e Pietro Cianci

Negli ultimi quattro anni il club ha scelto attaccanti con caratteristiche simili: esperienza, fisicità, spirito di sacrificio e capacità di lavorare per la squadra. L’ex Cesena si inserisce in una filosofia di mercato ormai ben definita

In principio fu Niccolò Gucci (1990). Ingaggiato nell’autunno 2022 in D, venne ceduto a gennaio 2025. In mezzo 86 presenze e 22 gol totali, una promozione dai dilettanti alla Lega Pro e altre 14 segnature tra i professionisti. Esempio di abnegazione, spirito di squadra, capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo: ha lasciato un segno positivo ad Arezzo, nonostante fosse arrivato qua quando aveva già scollinato la trentina.

Poi è toccato a Roberto Ogunseye (1995). Inseguito nell’estate 2023, arrivò con un anno di ritardo. Era (è) un giocatore di categoria che aveva vinto la C sia a Modena che a Cesena, conquistando gli spareggi con il Foggia. Ma non aveva (ha) il cv del bomberone e ad Arezzo, nonostante un buon inizio (gol al Rimini, doppietta a Sassari, doppietta a Perugia in Coppa Italia) si perse cammin facendo. A fine stagione rientrò al Cesena con uno score di 33 presenze, 4 gol e il posto da titolare perso dopo il mercato invernale.

A gennaio 2025, infatti, sbarcò in amaranto Mario Ravasio (1998), reduce da una stagione in doppia cifra a Sorrento in Lega Pro (12 gol) e da sei mesi così così al Cittadella in B. L’impatto fu buono: dopo la sua prima apparizione a Gubbio, Troise venne allontanato e al suo posto arrivò Bucchi. 2 gol in campionato, altri 2 ai playoff, più le 9 reti dell’annata appena conclusa. Centravanti moderno, di lotta e di governo, ha fato bene nonostante gli acciacchi l’abbiano tormentato in più circostanze.

Infine Pietro Cianci (1996), l’innesto di peso della scorsa estate al termine di un ottimo campionato in doppia cifra alla Ternana, con cui perse la finale playoff per la B. Uomo d’area, forte di testa, dalla spiccata personalità, si è sbloccato dopo un avvio a rilento e poi ha macinato gol a prestazioni, fino a toccare quota 12. Non è un mostro di tecnica ma rappresenta il prototipo della prima punta vecchio stile, abile negli ultimi sedici metri, capace di fare la guerra con la difesa avversaria.

Adesso tocca ad Alberto Cerri (1996), altro profilo che si inserisce alla perfezione nella linea tracciata negli ultimi anni: riferimento avanzato di struttura, altezza da granatiere (un metro e 94), esperienza per corroborare lo spessore di un gruppo che necessita di iniezioni di carisma. Cerri, un po’ come tutti quelli che l’hanno preceduto, non arriva con le credenziali del killer sotto porta (55 gol complessivi nei vari campionati) ma con un passato che pesa: 90 presenze in A e 191 in B per l’Arezzo di oggi valgono più di ogni altra cosa.

Nato nel 1972, giornalista professionista, ha lavorato con Dahlia, Infront, La7 e Sky. Scrive anche per Arezzo Notizie e Up Magazine, collabora con Teletruria dal 1993. E' il direttore di Amaranto Magazine