L’impianto ospita i rossoblu dal 2017 ma è provvisorio, in attesa che arrivi il via delibera definitivo al fascinoso progetto per la nuova casa dei sardi. Il Casteddu ha giocato per anni all’Amsicora, per poi trasferirsi nel mitico Sant’Elia dopo la conquista dello scudetto. L’incendio del 1970 e gli hooligans inglesi buttati a mare durante i Mondiali del 1990: aneddoti e curiosità
L’Arezzo si regala un viaggio in Sardegna e di questi tempi si porta dietro l’invidia di molti che vorrebbero passare le vacanze sull’isola. Non sarà una gita però, perché all’Unipol Domus troverà il Cagliari, reduce da una salvezza al 14° posto in serie A. Si inizia quindi a respirare tutta un’altra aria dalle parti di San Cornelio, passando da programmare viaggi a Carpi e Piancastagnaio (perché poi tiriamo sempre in ballo il paesino dell’Amiata?) a Cagliari, Avellino, Verona, ecc..
Stadio da serie A, almeno sulla carta, perché vi giocano di solito Juventus, Milan e Inter, anche se i sardi attendono da anni lo sblocco del progetto che dovrebbe dare loro una vera casa. Stadio provvisorio in realtà, nato a fianco dello storico Sant’Elia, un tempio del calcio italiano, costruito a partire dal 1965 e inaugurato il 12 settembre 1970, nel primo turno della Coppa Italia, quando il Cagliari sconfisse la Massese per 4-1 di fronte a poco più di 30.000 spettatori. Il Sant’Elia andò a sostituire il vetusto ma celebre Amsicora, lo stadio in cui i rossoblù vinsero lo scudetto nel 1969-1970.
Quattro giorni più tardi, il 16 settembre, lo stadio vide il Cagliari sconfiggere per 3-0 i francesi del Saint-Étienne davanti a 63.000 spettatori, in un incontro valido per i sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni 1970-1971. Come riuscirono a entrare 63.000 persone in un impianto che anni dopo sarà omologato per 40.000 è lo stesso meraviglioso dubbio che ci riporta al Comunale di Arezzo con oltre 20.000 spettatori nella gara contro il Milan del 1983.
L’inaugurazione ufficiale del Sant’Elia si celebrò in occasione della prima giornata del campionato di serie A 1970-1971, in cui il Cagliari prevalse sulla Sampdoria per 2-1. Un fatto davvero anomalo accadde due mesi dopo l’inaugurazione, quando lo stadio fu colpito da un grave incidente. Nel sottosuolo infatti correva un oleodotto che serviva il vicino deposito carburanti di Monte Urpinu: una rottura della tubatura causò una perdita di combustibile, che intrise il terreno e affiorò in superficie. Un operaio addetto alla manutenzione del campo, non accortosi della pericolosa situazione, gettò a terra un mozzicone di sigaretta, causando lo sprigionarsi di un incendio.
Lo sadio di Cagliari ebbe la sua massima ribalta internazionale per i Mondiali del 1990, come del resto tutta la nostra Repubblica del pallone. Iconica la sua immagine tra le 12 figurine che riportavano gli stadi nell’album della Panini. Fu potenziato con quattro nuove torri e altre due migliorie: la copertura in legno sopra la tribuna centrale e una tensostruttura esterna adibita a centro stampa (il cosiddetto “pallone”).
Arrivò poi la triste stagione dei mancati ammodernamenti e delle limitazioni imposte dalle normative, che colpì tutti gli stadi italiani, unita alla moda delle tribune dalmine a bordo campo sopra la pista di atletica non più utilizzata. Si aprì quindi un tira e molla infinito tra presidenti e istituzioni, per capire quale casa dare al Cagliari calcio, fino a quando non si decise definitivamente per la demolizione del Sant’Elia (iniziata e mai conclusa). Il primo giugno 2017 si disputò una gara amichevole intitolata The Last Match, ovvero “L’ultima partita”, con partecipazione di personalità calcistiche d’alto profilo, organizzata appositamente per sancire la definitiva dismissione del Sant’Elia, in attesa dell’effettiva e totale demolizione. A partire dalla stagione 2017-2018 il Cagliari gioca le sue partite nell’impianto provvisorio Unipol Domus, costruito nell’estate del 2017 nel parcheggio adiacente al settore distinti del Sant’Elia e destinato a essere smontato non appena il summenzionato stadio di proprietà sarà stato completato e omologato. Qui il progetto del nuovo impianto.
Ci piace infine ricordare un fatto noto alle cronache di Italia ’90 avvenuto nei pressi dello stadio. Non appena si seppe dell’assegnazione dello stadio al girone dell’Inghilterra, le autorità locali impallidirono per il temuto arrivo delgli hooligans inglesi. Ci pensarono i locali e i sardi in generale a difendere il territorio. Nella notte tra l’8 e il 9 giugno 1990, dopo violenti scontri tra i famosi e turbolenti inglesi e la popolazione indigena, esasperati dai disordini e dal tentativo di assalto al rione Marina, i cittadini cagliaritani reagirono con forza, finendo in diversi casi per “buttare a mare” i tifosi inglesi nel porticciolo.












