Il 19 agosto 2020 il primo giorno in amaranto. “Fare il presidente è un lavoro bello e complicato, bisogna avere la giusta dose di aspettative: né troppe né troppo poche. La serie B ci costerà 12 milioni ma il nostro è un club sano, vietato sforare il budget. Nuovi acquisti? Ci servono innesti in difesa e in attacco, abbiamo già individuato gli obiettivi. Lo stadio si farà e non è vero che vendo l’hotel a Rigutino. Ho sempre pensato positivo, non cambierò adesso”
Era il 19 agosto 2020 e il gruppo Mag si presentò alla piazza dopo aver acquistato il pacchetto di maggioranza della Ss Arezzo da Giorgio La Cava. Al tavolo della conferenza stampa c’era anche Guglielmo Manzo, che però sedeva di lato, un po’ in disparte, con le luci dei riflettori lasciate al resto della dirigenza. Il suo momento, prima in veste di direttore generale e poi di presidente, sarebbe arrivato qualche mese dopo. A distanza di sei anni il mondo amaranto è cambiato radicalmente, sia fuori che dentro al campo.
Lo ricorda bene il giorno del vostro primo contatto con la città e la tifoseria? Oppure è finito nel dimenticatoio?
Ce l’ho in testa come se l’avessi vissuto ieri. Avevo spinto per rilevare il club ma c’erano mille cose da gestire a Roma, per questo all’inizio rimasi in seconda fila. Capii subito però che avremmo dovuto mettere le mani dappertutto, con diverse cose da aggiustare. L’inizio fu tosto.
Quanto si sente cambiato da allora? E in cosa soprattutto?
Sei anni fa ero un tifoso che doveva capire il mondo del calcio. Oggi, non me ne voglia nessuno, mi sento il primo tifoso dell’Arezzo e ho imparato tante cose. Fare il presidente è un lavoro bello e complicato: servono equilibrio, razionalità, visione. Bisogna avere la giusta dose di aspettative: né troppe né troppo poche.
Questo equilibrio, in un mondo umorale come quello del calcio, si può allenare o è una dote naturale?
Io sono cresciuto vedendo sempre il bicchiere mezzo pieno. Mia madre mi ha trasmesso un fondo di ottimismo che non mi ha mai abbandonato. Trasmettere fiducia è fondamentale, anche se momenti di sconforto capitano a tutti. Ne ho vissuti anch’io in questi sei anni. L’importante è usare la testa e cercare di sbagliare il meno possibile.
Staccare i piedi da terra dopo la conquista della B è un rischio reale per l’Arezzo?
Per quanto riguarda me, assolutamente no. L’antidoto più efficace è porsi nuovi obiettivi e io ho sempre detto che questa categoria la considero di passaggio perché se ti siedi, rischi di perdere ciò che hai guadagnato. Voglio arrivare ancora più su, ovviamente con l’aiuto del Padre Eterno. Mi godo la B ma guardo avanti.

Due promozioni sul campo, lo stadio nuovo, il campo di Rigutino, i pienoni al Comunale: di cosa va più orgoglioso?
Di tutte queste cose e ci considero anche l’hotel. Non possono stare separate, fanno parte di un progetto unico che ha varie sfaccettature. Io ci metto il 110%.
A proposito di hotel. È vero che vuole venderlo?
Assolutamente no. Abbiamo aggiunto un altro piano alla struttura con ulteriori 40 camere, perché dovrei vendere?
Le dà fastidio che serpeggi un certo scetticismo sul progetto stadio, che parte dell’opinione pubblica non creda veramente alla riqualificazione dell’impianto?
No, non bado a queste cose. Io so cosa ho in testa, quanto ho investito in termini di tempo e denaro per portare avanti il progetto e quanto dovrò investire ancora. Arezzo sarà la prima città in Italia ad avere un impianto di proprietà grazie alla nuova legge stadi. È l’unico dettaglio che mi interessa.
A proposito. I lavori come procedono?
Gli interventi di adeguamento richiesti dalla Lega di B sono praticamente conclusi. Ringrazio il Comune perché ci ha dato una mano nelle volture da Ss Arezzo ad Arena Amaranto, la società di scopo creata ad hoc: la collaborazione delle istituzioni è stata e sarà fondamentale. Devo anche sottolineare l’aiuto di prefetto e questore. C’è un clima positivo intorno alla nostra società e questo mi fa piacere.
Le demolizioni quando cominceranno?
A breve, con tutte le prescrizioni che già sono note riguardo la schermatura del cantiere davanti alla Maratona.
La collaborazione con Legends Global cosa può portare di positivo?
Dà credibilità a tutto il progetto. E certifica che lo stadio ha le caratteristiche per diventare una fonte di introiti per l’Arezzo.

Sabato c’è l’esordio ad Avellino, poi arriva il Palermo, quindi il Verona fuori casa. Si augurava un avvio più morbido?
Siamo una neopromossa, ci stava di affrontare subito gli squadroni. Le difficoltà non mancheranno, questa è una serie A camuffata e un avvio del genere ci impedirà di cullarci sugli allori della promozione. Bisognerà battagliare subito, il mister e i ragazzi lo sanno. Per me sarà un’emozione, non lo nego.
Il mercato non è chiuso. Quanti giocatori arriveranno di qui alla fine?
La rosa è completa in gran parte. Diciamo che ci manca qualche altro sforzo in difesa e in attacco, il direttore mi ha detto così. Quindi qualcosa in entrata faremo ma con oculatezza: il nostro deve restare un club sano e un giocatore deve accettare Arezzo senza titubanze. Se mi accorgo che esita, l’affare non si fa.
Cianci alla fine resterà o andrà via?
Chi può dirlo? Ci sono trattative in corso ma con il mercato non si può mai sapere. Di sicuro, in caso di necessità, sapremmo dove mettere le mani. I nostri obiettivi sono già individuati.
Quanto costa la serie B, presidente?
Così a spanne, tra squadra e staff, siamo sui 10 milioni. Aggiungendo tutto il resto arriviamo a 12, con l’obiettivo di salvarci e mantenere la categoria. Devo dire che Cutolo è stato bravo a rispettare il budget di spesa. Abbiamo mantenuto l’intelaiatura della rosa esattamente come facemmo dopo il salto dalla D alla C. Questo ci darà un bell’aiuto.
La campagna abbonamenti potrebbe arrivare a 5mila tessere, tra i tifosi si avverte una palpabile fibrillazione. C’è un messaggio che vuole mandare al pubblico?
Innanzitutto un ringraziamento. Poi un invito a sostenere la squadra in ogni frangente, perché ci aspettano mesi intensi. Alla curva dico di starci a fianco, di tenere sempre a mente l’importanza che ha per i giocatori: è un periodo in cui purtroppo fioccano i divieti, l’anno scorso abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quanto possano farci male. Quindi dobbiamo evitare di cadere nei tranelli e nelle provocazioni, la B l’abbiamo conquistata insieme e insieme bisogna difenderla.
Come immagina il futuro tra sei anni?
Io vorrei portare l’Arezzo in Champions. Molti mi danno del folle quando dico questo, ma mi davano del folle anche quando eravamo nei dilettanti e progettavo la serie B. La realtà è che se non si hanno obiettivi da raggiungere, è meglio chiudere. La mia filosofia non è questa e di certo non la cambierò adesso.












