Si accende la luce verde e il tornello gira: siamo dentro. Comincia così una notte incredibile, l’uscita da un tunnel lungo 19 anni. I primi cori sono di puro orgoglio, di euforia assoluta, quasi di commozione, con tutta la voce che abbiamo in corpo e anche di più. Andiamo sotto per un eurogol, il pegno da pagare per questa nuova realtà. Poi la vinciamo al 90′, un premio alla pazienza e alla capacità di tener duro della squadra e anche nostre, che in tutti questi anni abbiamo superato e sopportato di tutto. Senza arrenderci. E oggi cantiamo e ci godiamo questi momenti, ripensando alla strada fatta per arrivare fin qui
Si accende la luce verde e il tornello gira: sono dentro. C’è subito il bar, prendo una birra e mentre sono in coda guardo verso il varco che conduce ai gradoni. Si vede una bella porzione di campo e una parte del resto dello stadio, già gremito. Capirò che è tutto vero, che siamo veramente in B e che non è soltanto un lunghissimo sogno solo quando sbucherò dall’altra parte, come a uscire da un tunnel lungo diciannove anni. Me lo ricordo come fosse ieri quel pomeriggio del 10 giugno 2007, davanti alla tv a vedere lo Spezia segnare il terzo gol in casa della Juve. Le lacrime a dirotto, io che non volevo andare a giocare la “mia” partita di calcio con l’Arezzo Nord (si giocava a Capolona, sono sicuro) e mio padre che mi convinse e mi accompagnò. Dentro era distrutto anche lui, sono sicuro anche di questo. Il mio rapporto con l’Arezzo era iniziato qualche anno prima ed era esistita quasi solo la serie B. Non avevo la minima idea di cosa mi sarebbe aspettato. Sapevo solo che in qualche modo sarebbe continuato, perché ormai non c’era via d’uscita: mi ero innamorato, irrimediabilmente. Quasi vent’anni dopo, invece, mi sono reso conto che in tutti questi anni è esistito un po’ di tutto tranne la serie B, un ricordo tanto vivido quanto remoto. Rinascite, anni di serie D, promozioni, speranze, fallimenti, retrocessioni, nuove ripartenze… E quindi la domanda, anche se con uno spirito diametralmente opposto, era la stessa: e ora, che succede?
Non ero mai stato in trasferta in serie B e ora come ve la spiego l’emozione di sapere che in quel preciso istante, e in quello dopo e in quello dopo ancora, stai vivendo un sogno rimasto nel cassetto per così tanto tempo? Un cassetto chiuso a tripla mandata perché per larghi tratti distantissimo, come una stella in cielo che la vedi ma magari in realtà non esiste già più. Sicuramente andare subito in una piazza come Avellino ha aiutato a percepire forte e chiaro il nuovo contesto e ha amplificato le sensazioni: una cornice di pubblico entusiasmante, un’avversaria forte e ambiziosa, una società blasonata. Negli anni passati erano perlopiù casi isolati; ora sarà la regolarità, basta pensare a chi arriva domenica. I primi cori sono tutti di puro orgoglio, di euforia assoluta, direi quasi di commozione, con tutta la voce che ho in corpo e anche di più. E chi ci arriva in fondo? Del resto, per farti sentire in certi stadi non si può fare altrimenti. Anche sugli spalti ci voleva una prestazione da categoria superiore e mi sento di dire che la Minghelli ha ampiamente dimostrato che in B ci può stare tanto quanto la squadra in campo.
All’emozione devo dire che non corrispondeva la solita tensione: forse non sono mai stato così poco preoccupato per il risultato. Contava piuttosto essere tornati a calcare certi campi e già vedere che la squadra si comportava bene, via via con sempre più coraggio, qualità, personalità e disinvoltura, mi riempiva l’anima. All’intervallo ero contento, dispiaciuto solo perché avremmo meritato di più. E perché solo un eurogol ci stava condannando. Anche quello, in fin dei conti, era un segno della B ritrovata: allarghi le braccia sconsolato e incassi, consapevole che è un po’ il pegno da pagare per vivere questa nuova realtà. E chi se lo immaginava, in quel momento di pausa a bocce tra fiumi di adrenalina e diecimila emozioni, che l’avremmo addirittura ribaltata? Come ve la spiego l’emozione di vincere a tempo quasi scaduto, in rimonta, con sei esordienti in campo, alla prima in B dal 2007, fuori casa e alla prima trasferta in B della mia vita? Sentire il fiato che manca e il cuore che batte all’impazzata, vedere che ti stai fondendo, in un bagno di sudore e felicità, in un abbraccio coi tuoi amici e compagni di viaggio. Questa vittoria l’ho vista come un premio alla pazienza e alla capacità di tener duro della squadra e anche nostre, che in tutti questi anni abbiamo superato e sopportato di tutto senza arrenderci o mandare tutto al diavolo proprio per poter essere ancora qua, oggi, a cantare e strepitare e godersi finalmente questi momenti e quanto ci siamo guadagnato e meritato. Perché sì, ce la meritavamo una serata così, una trasferta così, una vittoria così, questa dannata serie B. E ora non fermiamoci, se non per prendere un respiro, di tanto in tanto, e pensare a dove siamo e alla strada che abbiamo fatto per arrivarci. Forza Arezzo e viva noi, eterni bambini e irriducibili sognatori.












