lo stadio Bentegodi di Verona

Inaugurato nel 1963, è intitolato a un grande benefattore dello sport veronese. Nel 1990 ha ospitato i Mondiali e in vista della manifestazione vennero realizzati i lavori per il terzo anello e la copertura. Sul tetto, dal 2009, sono installati 12.456 pannelli fotovoltaici mentre l’illuminazione è curata dall’azienda aretina Aec. Nel 1985 all’interno fu festeggiato lo storico scudetto dei gialloblu allenati da Osvaldo Bagnoli

Il Bentegodi di Verona non è tra gli impianti più moderni, ma proprio per questo conserva un fascino particolare: oltre sessant’anni di storia, grandi partite, Mondiali e generazioni di tifosi passate da quei gradoni. Con un cenno obbligatorio alle Brigate Gialloblu, uno dei gruppi più importanti del movimento ultras italiano.

Lo stadio venne inaugurato il 15 dicembre 1963, con una partita di serie B tra Verona e Venezia. Fin dall’inizio ebbe dimensioni importanti: la costruzione costò circa un miliardo di lire e per questo venne soprannominato “lo stadio del miliardo”, mentre la sua capienza gli valse anche il nome di “stadio dei quarantamila”. In realtà, negli anni, di spettatori ne entravano ancora di più. Il record ufficiale è di 47.896 persone, presenti il 23 gennaio 1983 per Verona-Roma. Oggi, dopo diversi interventi, i posti disponibili sono poco più di 31 mila.

L’impianto è intitolato a Marcantonio Bentegodi, un personaggio fondamentale per lo sviluppo dello sport veronese nell’Ottocento. Fu un grande benefattore e lasciò una parte consistente dei propri beni proprio per sostenere l’attività sportiva della città. Un’eredità che, ancora oggi, continua a essere ricordata ogni volta che si pronuncia il nome dello stadio.

Il Bentegodi cambiò volto soprattutto alla fine degli anni Ottanta. In vista dei Mondiali di Italia ’90 vennero realizzati il terzo anello, la copertura e numerosi interventi di adeguamento. Verona fu una delle città sede della manifestazione e lo stadio ospitò quattro incontri: tre partite del Belgio nella fase a gironi e l’ottavo di finale tra Spagna e Jugoslavia.

C’è poi una particolarità che probabilmente non sfugge a chi arriva allo stadio dall’esterno. Sul tetto del Bentegodi, dal 2009, sono installati 12.456 pannelli fotovoltaici, distribuiti su una superficie di circa 9.650 metri quadrati. All’epoca della realizzazione era il più grande impianto fotovoltaico italiano montato su una struttura sportiva. L’illuminazione è curata dall’azienda aretina Aec.

E il Bentegodi non ha vissuto soltanto di calcio. Nel corso della sua storia ha ospitato anche atletica, rugby e grandi concerti. La presenza della pista a otto corsie racconta proprio l’origine polivalente dell’impianto. È uno stadio figlio di un’altra epoca, ma ancora perfettamente riconoscibile. Un luogo nel quale la storia del calcio italiano si è incrociata con quella della città e che, dopo più di sessant’anni, continua a essere uno dei simboli sportivi di Verona: indimenticabile, nel 1985, la conquista dello storico scudetto da parte dei gialloblu guidati da Osvaldo Bagnoli.