Kevin Leone, classe 2005

L’infortunio di Olivieri, aggiunto a quello di Tavernelli, priva l’Arezzo di entrambi i giocatori da impiegare sul lato sinistro del tridente. Servono altre soluzioni e l’ex Sassuolo, classe 2005, ha lanciato segnali incoraggianti contro Sudtirol e Lazio: il suo percorso del resto parla chiaro. In più c’è Mancuso, la cui candidatura si fa sempre più solida. Bucchi deve fare di necessità virtù per proteggere meglio la porta e attaccare con maggiore efficacia

Saper fare di necessità virtù è una delle risorse più redditizie, anche nel calcio. E per Cristian Bucchi è arrivato il momento di attingere a piene mani dal sacco dell’inventiva, perché gli infortuni e i segnali del campo lo stanno costringendo a ripensare strategie, interpreti e sistema di gioco. L’ultimo contrattempo è legato al malanno muscolare di Olivieri, arrivato da Cesena l’ultimo giorno di mercato in condizioni atletiche non ottimali. Senza ritmo gara per non aver mai disputato nemmeno un’amichevole in estate, aveva bisogno di minuti da mettere nelle gambe: invece rischia uno stop di 15/20 giorni e addio tabelle. Con Tavernelli out causa pubalgia e stante il 433 come modulo base, l’Arezzo si ritrova senza i due giocatori da impiegare sul lato sinistro del tridente. Dunque serve una scintilla diversa, un cambio di programma, una rivisitazione dello status quo.

La duttilità di Leone

Se 433 dev’essere, ci sono indizi incoraggianti arrivati da un 2005 che ha debuttato nell’ultima gara di campionato contro il Sudtirol. Trattasi di Kevin Leone, frizzante nello scampolo dell’esordio in amaranto e tra i più convincenti nell’amichevole di Formello contro la Lazio, dove ha giocato proprio da esterno offensivo, interpretando il ruolo a modo suo, un po’ centrocampista e un po’ freccia appuntita, con buon piede e apprezzabile dinamismo. In prestito dal Sassuolo, con cui nel 2024 ha vinto lo scudetto Primavera, Leone è un ex trequartista diventato mezz’ala. È un giocatore che ama abbassarsi per ricevere palla, dialogare con i compagni e poi attaccare lo spazio. C’è un’interessante analisi su di lui riportata sulla piattaforma Hudl, risalente al giugno 2025, in cui si legge di una notevole intelligenza posizionale, che gli consente di arretrare per impostare il gioco e perdere raramente il possesso palla. Considerato maturo per la sua età già prima del trasferimento alla Casertana in Lega Pro (32 presenze, 12 da titolare, 2 gol), ha la sua caratteristica più riconoscibile nello strappo per condurre palla, saltare una linea di pressione e portarsi in avanti. Leone non è Tavernelli e potrebbe piuttosto partire dall’esterno per poi venire dentro al campo, trasformando a seconda dei momenti il 433 in 442.

Leonardo Mancuso, 34 anni, un gol in campionato

Le caratteristiche di Mancuso

Nel 433 può giocare anche Leonardo Mancuso, che in occasione della sua conferenza stampa di presentazione aveva risposto in maniera molto netta quando gli era stato chiesto quale fosse il suo ruolo preferito in avanti: “Io sono un attaccante, tutto il resto è secondario”. Una frase che racconta bene il giocatore e che, riletta oggi, può assumere un significato particolare. Mancuso è diverso da Cerri e Cianci. Non ha la loro stazza, non offre lo stesso riferimento fisico e non può essere utilizzato allo stesso modo con le spalle alla porta. Ma ha altre caratteristiche: maggiore senso del gol, capacità di attaccare la profondità, letture degli spazi. Con lui davanti, dunque, dovrebbe cambiare il modo di costruire la manovra per recapitargli la palla. E qui torna in qualche modo anche Leone: una mezzala capace di offendere, un centravanti più manovriero, un regista adattato ma tecnico e capace di trovare corridoi tra le linee come Chierico, potrebbero creare un Arezzo differente da quello visto nelle prime giornate, senza necessariamente stravolgere i principi su cui ha lavorato Bucchi in questi mesi.

Opzione 442

L’altra strada, lo abbiamo già scritto giorni fa, porta a un sistema che Bucchi ha già utilizzato nella sua carriera e che la rosa amaranto permette comunque di prendere in considerazione: il 442. Anche in questo caso Mancuso può diventare un interprete fondamentale. Al suo fianco potrebbe esserci un attaccante più fisico come Cerri o Cianci, costruendo una coppia nella quale i compiti sarebbero naturalmente differenti. Ma il 442 non va considerato solo una scelta dettata dall’emergenza, anche perché ci sono elementi poliedrici come Sala o Ionita, in grado di trasformare il vestito tattico a seconda delle situazioni. Tutto molto teorico, almeno per adesso. Tutta roba più semplice a dirsi che a farsi, visto che il calcio vive di mille sfumature. Ma non è detto che l’emergenza debba diventare un limite. Può anche trasformarsi in opportunità per scoprire soluzioni che, fino a qualche settimana addietro, parevano astratte. La storia del calcio è piena di giocatori lanciati quasi per caso o chiavi tattiche scoperte per banali contingenze. Poi, quando rientreranno Iaccarino, Renzi e Tavernelli (e Olivieri), si vedrà. Adesso, per proteggere di più la porta e attaccare con maggiore efficacia, serve qualche mossa spariglia carte che Bucchi ha sempre avuto nel cv.